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L’utilità degli scioperi

Oggi un ragazzo in libreria leggeva, seduto su una poltroncina nel reparto poesia, questa poesia alla sua ragazza. Sottovoce. Avranno avuto sì e no 16 anni. La prima cosa che mi è venuta in mente quando li ho visti sono state quelle mattine sotto al mio liceo quando c’era uno sciopero in vista. A quelle dinamiche sociali che si scatenavano in quei momenti. Entri? Non entri? Sei uno stronzo se entri. Non posso farlo. E tante altre. A quanti tipi umani vengono fuori in quelle mattinate. E uno dei ricordi più dolci che ho. E ho sempre pensato che chi ha frequentato le scuole private per la sola mancanza di quelle mattine è un piccolo zoppo sociale.
Rarissime volte si andava alla manifestazione, anche perché pochissime volte c’era una manifestazione. Spesso si faceva sciopero perché arrivavano voci incontrollabili di scioperi in Romania e bastava quello per scatenare il passaparola. Amavo gli scioperi fatti da una sparuta minoranza, anche perché erano totalmente inaspettati. Ma sto divagando…
Ebbene ‘sti due ragazzetti stamattina hanno fatto sciopero e sono venuti in libreria. Lo sciopero c’era, era di quelli lì senza discussione. Loro sono fidanzati da pochissimo, mi hanno poi raccontato.ed è per questo motivo che si sono voluti staccare dalla massa scolastica. E lui ha deciso di portarla al centro commerciale, moderna versione del parco di una volta. Pioveva, mi ha detto giustificandosi. Ma il tocco di classe poi lui l’ha avuto e io ne sono stato un testimone privilegiato. Lei si è avvicinata al reparto poesia perché voleva fargli vedere un libro di Hikmet. Lui lo ha sfogliato e niente. Poi lei si è allontanata e lui immediatamente ha preso un libro di Neruda cercando qualcosa. Lei è tornata, lui l’ha fatta sedere sulle ginocchia e ha cominciato a leggerle questa meraviglia (poesia che amo infinitamente)… Lui: un grande.

Bimba bruna e flessuosa, il sole che fa la frutta,
quello che riempie il grano, quello che piega le alghe,
ha fatto il tuo corpo allegro, i tuoi occhi luminosi
e la tua bocca che ha il sorriso dell’acqua.

Un sole nero e ansioso si attorciglia alle matasse
della tua nera chioma, quando allunghi le braccia.
Tu giochi con il sole come un ruscello
e lui ti lascia negli occhi due piccoli stagni scuri.

Bimba bruna e flessuosa, nulla mi avvicina a te.
Tutto da te mi allontana, come dal mezzogiorno …
Sei la delirante gioventù dell’ape,
l’ebbrezza dell’onda, la forza della spiga.

Eppure il mio corpo cupo ti cerca,
e amo il tuo corpo allegro, la tua voce disinvolta e sottile.
Farfalla bruna dolce e definitiva
come il campo di grano e il sole, il papavero e l’acqua.

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2 Risposte to “”

  1. anonimo Says:

    trasgredisco al mio sciopero del silenzio su questo blog, che dura ormai da un anno e mezzo, solo per ringraziare Vittorio della dolcezza di questo post.
    Ric

  2. anonimo Says:

    un anno e sette mesi in verità.

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