Archive for gennaio 2009

31 gennaio 2009

Play to Love il nuovo progetto degli amici di Toilet: torna la grande idea di Eno

Ecco il comunicato:

Il progetto musicale Play to Love è in edicola, allegato ad un Max particolarmente "maneggevole".
Speriamo che questa novità possa darvi bei momenti, permettervi di regalare qualcosa di diverso per San Valentino, diverso dalle solite compilation d’amore stracciamutande.
Nella home di: www.playtolove.it troverete anche le indicazioni per partecipare ad una chat speciale, potrete raccontarci come vi siete vissuti la nostra musica o rimproverarci se qualcosa è andato storto.
Grazie di averci seguiti fin qui, restate sintonizzati e buon sesso.

29 gennaio 2009

L’evoluzione dei costumi sessuali secondo Ourednik

Negli anni Cinquanta i protagonisti dei film si accoppiavano soprattutto nei campi di grano perché i campi di grano sapevano di giovinezza e della vita nuova che attendeva i giovani eroi e il vento spettinava le spighe e il sole tramontava lentamente e il seno delle donne si gonfiava. Negli anni Sessanta i protagonisti dei film si accoppiavano soprattutto sulla battigia in riva all’oceano perché era romantico e la sabbia si attaccava alla pelle e gli si vedeva il sedere e sul mare una nebbiolina risplendeva alla luce del tramonto. Negli anni Sessanta comparvero anche i primi film pornografici in cui ci si accoppiava per quasi tutto il tempo in luoghi diversi. […] Anche nei film d’autore ci si accoppiava sempre di più ma i critici dicevano che era diverso perché non si trattava dell’atto sessuale in quanto tale ma della sua rappresentazione il che permetteva di esprimere un approccio entomologico all’amore umano che a sua volta contribuiva a riflettere meglio sul ruolo dell’atto sessuale non soltanto nel suo contesto antropologico culturale o politico ma anche in quello della vita umana in generale. Negli anni Settanta i protagonisti si accoppiavano soprattutto nelle automobili perché era originale e la vita diventava più rapida e i giovani spettatori che ancora non possedevano un’automobile potevano immaginare cosa prometteva loro la vita. E sempre più spesso gli uomini si ritrovavano sotto e le donne sopra perché nel frattempo si erano emancipate. E negli anni Ottanta comparve anche il sesso al telefono e gli uomini chiamavano diversi numeri e all’altro capo c’erano donne che dicevano "sento che mi sto bagnando tutta" o "sbattimelo dentro" o "me lo fai assaggiare?" ecc.

Patrik Ourednik, Europeana. Breve storia del XX secolo, :duepunti edizioni, 2005

28 gennaio 2009

Basta poco e Cordelli dà il miglior saluto a Updike

Si può vedere John Updike in due modi. Egli è uno scrittore fluido, lascia scorrere le sue storie, le sue storie sono sempre uguali, ovvero si assomigliano, sempre gli stessi personaggi, sempre gli stessi problemi. Tutto all’opposto, egli è uno scrittore arroccato, un uomo che controlla il territorio, un tipo che si è scelto un campo, lo lavora e dissoda fino all’estenuazione, allo sfinimento. Il primo è uno scrittore orizzontale, un fenomeno naturale, come un fiume. Il secondo è un fenomeno che nasce dalla mente, un fenomeno chimico, un uomo che si è preparato per scendere in profondità, una specie di speleologo, o palombaro. Quali sono i suoi temi i lettori lo sanno, sono chiari e definiti: la middle class, i suoi vizi, quanto il sesso sia tra essi dirimente. Forse in Updike, anche quando la faccenda non è esplicita, il sesso è tutto. Il sesso redime e condanna. Apre le porte del paradiso in terra, sprofonda gli umani (gli umani della middle class americana, gli stessi delle storie di John Cheever), negli inferi da cui non si torna. In quanto al territorio, lo restringerei al massimo. Il territorio di Updike è la famiglia: perché se ne ha una o perché se ne è fuori. Come si vive fuori? Come si vive quando se ne è stati scacciati o la si è abbandonata? Updike ha scritto una quantità di romanzi. All’inizio era più cattivo, o impietoso. Con il passare del tempo si è addolcito, le sue storie sono andate eliminando le scosse troppo violente della vita, i colpi a tradimento. Non per nulla i suoi libri memorabili restano Corri, Coniglio e, naturalmente, Coppie: il primo perché vi ha creato il suo personaggio, quello che forse gli somiglia, o quello che temeva gli somigliasse; il secondo perché vi si legge l’apoteosi della sessualità come fenomeno regolato da leggi ferree: la sessualità è ciò che esplode, la sessualità in America, complessa come è, è ciò che fa esplodere l’America. Le streghe di Eastwick, l’altro suo grande romanzo, non è la forma che meglio registra quell’esplosione?

Franco Cordelli, "I vizi di una periferia bianca perduta negli inferi del sesso", Corriere della Sera, 28 gennaio 2009

28 gennaio 2009

Poiché ci sono nell’occhio occhi che l’occhio ignora, abbiamo bisogno di questa poesia dello sguardo.
Come la luce che passa al di sotto di una porta apparentemente chiusa.
Ma ciò che stupisce è il fatto che egli possa fare tutto questo con un apparecchio fotografico, una “camera”.
È anche vero che si passa attraverso una camera oscura… Henri Cartier-Bresson è un “mitoscopio” della vita quotidiana.

Sebastian Matta
da Cartier-Bresson, immagini e parole, Contrasto

*

Post27_Cartier-BressonHenri Cartier-Bresson, André Pieyre de Mandiargues, Italia 1933

27 gennaio 2009

Graziani a Berlino

A Berlino non ho visto librerie particolari o belle. Anzi a dir la verità ne ho viste poche. Ma evidentemente ero io che non le volevo vedere.
Ho visto invece tanta gente che leggeva. Un po’ ovunque. Forse perché un po’ ovunque c’è un letterario silenzio. E c’è, senza nessun intoppo, un’ incantevole solitudine letteraria.
Ascoltare e vedere questo silenzio è stata la seconda cosa meravigliosa di questa città.
L’altra me la tengo per me…

26 gennaio 2009

Scrittura trasparente
 
È difficile essere semplici. La lingua dei miei racconti è quella di cui la gente fa comunemente uso, ma al tempo stesso è una prosa che va sottoposta a un duro lavoro prima che risulti trasparente, cristallina. Questa non è una contraddizione in termini. Arrivo a sottoporre un racconto persino a quindici revisioni. A ogni revisione il racconto cambia. Ma non c’è nulla di automatico; si tratta piuttosto di un processo. Scrivere è un processo di rivelazione.
 
Raymond Carver

25 gennaio 2009

La perdita

La tua scrittura era anche la tua paura,
il terrore a volte, che tutti
i tuoi regali di nozze, i tuoi sogni, tuo marito
ti sarebbero stati portati via
dai folletti del terrore. La macchina da scrivere,
ti avrebbero portato via. La macchina da cucire. I figli.
Tutto ti avrebbero portato via.
Questa paura aveva il colore della tua scrivania,
ne conoscevi quasi i tratti.
Quella grana era come una pelle, potevi accarezzarla.
Ne sentivi il gusto nel tuo caffè con latte.
Faceva un rumore come quello della tua macchina da scrivere.
Si nascondeva nei tuoi stessi amuleti —
La tua sirena di terracotta sul camino.
La pentola di rame per la fonduta. La biancheria di casa.
Le tue tende.
Tu li fissavi. Sapevi che era lì.
Si nascondeva nella tua penna Schaeffer —
Era il suo posto preferito, quello. Ogni volta che scrivevi
ti fermavi, a metà parola,
per guardarla più da vicino, nera, grassa,
tra le tue dita —
il terrore montante che da un momento all’altro
sarebbe straripato e ti avrebbe portato via
tuo marito, i figli, il corpo, la vita.
Tu lo vedevi, lì, nella tua penna.
Qualcuno si è portato via anche quella.

Ted Hughes, Apprensioni

24 gennaio 2009

La classifica non si sblocca

Narrativa italiana: 10(10) Perdas de fogu di Carlotto e Mama Sabot, edizioni e/o; 18(21) L’amore mi perseguita di Bosco, Newton Compton;
Narrativa straniera: 2(2) Eclipse di Meyer, Fazi; 3(1) New moon di Meyer, Fazi; 4(3) Breaking dawn di Meyer, Fazi; 6(4) Twilight di Meyer, Fazi; 9(5) L’eleganza del riccio di Barbery, edizioni e/o; 14(13) Estasi culinarie di Barbery, edizioni e/o;
Saggistica: 20(23) Il libro che la tua chiesa non ti farebbe mai leggere di Leedom e Murdy, Newton Compton;
Tascabili: –;
Varia: 12(13) Twilight. Il backstage del film di Cotta Vaz, Fazi; 14(22) Centouno cose da fare a Milano almeno una volta nella vita di Beltramini, Newton Compton.

22 gennaio 2009

Funerale festoso

Tutta La grande abbuffata fu girata con questa sensazione di fare una festa, o un funerale festoso. Se ti veniva un’idea la dicevi, ti lasciava fare. Il mio personaggio era ossessionato dal sesso, ma anche impotente. L’amore lo voleva fare solo nella Bugatti, e per eccitarsi andava odorando le mutande… Ecco, tutte cose che non ha suggerito lui. Io ricordo che lo facevo a 13-14 anni, forse non dovrei raccontarlo ma in fondo non è niente di grave. Vivevo presso degli zii che avevano tre figlie, stavamo tutti in un villino dei ferrovieri dove i panni si lavavano in terrazza, e io andavo a cercare fra i panni sporchi l’odore del sesso… Ecco, idee così. Ferreri diceva: "Benissimo, benissimo"; insomma lasciava fare.

Marcello Mastroianni intervistato da Fabio Ferzetti, in Marco Ferreri. Il cinema e i film, Marsilio Editori, 1995

21 gennaio 2009

Post26_Moon

 Sarah Moon, Susanne à Les Tuileries, 1974

*

Ho sempre saputo che avrei dovuto chiudere gli occhi prima di aprirli e che il mio occhio, dal momento che sceglieva, non era più mio, non aveva la sua età, vedeva per la prima volta, scopriva quello che io riconoscevo nella mia anima e incoscienza.
Così come ho sempre saputo che non sapevo cosa cercassi, che la caccia dominava sulla cattura, mi teneva in movimento, senza farmi smettere di posare un piede davanti all’altro; in uno strano passo rotatorio, mi sembra di aver girato più che avanzato e adesso che devo mostrare quello che ho fatto, faccio fatica a scegliere quello che mi riuscirà a definire… Definire… è la parola fine? Poco importa: fotografa di moda lo sono sempre e lo rimarrò, questo lo posso dire, ma oltre a ciò io fotografo, senza un fine, tutto e niente, quello che mi pare e che non si somiglia…
Passeggio e nel passeggiare ci sono i passi, i passi della danza. Anche qui si può ballare, il cerchio si chiude fintanto ci sarà tempo e fintanto che potrò, voglio ballare.
Qui tutte le danze sono permesse; voglio guardare, voglio fotografare…

Sarah Moon, introduzione a Sarah Moon, FotoNote, Contrasto