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16 luglio 2010

L’immagine primaria

Io sono nato in Brasile. I miei genitori, quando mi hanno raccontato la storia della mia nascita, hanno detto: “La terra in Brasile è rossa. Porosa. Come fatta di sangue e argilla”. Loro erano abituati alle ceneri fertili sterminatrici e lugubri. E la cosa li sorprese. Eppure Napoli e Rio, la provincia meridionale e quella brasiliana vivono in una serie di strane, probabilmente, sconosciute sorellanze. Qualcosa che deve avere a che fare con la pangea preistorica.
Rebeca, la figlia adottiva dei Buendía, è una selvaggia col morbo dell’insonnia, che viaggia col sacchetto d’ossa dei propri genitori. L’origine è la sua ossessione. L’origine le serve a nutrirsi. L’origine ritorna, come un’idea fissa, quando s’innamora. Rebeca si nutre di terra. La terra delle Ceneri. La terra del sangue.
A Gabriel García Márquez, al Grande Sertao, a Jao Guimaraes Rosa, a Macondo, a Napoli, la mia città d’elezione, a Angri, la mia città d’adozione, a Eunapolis, la mia sconosciuta città di filiazione.
Ho spesso cercato la geografia delle mie origini, ma alle mappe ho sempre preferito le fantasie rivoluzionarie e mitiche. La mia terra è probabilmente il Grande Sertao.
“Il luogo sertao si riconosce: è dove i pascoli mancano di steccati; dove uno può andare dieci, quindici leghe, senza trovare una casa abitata; e dove il criminale vive a suo piacere, lontano dalle strette delle autorità.”
All’odorata ginestra, contenta dei deserti.