Archive for aprile 2010

24 aprile 2010

L’arte di perdere

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.

Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.

Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. È evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.
 
Elizabeth Bishop

22 aprile 2010

Rifiuti editoriali

Stamattina tre poesie rifiutate: da Paris Review, New Yorker e Christian Science Monitor. Con dei commenti, commenti gentili. La cosa importante è rispedirle velocemente in giro. Appena penso: ah, queste me le prendono di sicuro, bang. Lunedì 8 giugno ho spedito a Knopf la mia raccolta di poesie The Devil of the Stairs. Come sono impopolare. Ne manderò un po’ a Nation. Bene, quest’anno ce l’ho fatta su Sewanee, Partisan, Hudson. E altre due per il New Yorker. Al C.S. Monitor il mio ultimo saggio, quello su Withens, è piaciuto. Nei prossimi devo metterci la gente. Gente e fatti. Prossimo invio di poesie a Harcourt, Brace. La storia di Philip Booth con tutti i no delle case editrici. Poi il premio Lamont. Magari posso giocare anche io a questo gioco. […] Devo scrivere un altro paio di racconti in modo da non essere triste, esageratamente triste, quando quelli già scritti mi tornano indietro dal New Yorker, dall’Atlantic eccetera. Quante migliaia di scrittori hanno più successo di me. Se non scrivo malgrado questo, malgrado i no, non mi merito i sì.


Sylvia Plath, Diari, 10 giugno 1959

21 aprile 2010

Nel paese mancato

post85_capassoRaffaele Capasso, Quartieri spagnoli, Napoli 2006

21 aprile 2010

Lavoro Manuale

Un corollario del principio secondo cui "chi può fa e chi non può insegna" è che chi può ma non è proprio sicuro di potere scrive un manuale. Ci pensavo leggendo su The Atlantic Richard Bausch che denuncia la proliferazione dei manuali di scrittura che non possono insegnare quello che per definizione sfugge alle, e soprattutto distolgono dalla lettura di libri veri, attività che forse ha migliori possibilità di ispirare una buona scrittura. Bausch se la prende con i manuali da quattro soldi alla "How To Write [inserisci genere di successo]" ma io pensavo anche a meditazioni e consigli sulla scrittura di autori di un certo peso. Molti degli esempi che mi vengono in mente – ad esempio il notevole The Spooky Art di Norman Mailer, ma quanti hanno scritto saggi e pensieri sul tema? – insistono sul principio per altro piuttosto condivisibile del "c’è chi può e chi non può, e nella maggior parte dei casi tu, lettore, non puoi", ma lo fanno con tanto accanimento che – sarà la mia immaginazione – finiscono per trasmettermi sempre un’insicurezza infinita. L’insicurezza di chi ce l’ha fatta una o diverse volte, ma ogni giorno si ritrova davanti ad una pagina bianca a dover dimostrare tutto da capo, e si riduce a fare elenchi dei piccoli rituali scaramantici essenziali per combattere il vuoto.

Da Almanacco Americano

20 aprile 2010

Virgole disperse

"[…] oggi ti volevo scrivere di questo. Solo che a metà della pagina mi sono bloccata e non sono più riuscita ad andare avanti, perché mi sono accorta che non avevo messo una virgola in tutta la lettera. Ti rendi conto?"
"Non mi sembra una cosa così grave," commentai.
"E invece sì," disse Bianca. "Non so più dove mettere le virgole. Anche a scuola, devo sempre chiedere a qualcuno. È come se le stessi perdendo." […]
"E pensi di ritrovarle?" le chiesi.
"Ehi. Non prendermi in giro. Sono seria. Mi capita di scrivere interi paragrafi senza neanche un segno d’interpunzione. Ti sembra possibile? Tu, per esempio, quand’è che le metti le virgole?"
"Non lo so," dissi, scuotendo appena la testa. "Non ci ho mai fatto molto caso. Immagino sia un po’ come nelle espressioni, in matematica. No? Ogni volta che apri una parentesi, devi anche chiuderla. E lo stesso vale per i periodi."

Martino Gozzi, Giovani promesse, Feltrinelli

19 aprile 2010

Libertà di perdizione
 
A ognuna è data la sua penitenza, qui in convento, il suo modo di guadagnarsi la salvezza eterna. A me è toccata questa di scriver storie: è dura, è dura […] Ma la nostra santa vocazione vuole che si anteponga alle caduche gioie del mondo qualcosa che poi resta. Che resta… se poi anche questo libro, e tutti i nostri atti di pietà, compiuti con cuori di cenere, non sono già cenere anch’essi… più cenere degli atti sensuali là nel fiume, che trepidano di vita e si propagano come cerchi nell’acqua… Ci si mette a scrivere di lena, ma c’è un’ora in cui la penna non gratta che polveroso inchiostro, e non vi scorre più una goccia di vita, e la vita è tutta fuori, fuori dalla finestra, fuori di te, e ti sembra che mai più potrai rifugiarti nella pagina che scrivi, aprire un altro mondo, fare il salto. Forse è meglio così: forse quando scrivevi con gioia non era miracolo né grazia: era peccato, idolatria, superbia. Ne sono fuori, allora? No, scrivendo non mi sono cambiata in bene: ho solo consumato un po’ d’ansiosa incosciente giovinezza. Che mi varranno queste pagine scontente? Il libro, il voto, non varrà più di quanto tu vali. Che ci si salvi l’anima scrivendo non è detto. Scrivi, scrivi, e già la tua anima è persa.
 
Italo Calvino, Il cavaliere inesistente, Mondadori

18 aprile 2010

I vampiri dell’editoria romana

Narrativa italiana: –;
Narrativa straniera: 4(4) L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, edizioni e/o; 8(10) Breaking dawn di Stephenie Meyer, Fazi; 11(12) Eclipse di Meyer, Fazi; 14() Il diario del vampiro di Lisa Jane Smith, Newton Compton; 19() La legge dei nove di Terry Goodkind, Fanucci;
Saggistica: –;
Varia: –.

16 aprile 2010

16 aprile 2010

Domenica, giornata mondiale del libro

Allora domenica c’è la Giornata mondiale del libro organizzata dalla Fnac. Noi saremo lì (a Santa Maria in Trastevere) a scambiare libri come ogni anno. Per chi ha bambini ci sono feste e spettacolini dalla mattina. Nel pomeriggio ci sarà Paola Turci e Licia Troisi.
Si spera nella primavera… l’anno scorso sembrava di stare a Kiev.
Io vi aspetto.

15 aprile 2010

Consigli a un giovane scrittore

Coltiva il dubbio riguardo alle ideologie e ai princìpi dominanti.
Tieniti a distanza dai princìpi.
Fai attenzione a non inquinare la tua lingua con quella delle ideologie.
Persuaditi di essere più forte dei generali, ma non ti misurare con loro.
Non credere di essere più debole dei generali, ma non ti misurare con loro.
Non credere nei progetti utopistici, salvo in quelli che concepisci tu stesso.
Mostrati ugualmente fiero davanti ai principi e alle folle.
Abbi la coscienza tranquilla riguardo ai privilegi che ti conferisce il tuo mestiere di scrittore.
Non confondere la maledizione della tua scelta con l’oppressione di classe.
Non essere ossessionato dalle urgenze storiche e non credere nella metafora dei treni della storia.
Non saltare, quindi, sui “treni della storia”: è solo una stupida metafora.
Ricordati sempre di questa massima: “Chi centra l’obiettivo sbaglia tutto”.
Non scrivere reportage sui Paesi che hai visitato come turista; non scrivere affatto reportage, non sei un giornalista.
Non credere alle statistiche, ai numeri, alle dichiarazioni pubbliche: la realtà è ciò che non si vede a occhio nudo.
Non visitare le fabbriche, i kolchoz, i cantieri: il progresso è qualcosa che non si vede a occhio nudo.
Non ti occupare di economia, di sociologia, di psicoanalisi.
Non seguire le filosofie orientali, lo zen, il buddhismo, ecc., hai cose più importanti da fare.
Sii cosciente che la fantasia è sorella della menzogna, e perciò pericolosa.
Non ti associare con nessuno: lo scrittore è solo.
Non credere a quelli che dicono che questo è il peggiore dei mondi.
Non credere ai profeti, perché tu sei profeta.
Non fare il profeta, la tua arma è il dubbio.
Abbi la coscienza tranquilla, i principi non ti riguardano: sei tu un principe.
Abbi la coscienza tranquilla, i minatori non ti riguardano: sei tu un minatore.
Sappi che quel che non hai detto ai giornali non è perduto per sempre: è la torba.
Non scrivere a comando sui fatti del giorno.
Non scommettere sull’istante, te ne pentiresti.
Non scommettere neanche sull’eternità, te ne pentiresti.
Sii insoddisfatto del tuo destino, solo gli imbecilli sono soddisfatti.
Non essere insoddisfatto del tuo destino, sei un eletto.
Non cercare scuse morali per coloro che hanno tradito.
Guardati dalla “terrificante coerenza”.
Guardati da false analogie.
Credi a coloro che pagano cara la propria incoerenza.
Non sostenere la relatività di tutti i valori, la gerarchia dei valori esiste.
Accogli con indifferenza le ricompense dei principi, ma non fare nulla per meritarle.
Convinciti che la lingua in cui scrivi è la migliore di tutte, poiché non ne hai un’altra.
Convinciti che la lingua in cui scrivi è la peggiore di tutte, anche se non la cambieresti con nessuna.
“Ma perché sei freddo, e né caldo né freddo, io sto per vomitarti dalla mia bocca” (Ap. 3,16).
non essere servile, i principi ti prenderanno per un usciere.
Non essere presuntuoso, sembreresti l’usciere dei principi.
Non ti lasciar persuadere che quel che scrivi sia socialmente inutile.
Non credere che quel che scrivi sia un lavoro “socialmente utile”.
Non credere di essere tu stesso un membro utile alla società.
Non farti convincere che per questo sei un parassita della società.
Credi che un tuo sonetto valga più delle dissertazioni dei politici e dei principi.
Fatti un’opinione personale su tutto.
A te le parole costano poco.
Le tue parole sono le più preziose.
Non parlare a nome della tua nazione, chi sei tu per pretendere di rappresentare chiunque, oltre te stesso?
Non stare all’opposizione, tu non sei di fronte, sei sotto.
Non ti mettere accanto al potere e ai principi, tu sei al di sopra.
Combatti le ingiustizie sociali, senza farne un programma.
Non permettere che la lotta contro le ingiustizie sociali ti distolga dal tuo cammino.
Conosci l’opinione altrui e poi dimenticala.
Non fare un programma politico, non fare alcun programma, tu crei dal magma e dal caos del mondo.
Guardati da chi ti propone soluzioni finali.
Non essere lo scrittore delle minoranze.
Rimettiti in questione, appena una comunità cerca di adottarti.
Non scrivere per il “lettore medio”: tutti i lettori sono medi.
Non scrivere per l’élite, l’élite non esiste, l’élite sei tu.
Non pensare alla morte e non dimenticare che sei mortale.
Non credere all’immortalità degli scrittori, sono fesserie da professori.
Non essere serio in modo tragico, è una cosa comica.
Non fare il commediante, i boiardi sono abituati al divertimento.
Non fare il buffone di corte.
Non credere che gli scrittori siano “la coscienza dell’umanità”: hai già visto troppe canaglie.
Non farti persuadere che sei niente e nessuno: hai già sperimentato che i principi hanno paura dei poeti.
Non andare incontro alla morte per nessuna idea e non persuadere nessuno a farlo.
Non essere un vigliacco e disprezza i vigliacchi.
Non dimenticare che l’eroismo richiede un prezzo molto alto.
Non scrivere in occasione di feste e commemorazioni.
Non scrivere elogi: te ne pentiresti.
Non scrivere orazioni funebri per gli eroi della nazione: te ne pentiresti.
Se non puoi dire la verità – taci.
Guardati dalle mezze verità.
Quando tutto il mondo fa festa, non c’è ragione che anche tu vi prenda parte.
Non fare favori a principi e boiardi.
Non chiedere favori a principi e boiardi.
Non essere tollerante per educazione.
Non difendere la verità a ogni costo: “Con gli imbecilli non si discute”.
Non farti convincere che tutti abbiamo ugualmente ragione e che i gusti non si discutono.
“Essere in due ad avere torto non significa che si è in due ad avere ragione” (Karl Popper).
“Ammettere che un altro abbia ragione non ci protegge da un ulteriore pericolo: credere che forse tutti hanno ragione” (idem).
Non discutere con ignoranti di cose che sentono da te per la prima volta.
Non avere una missione.
Guardati da coloro che hanno una missione.
Non credere al “pensiero scientifico”.
Non credere all’intuizione.
Guardati dal cinismo, anche dal tuo.
Evita i luoghi comuni ideologici e le citazioni.
Abbi il coraggio di dire che la poesia di Aragon alla gloria della GPU è un’infamia.
Non cercare per lui circostanze attenuanti.
Non lasciarti convincere che nella polemica Sarte-Camus avevano ragione entrambi.
Non credere alla scrittura automatica e alla “deliberata indeterminatezza” – tu aspiri alla chiarezza.
Rifiuta le scuole letterarie che ti si impongono.
Quando senti parlare di “realismo socialista”, rinuncia a qualsiasi altra discussione.
Sul tema della “letteratura impegnata” rimani muto come un pesce – lascialo ai professori.
Manda a fare una passeggiata chi paragona i campi di concentramento con il carcere de la Santé.
Manda al diavolo cento volte chi dice che la Kolyma era diversa da Auschwitz.
Chi afferma che ad Auschwitz sterminavano solo i pidocchi e non gli uomini – tu sbattilo fuori.
E con chi sostiene che tutto questo rappresenta una “necessità storica” – stesso trattamento.
“Vien dietro a me e lascia dir le genti” (Dante).

Danilo Kis, Homo poeticus, Adelphi