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Fragilità di steli

Dopo la foto che precede questo post è difficile scrivere. Sono contento che Sara l’abbia messa.
Ripartiamo dalla bellezza. Dalla bellezza in ogni cosa, dalla ricerca nelle palpitanti e misteriose regioni del nostro animo e nei silenzi degli altri. In una tavola imbandita o nella gioia di preparare il pasto della domenica. Non abbandonare, non tradire, abbandonare e tradire, quante svolte si insozza la complessità di un rapporto per la chimera di una stagione? Ho visto occhi e menti di persone infuocarsi per spiccioli rugginosi, per scollature che a malapena nascondevano la dignità, ho visto persone rinunciare a essere persone e diventare serpenti, con braccia che arraffano e ganasce che mietono nient’altro che ignoranza.
La bellezza sta lì accanto, è una margherita, un occhiolino, una pacca sulla spalla, o forse solo l’automatica intesa, la bellezza è silenziosa, è attesa, è non dire "questo è bello", perché altrimenti è tutto bello, la bellezza è segreta, pochi se ne intendono con carbonara segretezza; tutto il resto è inutile, o solo fragile.

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5 Risposte to “”

  1. anonimo Says:

    silenzio, appunto, su questo post…
    s.

  2. grassi Says:

    Certa bellezza è fatale.

  3. anonimo Says:

    mi piace, l’automatica intesa e la carbonara segretezza con cui pochi se ne intendono.
    questo, se non è chiamato direttamente “bellezza”, certamente la ricomprende.

    gaia

  4. saratrabalzi Says:

    Queste parole mi fanno tremare dentro, come solo la bellezza sa fare.

  5. anonimo Says:

    sapessi quante ne ho viste io di persone che smettono di essere tali per divenire serpenti, “con braccia che arraffano e ganasce che mietono nient’altro che ignoranza”. le ho viste soprattutto qui (anche in questo blog, sorry), soprattutto a roma, tra la “vostra” gente (sì, anche quella che mette a soqquadro gli alberi genealogici familiari per trovare qualche lontanissimo e, ahinoi, inutile, quarto di non-romanità).
    senza voler fare polemica, ma era proprio meglio il silenzio (quello che osserva chi è nato in una certa terra, chi l’ha vissuta e il gran sasso se lo porta sempre dentro).

    d.

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