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Narrativa come letteratura

Guglielmi — che apprezzo — oggi su l’Unità la dice ancora più grossa di ieri (vedi questo post di Genna, ripreso da Ida Bozzi sul Corriere di oggi): "…gli scrittori giovani o meno giovani non scrivono sulla base di una idea, questa sì derivata dalla letteratura che non è altro che una nuova idea di mondo ma sulla base di una nuova idea, questa sì derivata dalla letteratura americana, che per essere interessanti (e non mancare l’appuntamento alto con la scrittura) oportet scrivere delle malefatte di oggi o del proprio scandalo autobiografico".
Ma perché prima (ai suoi tempi? qual è il prima?) com’era?
Non ci siamo proprio. Il problema dello scrivere e della lettueratura è sempre stato e sempre sarà il come. I temi statisticamente più affrontati sono un po’ come le mode.

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11 Risposte to “”

  1. anonimo Says:

    Non credo di cogliere appieno lo spirito della querelle,nonostante ciò il tema mi coinvolge e ci tengo a evidenziare come, a parermio, prima che sul "come" e sui temi, si debba meditare sui perchè dellascrittura contemporanea in Italia.Il resto è ozio elevato a paradigma.G. B.

  2. anonimo Says:

    A costo di parere pedanti, si dovrebbe prima di tutto meditare sul corretto accento di perché, e su molte altre simili amenità, altrimenti il resto sarà ozio elevato a paradigma e per di più espresso con sciatteria. In questo senso il come conta eccome.Chi

  3. anonimo Says:

    Touché l'accento è sbagliato. E tutte le amenità che attengono all'usocorretto della lingua rientrano a pieno titolo in un regime di senso non prescindibile per qualunque espressione.Lo spirito, e per spirito non intendo nulla di metafico – bensì "la vita chetaglia nella carne", lo spirito dicevo, resta, a parer mio, una tensione,un'energia fondativa degli stessi regimi di senso; amenità incluse.I segni sono arbitrari e tranquillizzano i puledri che vogliono scalciare liberinei recinti.Le scaturigini sono un altro affare che prescinde, non qualitativamente,dalle rifiniture. Sono momenti fondativi.  G. B.

  4. anonimo Says:

    Non sono d'accordo. Che le scaturigini possano prescindere dalle rifiniture è una trita idea romantica della creazione artistica che è stata ampiamente confutata. Per dirla in parole povere, e riprendendo la querelle aperta dal post: il perché non è né meno né più importante del come; se dei due fattori uno è fragile, la costruzione si affloscia. Rimbaud è stato poeta finché ha domato i segni; quando ha scelto di smarrirli, è diventato altro.Chi

  5. anonimo Says:

    "Le scaturigini sono un altro affare che prescinde, non qualitativamente,dalle rifiniture. Sono momenti fondativi.""Non qualitativamente". I segni, lo ripeto, sono importanti ma altresì arbitrari.I poeti, per seguirla nell'escalation, intercettano, no anzi, sono medium di un ritmo, una pulsazione che si muove prendendo il segno alle spalle.Mi rendo conto che è difficile per chi organizza le propria visione estetica pensando in epoche ed etichette (il romanticismo è trito, il situazionismo no, e via discorrendo).Il punto comunque resta, almeno per quello che penso in relazione al come o al perché, se chi si cimenta nel "mestiere più difficile al mondo", sia o meno in grado di compiere il tragitto che dall'"originario" lo conduce al segno e viceversa.Diversamente ogni diligente scolaro che aprennde per il meglio la grammatica e la sintassi e tutte le altre amenità dovrebbe essere un grande scrittore.Spero di essere stato chiaro.La saluto con una citazione la fonte della quale le celo così da evitare lo sfoggio di erudizione che è fratello gemello dello sfoggio di formalismo."Il mondo, una volta eliminato il dolore, è in ogni senso antiestetico: e forse il piacere stesso è solo una forma e una specie ritmica di dolore!"Il "ritmo" è un perché.G. B.

  6. anonimo Says:

    Ahimè, siamo distanti anni luce. Lo spirito, o ritmo, altro non è a mio parere che contingenza storica espressa attraverso i segni, i quali sono tutt'altro che arbitrari, anzi fondativi essi stessi. Ritengo non vi sia originario prima del segno o indipendente da esso. Anyway, la discussione è stata interessante, anche se anch'essa in parte oziosa – d'altronde l'ozio è il più sublime dei vizi.Chi

  7. anonimo Says:

    Bisogna prendere atto, e ciò già testimonia la non assoluta efficenza dei segni, che lo iato è incolmabile…nondimeno sottolineo ancora una volta e con tutta la forza che ho in petto che le "contingenze storiche" e altre categorie del genere fanno paura, risuanono cupe alle orecchie di chi altro non ha a cuore se non la nascita e l'esistenza di Opere.Vi sono stati e ad oggi vi sono – anche se celati tra le pieghe di un quotidiano ingrato, amaro e servile – autori che hanno fondato e rifondato la lingua. é questo che ho voluto significare (invano. Ma non è l'utile il mio solo perchè) affermando la superiorità di un sentire che sfugga alla forma.Ci sono momenti in cui le contingenze storiche impongono di evadere i codici (Dio mi strafulmini se dico tutto questo per un accento errato…) proprio perché attraverso l'adeguarsi ad essi si perpetra il rimpicciolimento dell'uomo. In questi momenti la Lingua (che ammetto essere molto e molto di più) è solo il riflesso di un sistema che la genera e che la usa per autogarantirsi. Badi a non fraintendermi e a non confodermi con qualche ideologo dell'ultima ora. L'Idea è più piccola del Bello. Per cui per essere chiari e non oziare, è nella libertà che risiede la fondazione. Ora su cosa sia o meno la liberta lascio che sia lei stesso a interrogarsi e a mia volta continuo a interrogarmi, senza smettere di pensare; che già, in scala, è un buon modo per essere liberi. La congedo con le parole di uno dei più grandi poeti che il genere umano possa vantare.Und wir, die an steigendes Gluckdenken, empfanden die Ruhrung,die uns beinah besturzt, wenn ein Gluckliches fallt.

  8. anonimo Says:

    Non credo che evadere i codici espressivi innalzi granché l'uomo (confesso che a me basta l'aggiunta di una "i" per ristabilire l'assoluta efficienza dei segni), ma sono disposto ad ammettere che esiste un linguaggio (vogliamo chiamarlo libertà?) del quale la lingua è espressione contingente, di conseguenza variabile. Però senza la lingua – e le sue regole, rispettate o consapevolmente trasgredite – questo linguaggio sarebbe silenzio.Ci consoli constatare che almeno su Rilke abbiamo la stessa opinione.Chi

  9. anonimo Says:

    Mi sembra che ci muoviamo, ormai, in uno scenario il cui corollario è molto ben definito: io sono un distratto, o forse anche uno sgrammaticato, o semplicemente uno che non ha una buona relazione con la tastiera, e lei è una vittima della sua pedanteria, a detrimento delle sue facoltà riflessive e di analisi (v. il riferimento a Rilke completamente non inteso).Ciò detto le rispondo con una citazione e un'indicazione.La citazione: "l'ironia è il segno di un equilibrio disturbato: è la conseguenza del disturbo e al tempo stesso il mezzo per ripararvi. Le condizioni di disfacimento di tutti i rapporti umani, la disperazione o la morte spirituale, sono le cose più atrocemente ironiche." Novalis.L'indicazione: veda, se riesce, ad approfondire l'etimologia di effic(i)ente. Scoprirà qualcosa che non mi attardo a spiegarle, anche per non incappare in ulteriori refusi e spostare in là, ancora una volta, la soluzione di questa divertente schermaglia. Le accenno solo che di mezzo c'è il "portare a compimento" il resto, voi moderni, lo definireste lovoro di post-produzione (per richiamarmi all'oggetto da cui ha preso il vita tutto ciò)Pro captu lectoris…La congedo nuovamente, impegnandomi, a dispetto di ogni refuso, a concederle, se ne avesse bisogno, il primato dell'ultima parola.G .B.

  10. anonimo Says:

    Non affonderò oltre il coltello; mi accontento di aver letto "vittima della sua pedanteria, a detrimento delle sue facoltà riflessive e di analisi", che è un'affermazione davvero molto divertente.ChiP.S.: sulla citazione di Rilke dovrò – temo – domandare lumi a Baricco.

  11. Gnegnet Says:

    state scherzando spero.

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