Archive for ottobre 2007

31 ottobre 2007

Neri Pozza lanciatissima

"Ormai da editori e agenti stranieri siamo considerati un ‘brand’, una ‘marca’ che fa tendenza." Ma come sarà riuscita la casa vicentina, di grande tradizione però di medie proporzioni, a cavarsela tra le aste a sei zeri, dove i colleghi italiani più forti hanno dominato, specie quest’anno, nella corsa "all’acchiappo"? "Optando soprattutto, e non solo dal 2007, per la strada della preasta, il così detto pre-empt: un titolo viene offerto, o prendere o lasciare, ma a prezzi contenuti". Ottimi gli acquisti.
"La visibilità è quel che manca alla piccola editoria che, per sopravvivere, non può restare piccola."
 
Giuseppe Russo intervistato da Mirella Appiotti, Tuttolibri del 20 ottobre 2007

30 ottobre 2007
In libreria, si sa, c’è di tutto

Oggi è entrato uno e ha chiesto: "Ce l’avete il libro che parla di quel magistrato, come si chiama… Doghe rotte?".

A quel punto l’ho guardato negli occhi, ho sorriso e gli ho detto dopo un po’: vai via…

30 ottobre 2007

A tavola , tra potacci e capre

Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: «Non fate malagrazie!»
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: «Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci!»
Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire.

Natalia Ginzburg, Lessico famigliare


A casa parlavamo solo se c’era un motivo, soprattutto a tavola, ma sembrava che i miei cugini si limitassero a parlare, parlare e parlare.
"Mami, biko, dammi il collo", disse Amaka.
"Non mi avevi già convinto a cederti il collo l’ultima volta, gbo?", chiese zia Ifeoma e poi prese il collo del pollo dal suo piatto e si allungò per metterlo in quello di Amaka.
"Quand’è l’ultima volta che abbiamo mangiato pollo?", chiese Obiora.
"Smettila di masticare come un capra, Obiora!", disse zia Ifeoma.
"Le capre masticano in modo diverso quando ruminano e quando mangiano, mamma. A cosa ti riferisci?".
Alzai gli occhi per guardare Obiora che masticava.
"Kambili, non ti piace?", chiese zia Ifeoma facendomi sobbalzare.

Chimamanda Ngozi Adichie, L’ibisco viola

29 ottobre 2007

I barbari

mai come questa settimana le due trasmissioni di interviste del weekend televisivo – che nonostante le differenti premesse finiscono spesso per assomigliarsi – hanno preso direzioni decisamente opposte. se da una parte, infatti, fabio fazio ha aperto il suo confessionale all’amica nicoletta mantovani, che gonfia di pianto trattenuto ha voluto difendersi dall’accusa di aver circuito il "maestro" pavarotti (e per una volta su "che tempo che fa" si è concentrata l’attenzione della stampa, un po’ come se fosse un fumoir adiacente al salotto buono di bruno vespa), dall’altra la barbarica daria bignardi si è dovuta arrendere, annichilita, al vulcanico flusso di coscienza, alle pause contemplative, all’autismo compulsivo – e così poco televisivo – di julian schnabel, che ha parlato e non ha parlato della sua pittura, dei suoi film, del suo stile di vita. e che ci ha finalmente svelato che la sua abitudine di indossare il pigiama nelle occasioni pubbliche è semplicemente un modo per far stare più comode le palle. peccato che la barbarica daria e la sua redazione non si siano preoccupati di andare a studiarsi con cura l’eclettico curriculum del nostro, mostrando di non conoscere, neanche per sentito dire, il film che schnabel ha tratto da "antes que anochezca" di reinaldo arenas, scrittore ed esule politico cubano che nel suo libro denunciò i soprusi, gli interrogatori, il carcere subiti in patria a causa delle critiche al regime di fidel castro e della sua omosessualità. un’occasione persa, una delle poche sensate, per affondare barbaricamente il coltello su una delle più scandalose e perduranti ipocrisie della sinistra occidentale. e per ricordare un autore, un libro, un film – bellissimo quanto introvabile, con uno straordinario javier bardem e le indimenticabili incursioni di johnny depp e sean penn – che meriterebbero più attenzione. qualche dato, per i miei venticinque lettori: di reinaldo arenas sono in commercio "prima che sia notte" (guanda), "arturo, la stella più brillante" (cargo) e "adiós a mamá" (socrates). nel 1971 rizzoli tradusse "il mondo allucinante". il resto in italia non è mai stato pubblicato.

29 ottobre 2007

È in arrivo Corpus Christine

È stata Max Monnehay, nom de plume maschile dietro cui si nasconde una venticinquenne dal viso angelico e conturbante, ad attirare su di sé tutta l’attenzione della rentrée litteraire francese dello scorso anno. Merito di un romanzo d’esordio, Corpus Christine [in uscita il 9 novembre per la Castelvecchi editore], che le è valso il Prix du Premier Roman 2006. E di una scrittura immersa in un’atmosfera surreale, che è un torbido incrocio fra Stephen King e Amelie Nothomb. Metafora della parabola di una coppia scoppiata e della crudeltà di un amore ormai finito, il libro si presenta sotto forma di un lungo monologo grottesco del narratore, un uomo ridotto a larva che si trascina nel suo appartamento alla ricerca disperata di cibo, mentre la moglie continua a ingrassare impunemente arrivando a pesare 120 chili.
Come mai scrive sotto uno pseudonimo maschile?
Per divertirmi, ma anche per avere maggiore libertà. Ho scelto Max in onore di Henry Miller e del suo Max e i fagociti bianchi. Monnehay è il mio vero cognome.
Da dove è nata l’idea del libro?
Da un’immagine: un uomo sdraiato per terra perché non riesce a stare in piedi. In realtà volevo affrontare il tema della dominazione. In un rapporto fra due persone c’è sempre chi domina e chi è dominato, ma i ruoli possono di colpo invertirsi. Volevo uscire dal cliché dell’uomo dominatore violento e sadico.
A partire dal titolo, tutto il romanzo è percorso da un’ossessione per il corpo.
Volevo che le emozioni e le trasformazioni interiori dei miei personaggi avessero delle ripercussioni nei cambiamenti fisici. È più facile rendere l’impalpabile attraverso il palpabile. E credo che il corpo e lo spirito abbiano fra loro un legame permanente. Che le cicatrici dei corpi raccontino la storia dell’anima. […]
Il protagonista maschile nel romanzo è vittima di una "caduta" fisica e morale.
La caduta da un tetto del protagonista coincide con la scoperta della falsità del suo amore coniugale. Marito e moglie vivono insieme da anni ma non hanno alcun vero contatto, la comunicazione fra loro è scomparsa. È il problema principale delle coppie di oggi. […]

Benedetta Marietti, "Monologo di fame e d’amore", D della Repubblica, 27 ottobre 2007

29 ottobre 2007

Non riesco a scrivere se

Scena. Un albero. Non riesco a scrivere se non vedo un albero. E la luce. Non riesco a scrivere senza la luce naturale. E Leonard Cohen e Jimi Hendrix e Glenn Gould e Richard Yeats a farmi essere onesta, John Cheever a farmi rimanere surreale e Nabokov a farmi sgobbare ancora di più (e desiderare di essere più intelligente). Onestamente, i due luoghi in cui lavoro meglio non esistono nella mia vita di tutti i giorni. Ma al di fuori. Uno è Yaddo, la colonia di artisti di Saratoga Springs, NY, che ho scoperto nel 1989, prima dell’uscita del mio romanzo d’esordio. La stessa sublime atmosfera di Yaddo, con la stessa purezza, la ritrovo in quel vortice creativo e illuminante, simile a un fantastico buco nero, che è il Chateau Marmont di Los Angeles. Eloise aveva il Plaza, Nabokov il Montreaux Palace Hotel, Hemingway l’Harry’s Bar e io ho il Marmont, con la sua patina stantia di presa di prestigio e psicosi. È come essere a casa lontano da casa, ma ancora meglio perché c’è il servizio in camera, la cameriera che ti rassetta la stanza, una bellissima piscina ma anche lo smog sovversivo di questa strana città e una lobby piena di attricette. La mia camera preferita dispone di un pianoforte a coda e di una terrazza che permette di origliare quel che si raccontano gli ospiti a cena in giardino. Vedere senza essere visti e soprattutto scrivere giorno e notte. Uno dei rari luoghi di questa città finta e pretenziosa dove posso essere me stessa.

A.M. Homes, in D della Repubblica, 27 ottobre 2007

29 ottobre 2007

Sirene

We skipped the light fandango
turned cartwheels ’cross the floor
I was feeling kinda seasick
but the crowd called out for more
The room was humming harder
as the ceiling flew away
When we called out for another drink
the waiter brought a tray

And so it was that later
as the miller told his tale
that her face, at first just ghostly,
turned a whiter shade of pale

She said, “There is no reason
and the truth is plain to see.”
But I wandered through my playing cards
and would not let her be
one of sixteen vestal virgins
who were leaving for the coast
and although my eyes were open
they might have just as well’ve been closed

She said, “I’m home on shore leave,”
though in truth we were at sea
so I took her by the looking glass
and forced her to agree
saying, “You must be the mermaid
who took Neptune for a ride.”
But she smiled at me so sadly
that my anger straightway died

If music be the food of love
then laughter is its queen
and likewise if behind is in front
then dirt in truth is clean
My mouth by then like cardboard
seemed to slip straight through my head
So we crash-dived straightway quickly
and attacked the ocean bed

Procol Harum, A whiter shade of pale

28 ottobre 2007

Fastidio

Sono uscita dalla stanza davvero molto irritata
mentre due di loro si interrogavano sulla mia presenza
lo sguardo di un uomo mi fagocitava
quello squallido albergo di certo non era una bella esperienza.
Volevo essere altrove.
La signora spingeva il carrello pieno di belle cose
esibendo quella spesa strabordante
prima spinge poi sorpassa
lei voleva arrivare per prima alla cassa.
Io volevo essere altrove.

Cristina Donà, Volevo essere altrove

27 ottobre 2007

Sale il bellissimo L’eleganza del riccio ed entra il cinema di minimum fax

Narrativa italiana: 5(6) Mal di pietre di Agus, nottetempo;
Narrativa straniera: 4(6) L’eleganza del riccio di Barbery, edizioni e/o; 15(11) La mia vita con George di Summers, Newton&Compton;
Saggistica: 4(6) Il metodo antistronzi. Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è di Sutton, Elliot;
Tascabili: –;
Varia: 20 () Cinema. Festa internazionale di Roma 2007. Catalogo ufficiale, minimum fax.

26 ottobre 2007

Aghi sul nervo nudo

La mia età
aghi sul nervo nudo
la lama tagliente
dolore infernale
tempo uccide l’osso
arriva dal passato
odore d’eucalipto
la passione di mordere
la carne della pesca
la mia età si veste
di vibrante emozione
e di nuovo bambina
sono luce e perdono.

Gladys Basagoitia Dazza, La mia età