La precisione delle parole, storia di un apprendistato editoriale

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Non ero diverso dai tanti miei compagni di studio: ma con Italo era una continua «rissa cristiana», per dirla poeticamente: «Io sono qui pronto a capire: ma “struggente” che razza di aggettivo è? Cosa vuole  significare?».
«Dimmi, per cortesia, a cosa serve un’espressione come “in un trascolorare di tonalità”. Quante copie in più vendiamo con il tuo “trascolorare”?» «Non te l’hanno ancora spiegato che gli avverbi in -ente — guarda qui in due righe: “sottilmente” e “malinconicamente” — sono scostanti, anche perché faticosi da leggere?».

Guido Davico Bonino, Alfabeto Einaudi, Garzanti

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2 Risposte to “La precisione delle parole, storia di un apprendistato editoriale”

  1. mirkosabatino Says:

    bellissimo.

  2. fmnassisi Says:

    Sono convinto che scrivere prosa non dovrebbe essere diverso dallo scrivere poesia; in entrambi i casi è ricerca d’un’espressione necessaria, unica, densa, concisa, memorabile.

    (Lezioni Americane)

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