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Sembra tutto facile

Secondo me tutto nasce dal fatto che sembra facile. I sediolini bruciati e poi lanciati nel settore degli ospiti, le bombe carta, i petardi, i laser verdi, le cariche della polizia sugli ultrà e degli ultrà sulla polizia, parte tutto da qui.
Ieri c’è stata la (strana (a tre giornate dalla fine: inutile?) e indecifrabile) apertura a tutte le trasferte per tutti i tifosi di tutte le squadre d’Italia. E per tutta risposta i tifosi del Bari, in trasferta a torino, si sono dati appuntamento con i tifosi della Juve fuori all’Olimpico.
E non per un caffé.
Allora ho provato a pensare al motivo per cui le persone vanno allo stadio: seguire la propria squadra è stata la mia risposta. Anche io ci vado per lo stesso motivo. Anche io mi emoziono, anche io esulto, anche io bestemmio.
Ma perché io non brucio i sediolini? Perché non sono violento? Perché sono civile ed educato.
 No, questa conclusione non mi soddisfa.
Secondo me il punto sta nel come uno segue la partita.
Allora ho provato a confrontare come io mi relaziono alla partita e come si relaziona un mio conoscente, tifoso appassionato quanto me, che però in curva gli ho visto fare cose riprovevoli.
La conclusione è che io stimo i calciatori, li apprezzo per quello che fanno, anche se a volte non lo fanno bene. Lui invece no. Anzi, lui vorrebbe stare in campo, perché crede, si convince (almeno quando è in curva o davanti alla tv) di essere capace di fare quel goal che l’attaccante ha sbagliato. Io no (e come me molto persone "pacifiche"), non lo penserei mai, perché apprezzo i cross di Cassano e i goal in scivolata (scivolata di tre metri!!) di Pazzini, e pure se a volte mi faccio il sangue amaro so che non è tutto facile come sembra. Perciò non credo che io possa fare più di quello che faccio: seguire un incontro di calcio. Perciò sto buono, educato e civile; e solo a volte bestemmio.
Adesso è chiaro che la violenza degli stadi non parte solo da questo (io sono tra quelli straconvinti che ci sia molta politica, molto Sky, molto Mediaset Premium e molta criminalità organizzata sotto), ma se si prova ad andare allo stadio e a sentire i discorsi degli ultrà, dell’ultrà singolo che tra due minuti riempirà una busta piena di siringhe appena usate e la lancerà tutta verso il settore ospiti, allora si percepisce un’irriverenza verso i calciatori, una disistima che non è solo frutto del momento, ma che serpeggia costante anche dopo la partita, perché i calciatori fanno troppo poco il proprio dovere, sono strapagati e in fin dei conti non ci vuole niente a fare goal su calcio di rigore.
Quindi, ieri in metro, pensavo che l’odio tra tifoserie è prima di tutto odio verso i calciatori stessi, se riduciamo tutto all’osso. E fin quando non ci sarà rispetto per il gioco del calcio e per chi lo gioca, ci sarà sempre violenza.
Ma mentre riducevo all’osso, a Manzoni, sono entrati  dei tifosi della roma, tutti gialli e rossi. E dopo di loro un paio di famiglie con sei o sette bambini al seguito. Tra questi sei o sette bambini solo uno teneva la maglia della Roma. Gli altri, chi aveva una maglia di Hamsik, chi di Rinaldinho, uno addirittura di Buffon, una ragazzina invece c’aveva scritto dietro Roberto Baggio, targato Italia ’90.
Allora ho pensato: "ma che c’azzecca Baggio con Roma – Sampdoria?"
Dimenticandomi che quei bambini stavano andando a vedere, prima di tutto, una partita di calcio. 

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