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All’estremità del bianco
 
In primavera, Tipasa è abitata dagli dei e gli dei parlano nel sole e nell’odore degli assenzi, nel mare corazzato d’argento, nel cielo d’un blu crudo, fra le rovine coperte di fiori e nelle grosse bolle di luce, fra i mucchi di pietre. In certe ore la campagna è nera di sole. Gli occhi tentano invano di cogliere qualcosa che non sian le gocce di luce e di colore che tremano sulle ciglia. Il voluminoso odore delle piante aromatiche raschia in gola e soffoca nella calura enorme. All’estremità del paesaggio, posso vedere a stento la massa scura dello Chenoua che ha la base fra le colline intorno al villaggio, e si muove con ritmo deciso e pesante per andare ad accosciarsi nel mare.
 
Albert Camus, L’estate e altri saggi solari, Bompiani

2 Risposte to “”

  1. amoilmare Says:

    mai letto camus. c'è una grande sensualità in queste parole…bellissime.

  2. anonimo Says:

    Iniziare a pensare significa iniziare a essere minati–camus–v.

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