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Questo è Pironti
 
Silvia Kramar, corrispondente da New York per Il Giornale di Indro Montanelli, viveva negli Stati Uniti da più di dieci anni. L’avevo conosciuta durante uno dei suoi rientri in Italia e da allora, tutte le volte che tornava in America, mi chiamava quando c’erano novità letterarie interessanti.
«Sono appena usciti due buoni libri e varrebbe la pena che tu considerassi la possibilità di acquistarne i diritti per l’Italia», mi disse durante una di quelle telefonate che arrivavano nelle ore più impensate.
«Spiegami di che cosa si tratta», le chiesi.
«Uno dei due è una storia di dolore. L’altro è scritto da un giovanissimo californiano sconosciuto fino a poco tempo fa. Si intitola Less than zero e qui se ne parla molto. Bret Easton Ellis, questo è il nome dell’autore, ha diciotto anni ma è già una star nelle librerie. Nel romanzo parla della gioventù dorata americana che si droga, delle famiglie dove non c’è più amore, né dialogo o confidenza, solo soldi, e i giovani sono abbandonati a sé stessi. In breve, sesso, droga e alienazione».
«Puoi mandarmi una nota per ognuno?», dissi.
Pochi giorni dopo mi arrivarono due esaurienti schede informative. Uno dei due libri parlava della morte di una madre. Una storia davvero straziante, come Silvia mi aveva anticipato al telefono. L’altra riportava più dettagliatamente quello che già sapevo. Di entrambi la stampa parlava benissimo e entrambi, in poco tempo, avevano venduto moltissime copie.
A rappresentare in Italia le case editrici dei due romanzi era Denis Linder, succeduto al padre Eric nella grande agenzia letteraria milanese da lui fondata. Eric Linder era stato una vera autorità nel suo campo. Il figlio ne aveva ereditato il prestigio e molte qualità professionali. Seppure con un certo scetticismo, scrissi a Denis Linder per ottenere i diritti dei due libri americani. Non mi aspettavo una risposta perché pensavo che molto probabilmente neppure conoscesse il mio nome. E invece Linder rispose. Mi disse che ai due libri erano interessati altri editori e che ci sarebbe stata un’asta telefonica.
Un’asta telefonica non l’avevo mai fatta e non avevo idea di come andassero le cose.
Linder mi chiamò all’ora e nel giorno stabilito.
«È pronto?», mi chiese.
Alla mia risposta affermativa disse:
«Bene. Possiamo aprire l’asta. Sono collegato con altri editori e ognuno di voi farà la sua offerta. Lei quanto offre per il libro di Ellis?».
Il gioco era cominciato.
«Cinque milioni».
«E per l’altro libro?».
Dissi l’identica cifra.
«Va bene», disse Linder. «Aspetti che ora sento le altre offerte. La richiamo fra cinque minuti».
Puntuale, il telefono squillò dopo cinque minuti.
«Pironti», disse Linder, «ho avuto offerte di otto milioni per un libro e altrettanti per l’altro».
Rilanciai subito.
«Offro dieci milioni».
«Il primo rilancio», mi spiegò Linder, «deve essere del cinquanta per cento in più rispetto all’ultima offerta, come minimo».
«Allora dico quindici e quindici», risposi immediatamente.
«Sento gli altri e la richiamo».
«L’ultima offerta che ho avuto è di venticinque milioni per ognuno dei libri», mi comunicò nella successiva telefonata.
Il gioco si stava facendo pesante.
«Continuo solo per il libro di Ellis», dissi.
Mi rispose che era possibile fare offerte singole. Mi avrebbe richiamato ancora dopo cinque minuti.
La mia agitazione aumentava a mano a mano che squillava il telefono. "Dove potrò arrivare?", mi chiedevo. Non ne avevo idea, ma era ottobre e in libreria la vendita dei testi scolastici mi dava una certa sicurezza. Probabilmente avrei avuto la possibilità di fare un’altra offerta prima di ritirarmi.
La telefonata arrivò puntuale.
«C’è un’offerta di trentacinque milioni per il libro di Ellis».
«Quaranta milioni», dissi.
Avvertii la sorpresa di Linder all’altro capo del filo.
«Ha lasciato l’altro libro. Lasci anche questo. Si sta intestardendo», mi consigliò.
«Chi sono gli altri editori?», chiesi.
«Questo non glielo posso dire», rispose. «Ma le posso dire che sono editori importanti».
«Ha ragione», dissi. «È una gara insostenibile. Devo proprio lasciare?».
«Forse un’opportunità ce l’avrebbe. Per le offerte oltre i cinquanta milioni, gli altri devono riunire il consiglio di amministrazione, non possono decidere su due piedi. Lei può farlo subito, se crede».
Era quella la strada per spuntarla.
«Cinquantuno milioni» dissi, e cominciai a sudare freddo.
Era davvero una grossa cifra quella che avevo offerto.
«La richiamo fra cinque minuti», disse Linder.
In quella che mi sembrò un’attesa interminabile, pensai ai risvolti disastrosi che avrebbe potuto avere quella mia caparbietà.
«Il libro di Ellis è suo».
Quella frase di Linder mi riscosse dalle fantasticherie in cui mi ero perso.
«Il suo più accanito concorrente ha deciso di continuare solo per l’altro libro».
«E chi è l’altro concorrente? Ora che è tutto finito, spero possa dirmelo», dissi.
«Non potrei neppure adesso ma faccio uno strappo alle regole».
«E allora?», chiesi. Ero troppo curioso.
«A voler maggiormente il libro di Ellis era Mondadori».
Incredibile. Avevo gareggiato con il più grande editore italiano. Ora, però, dovevo pagare all’agenzia letteraria i cinquantuno milioni e avevo pochi giorni per farlo. Non potevo più tornare indietro, dovevo solo affrettarmi a pagare Linder e a fare tradurre il libro.
Mi ero lasciato prendere la mano e, come alla roulette, avevo puntato tutto su quel giovane scrittore. "Se in America ha venduto centinaia di migliaia di copie, in Italia riuscirò a venderne almeno quindicimila per rifarmi dei costi?", mi chiedevo. Neppure i conti che avevo fatto, tra una telefonata e l’altra, riuscivano a rassicurarmi.
Per giorni quel pensiero non mi diede pace, poi un pomeriggio in libreria un impiegato svagato disse:
«C’è una certa Pivano al telefono che vuole parlarti».
«Pronto», dissi.
«Sono Fernanda Pivano».
«Signora Pivano», dissi emozionatissimo «Che piacere sentirla!».
«È lei che ha comprato i diritti di Ellis, vero?».
«Sì».
«Ma come ha fatto? È incredibile».
«Mi è stato segnalato dall’America, da una mia amica che vive lì, Silvia Kramar».
«Lo sa che è un grande libro? Doveva prenderlo Mondadori, lo sa?».
«L’ho saputo», dissi pieno di orgoglio.
«Ma come ha fatto?», lei insisté.
«Ho partecipato a un’asta telefonica e alla fine ho saputo contro chi avevo gareggiato. Acquistare quei diritti, per un piccolo editore come me, è stata una scommessa. La sua telefonata mi incoraggia. Comincio ad avere meno paura di quello che ho fatto».
«Ma lo sa che Ellis ha scritto questo libro a diciassette anni ed è la grande promessa della letteratura americana? Lei ha avuto coraggio e audacia. Le scriverò un saggio su Ellis e glielo manderò, senza compenso. Lei mi ha davvero stupita».
Arrivarono cinquanta cartelle dattiloscritte, un saggio sulla letteratura americana contemporanea. Con quelle bellissime pagine il libro di Ellis era completo. Mi restava solo da scegliere un ottimo traduttore. Non potevo rovinare tutto con una cattiva traduzione. Pensai di rivolgermi a Francesco Durante, stimato giornalista oltre che esperto di letteratura americana. Lo conoscevo da alcuni anni ed ero sicuro che avrebbe fatto un lavoro perfetto. Francesco aveva simpatia per me. Qualche tempo prima, mi aveva regalato una copia di Seminario sulla gioventù, di Aldo Busi, dicendomi: «Leggilo. Questo è uno dei migliori libri degli anni Ottanta».
Andai in via Chiatamone, alla redazione del Mattino, dove lui lavorava come redattore capo alla cultura. Avevo con me il romanzo di Ellis e il saggio di Fernanda Pivano. Francesco mi accolse come sempre con quel suo affascinante sorriso e accettò di tradurre Ellis. Poi mi disse:
«Perché non provi a comprare anche i diritti di un altro americano, Raymond Carver? È un grande della letteratura americana ma in Italia è poco conosciuto».
«Ci proverò», risposi. «Non mi dispiacerebbe affatto iniziare una collana di scrittori americani».
Ritornai in libreria e telefonai a Fernanda Pivano per chiederle di Carver.
«Sai Tullio, proprio la settimana scorsa sono stati miei ospiti lui e la sua compagna Tess Gallagher. Dovresti vedere come sono carini. Appena si parla di letteratura, cominciano a litigare. Lei dice che per ogni libro che ha scritto Carver, è stata sua l’idea. È per questo che litigano in continuazione ma sono due persone eccezionali. Anche Tess è una brava scrittrice. Ti consiglio di provare a comprare i diritti anche di qualche suo romanzo. Contatta l’Agenzia Letteraria Linder».
Come mi avevano suggerito Francesco Durante e Fernanda Pivano comprai i diritti di Ultramarine e Fires di Raymond Carver e L’amante dei cavalli di Tess Gallagher.
 
Tullio Pironti, Libri e cazzotti, Pironti editore
 
Il libro è bellissimo e naturalmente difficile da trovare.

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