Archive for marzo 2010

31 marzo 2010

How many roads must a man walk down

riboud_marc_11_1975Marc Riboud, Protesta al Pentagono, 1967

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31 marzo 2010

Masters of the Universe

La raccolta di racconti del colonnello Gheddafi, Escape To Hell, è una boiata pazzesca, titola il Guardian. Capirai che notizia. Al colonnello si riconosce un sorprendente buon gusto per l’invettiva e il sarcasmo, ma prevedibilmente il libro "rambles along at random, collapsing in on itself before exploding outwards again in a burst of surreal gibberish." Quando si ha da conquistare imperi con la spada del resto di tempo per la penna non ne rimane tanto.

Ma d’altra parte è normale che il despota voglia raccontare la sua storia. Quando uno è demiurgo di popoli e destini ci sta che gli venga voglia di crearsi un altro piccolo universo a immagine e somiglianza sulla pagina bianca. Magari la voglia di fare i dittatori gli è venuta proprio mentre cercavano di scrivere qualcosa — o dopo aver fallito. È una vecchia storia, lo scrittore è il despota del suo piccolo mondo immaginario. E si sa che tanti dittatori del Novecento si sono cimentati con la scrittura. Persino Kim Jong Il ha scritto un libro sulla sua grande passione — a parte il basket NBA e i conigli giganti — il cinema.

Meno normale è che praticamente chiunque altro a questo mondo voglia scrivere un romanzo. Non si fa in tempo a girare l’angolo che c’è una nuova quasi-celebrità che ha scritto qualcosa, romanzi storici, favole per bambini, saghe norrene. Persino James Franco ha pubblicato un racconto su Esquire (opportunamente editato da HTML Giant qui). Capisco la tendenza editoriale di pubblicare volti noti in altri campi, quasi sempre disgraziata, ma mi viene da chiedere, è possibile che così tante persone scrivano narrativa? Saranno tutti dittatori mancati? E voi ce l’avete un romanzo in corso d’opera? Vi fa sentire più o meno potenti? È vera questa storia dell’autore autoritario?

Da Almanacco Americano

31 marzo 2010

Il male s’ammoglia col bene

“Scusa, un’altra cosa”, disse uscendo mentre col braccio alzava il tendone dell’ogiva, “ma chi sarebbero lo zio e la zia che intricavano il corallo con le alghe?”.
“Sono il male”.
“E perché io non li vedevo?”.
“Perché il male si sa nascondere bene”, sentenzia gesticolando come un puparo impazzito, “il marcio attecchisce proprio nelle cose più belle, come il verme nasce nel cuore della pesca più dolce”.
Poi fa una lunga pausa, s’asciuga la fronte e alza il pugno come a colpire un mostro: “Picciré, ricordati: il vero male si nasconde nel bene, s’ammoglia col bene e si presenta come il bene per confondere le idee”.

Giuseppe Schillaci, L’anno delle ceneri, prossimamente in libreria per Nutrimenti-Gog

30 marzo 2010

Titoli
 
Sono le spine
per strappare la lana,
le schegge per tirare via la maglia,
pretesti per attrarre
l’attenzione tessile
del lettore, trabocchetti,
tagliole, e intanto l’occhio
è già caduto
nella pania del pezzo.
 
Valerio Magrelli, "Titoli", Didascalie per la lettura di un giornale, Einaudi

29 marzo 2010

Totti è un’invenzione senza futuro

Louis Lumière lo disse del cinema. Quando il cinema era, per intenderci, solo un treno che entra in stazione oppure semplici operai che escono dalla fabbrica.
Poi sono arrivate le storie, le sceneggiature, gli autori, i registi, i creatori di immagini che così come ce le fanno  vedere loro, coi loro occhi, al cinema, non le vedremmo mai per strada, nella vita.
Sto parando di Totti. Che vede in mezzo al campo cose che nessun altro (avversari e compagni di squadra, pubblico e telecronista, videofonini e telecamere supertecnoligche di Sky), vedrebbe mai.
Roma-Inter. Totti entra dalla panchina, la partita è quasi finita. La Roma vince, l’Olimpico è strapieno.
Il Capitano tocca pochi palloni; ma ha il tempo di inventarsi  tre  passaggi straordinari.
Il primo è un suo "superclasico": spalle alla porta crossa senza guardare verso l’attaccante in area. Se Toni l’avesse presa di testa, sarebbe stato gol per forza. Invece la sfiora.
Il secondo è una magia: un pallonetto in area che neanche il suo compagno di squadra avrebbe mai immaginato di ricevere; si credeva, forse, troppo invisibile.
Il terzo racchiude tutta la grandezza del capitano della Roma: è un passaggio semplice, rasoterra, un’apertura sulla fascia destra. Che è però è vuota, è una zona morta, in quel momento della partita.
E invece no, c’è Cassetti, più vivo che mai, e c’è voluto Totti e la telecamera supertecnologica dei suoi piedi per farcelo capire.
Vedere.

29 marzo 2010

Dell’esattezza

Esprimi il tuo pensiero in modo conciso perché sia letto, in modo chiaro perché sia capito, in modo pittoresco perché sia ricordato e, soprattutto, in modo esatto perché i lettori siano guidati dalla sua luce.

Joseph Pulitzer

29 marzo 2010

Questione di forma

Chi nasce tondo non può morire quadrato. E in Sicilia siamo tutti tondi, tondi precisi! Così.

Giuseppe Schillaci, L’anno delle ceneri, Nutrimenti-Gog, prossimamente in libreria

27 marzo 2010

La lettura, un’arte traumatizzante

Non molto tempo fa, sbirciai dalla grande vetrata di una scuola elementare americana: tavolini e seggioline a misura di bambino in legno chiaro liscio, cucina da bambola e lavabi in miniatura. Sole dappertutto. In un quarto di secolo, tutto l’anarchismo, i disagi e la durezza che ricordavo con tanta tenerezza erano stati smussati, cancellati. C’era una classe che aveva trascorso la mattinata in autobus a imparare ad acquistare il biglietto e a chiedere la fermata giusta. La lettura (la mia generazione imparò a leggere a quattro anni, sulle scatole dei detersivi) era diventata un’arte così violenta e traumatizzante che era tanto se si riusciva a padroneggiarla intorno ai dieci. Ma i bambini, in cerchio, sorridevano felici. Mi sbagliavo, o nell’armadietto del pronto soccorso avevo intravisto un luccichio di boccette: pillole per calmare e ammansire il ribelle in embrione, l’artista, il diverso?

Sylvia Plath, America! America!

24 marzo 2010

Canta la gioia!

post82_gabriele La gioia di essere africani

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Temporale sul fiume Niger, Roberto Gabriele
(finalista al Polaris Photo Contest 2010 nella categoria “Terre e popoli in viaggio”).

24 marzo 2010

Questa passione mi ha dato molta gioia

Invecchiando, mi sono riconosciuta una persona fortunata sotto diversi aspetti. È stata una fortuna coltivare per tutta la vita questa passione per lo studio e per le lettere, e aver provato ad aggiungere alla storia qualcosa di mio, rendendolo il più interessante possibile. Questa passione mi ha dato molta gioia, mi ha dato amici coi miei stessi interessi, mi ha dato un lavoro, una fuga dalla noia, tutto. La passione per la lettura è il dono più grande. Costa poco, consola, distrae, emoziona, fornisce conoscenza del mondo ed esperienza di tutti i tipi. È un’illuminazione morale.

Elizabeth Harwick, "L’arte della narrazione LXXXVII", The Paris Review. Il libro, Fandango