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La casa di Palazzeschi

L’autore [Aldo Palazzeschi] non chiede o pretende privilegi di sorta, non ha bisogno di compensi o di anticipi, né desidera inserzioni pubblicitarie o ristampe, non sollecita pressioni sui critici o i giurati dei premi, anzi offre quel poco o quel tanto che personalmente può dare in occasione dello Strega e di altri concorsi meno noti: quel che conta per lui è aver trovato una “casa”, anzi la casa nella quale i suoi libri sono accolti con amorosa e vigile attenzione, non uno per uno, ma tutti indiscriminatamente, e poi pubblicati nei lussuosi e spessi volumi dei «Classici contemporanei» – che anticiparono i «Meridiani» di oggi – o nei più dimessi tascabili d’allora, come nelle più note collane di novità: «Lo specchio» per la poesia, o i «Narratori Italiani». È Alberto, naturalmente, che seduce intellettualmente Palazzeschi, manifestando una sincera ammirazione letteraria, una più segreta complicità tra poeti che conoscono e intendono il mistero dell’arte profondamente appagante. Ma è Arnoldo che insegue il “suo” autore, lo corteggia e lo ammalia, che ha per lui premure paterne e fraterne, anticipandone desideri e speranze, solleticandone inespresse verità e confortando le sue insicurezze. […]

Cesare De Michelis, “Così conquistò Aldo”, Domenica del Sole 24 Ore, 11 novembre 2007

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