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Donkey & Son

Una nota per ravvivare un po’ lo spirito natalizio – finora piuttosto scarso, neve a parte: Jeanette Winterson ha pubblicato un libro di Natale per bambini, The Lion, The Unicorn and Me, in cui racconta la storia della sacra natività nella prospettiva dell’asinello. Splendida idea, che, mi suggeriscono in regia, si ispira al classico canto di Natale "The Friendly Beasts", detto anche "The Song of the Ass", e a sua volta basato sull’inno latino "Oriens Partibus", che nella Francia medievale era suonato nella fête de l’âne, la festa dell’asino. Per celebrare la fuga della Sacra Famiglia in Egitto, si conduceva un asino in chiesa sulle note di questo inno, che faceva parte del canzoniere carnevalesco delle feste dei folli. E in più tempi recenti è stato interpretato anche da Harry Belafonte, Johnny Cash e Sufjan Stevens. Discorso questo dell’asino che si accorda abbastanza bene con quanto detto negli ultimi tempi sulla presenza di animali (e ibridi uomo/animale) nella narrativa e nella saggistica (da Derrida in giù) degli ultimi tempi. Più modestamente, si legge su The Guardian, alla storia di Natale raccontata dall’asino ci aveva pensato però anche una mamma dell’Hertfordshire, Janet Duggan, che vent’anni fa aveva scritto The Christmas Story as Told by Assellus the Christmas Donkey. Dice Duggan: "the nativity story is a lovely story, but it is getting a bit lost these days. Children love the story and children love animals." Amen. E buone feste.

Da Almanacco Americano


2 Risposte to “”

  1. anonimo Says:

    considerazioni molto interessanti e suggestive (proprio poco fa m’imbattevo incuriosita in un romanzo d’amore adolescenziale e lupi mannari… riusciranno ad avere la meglio sui vampiri?!)

    donatella

  2. benambrosi Says:

    Grazie! Io sto dalla parte del lupo mannaro, ma è difficile fare previsioni.

    Qualche tempo fa ho sentito uno che lavora a Little, Brown raccontare che la copertina di Twilight all’inizio non piaceva a nessuno, e ne hanno provate decine prima di arrendersi a malincuore a quella della mela tra le mani, e poi si sa com’è andata a finire …

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