Archive for maggio 2010

30 maggio 2010

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The Paris Review

Come mi ha suggerito un mio caro amico, se volete che il vostro comodino abbia un senso comprate The Paris Review edito da Fandango. Una raccolta di testi usciti per questa piccola e rivoluzionaria rivista newyorkese fondata a Parigi. C’è un tema — amore, guerra, tradimento — e lo si analizza attraverso gli scritti di gente tipo Roth, Nabokov, Updike, Calvino, Borges. Poesie, racconti, articoli. Livelli siderali.

Ideale per quei momenti di pausa tra un libro e l’altro.
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30 maggio 2010

Pazienza e fatica e oblio di sé nel creare un giardino

Ricostruire un pezzetto del mondo fiorito: dovrebbe essere lo scopo di ogni giardiniere. Che dovrà iniziare con il cuore leggero e gli occhi bene aperti […] pur con la coscienza di quanto tortuoso, e faticoso, sarà il cammino da percorrere. Diventare giardinieri significa tentare, sbagliare, incaponirsi, provare grandi delusioni e piccole soddisfazioni che incoraggiano a sbagliare di nuovo… Ma significa soprattutto aprire le orecchie, annusare, identificare il ritmo e la voce segreta di un luogo, per abbandonarvisi e assecondarli. Il giardino non può nascere da una violenza esercitata sulla terra — nemmeno quella più formale. Fare un giardino è arrendersi fino al punto di dimenticare sé stessi. […]Fare un giardino è fondersi, è unirsi a qualcos’altro. Per cominciare, oltre che dotati di occhio, di pazienza e di un minimo di cultura botanica, bisogna essere in grado di denudarsi.

Umberto Pasti, Giardini e no. Manuale di sopravvivenza botanica, Bompiani

Quando lavoravo più attivamente nei giardini privati, venivo sempre criticata per la lentezza con cui sviluppavo quelli nuovi. Piantavo con molta lentezza. Mi piaceva piantare un tipo di fiore alla volta, dandogli una stagione o due per prendersi lo spazio che desiderava. Le creature viventi sanno quello di cui hanno bisogno. L’ho sempre pensato. Perché far ressa intorno a qualcosa da subito, quando non ha ancora avuto la possibilità di diventare sé stesso? Il giardinaggio, che richiede pazienza, è spesso il dominio dell’impaziente. A volte non venivo riconfermata come giardiniera in quei giardini privati dove si desiderava la bellezza istantanea.

Helen Humphreys, Il giardino perduto, Playground

28 maggio 2010

Quattordici elefanti in fila vogliono entrarmi in testa.

28 maggio 2010

Il cielo della mia mente
 

28 maggio 2010

La maestra del villaggio

La maestra del villaggio era d’aspetto comune quanto è giusto che sia la maestra di un così piccolo angolo del mondo. Se qualche estraneo avesse voluto informarsi su di lei domandando, per esempio, se fosse più o meno carina, chiunque si sarebbe trovato in grande imbarazzo e avrebbe risposto che non era quella la qualità più importante in una maestra. E se un giorno un visitatore, passando verso il crepuscolo davanti alla scuola, avesse domandato alla sua guida se era vero che l’insegnante viveva lì sola, in quel luogo così isolato e proprio al margine del bosco, l’uomo o la donna del posto avrebbe fatto una faccia stupita e avrebbe risposto che sì, la maestra viveva lì sola, naturalmente. Ma non aveva paura di abitare così fuori mano? E non riceveva visite da un’amica, un parente, magari un fidanzato? Dopo tutto, doveva essere ancora abbastanza giovane, e poi chi può sopportare di vivere così lontano dal respiro e dal calore di un altro essere umano?

Bergljot Hobæk Haff, Il rogo, Iperborea

27 maggio 2010

Scale di importanza

"A te importa di tante cose che non importano a me."
"Non tante."
 
Ernest Hemingway

27 maggio 2010

Emblemi

Come ci sei arrivato, in questo posto? […] Nel corso della notte sei passato dalla puzza sotto il naso alla melma. […]
La ragazza calva è emblematica del problema.
 
Jay McInerney, Le mille luci di New York

27 maggio 2010

Tremori
 

26 maggio 2010

La sera siedo su questo sasso, e aspetto

Post88_AtwoodJane Evelyn Atwood, Women in Prison, 1998

26 maggio 2010

Azzurro Tenebra

Mentre ci avviciniamo ad una Coppa del Mondo di calcio che si annuncia apocalittica per la compagine del Belpaese, ma interessantissima sotto un sacco di altri aspetti anche se non soprattutto extra-sportivi (vedi foto sopra), mi volevo preparare spiritualmente alla probabile catastrofe italiota leggendo Azzurro Tenebra di Giovanni Arpino di cui avevo trovato una bella edizione Einaudi al Libraccio durante il Salone del Libro, ma che poi ho pensato bene di dimenticare al suddetto salone. Niente Arpino per adesso allora. Altre letture sul confine tra calcio e romanzo? Tutte le cose che mi vengono in mente (dal canto "A un vincitore  nel pallone" di Leopardi a Peter Handke) con il calcio giocato hanno ben poco a che fare.  Ma forse è inevitabile del resto – i racconti sullo sport mi affascinano ma finiscono sempre per deludermi per certi versi, come se il gesto dell’atleta resistesse in un modo tutto suo ad essere messo su carta.  Spero di leggere presto Thomas Brussig, magari mi smentisce. Nel frattempo, in caso di catastrofe, forza Costa d’Avorio.

Immagine di Magali Armillas-Tiseyra

Da Almanacco Americano