Archive for marzo 2011

30 marzo 2011

30 marzo 2011

Macchia 

"Di cosa sono fatti i tortelli?"
"Soprattutto di pepe", rispose la cuoca.
 
Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie

28 marzo 2011

28 marzo 2011

Spazio al silenzio
 
Al dibattito delle vespe
la dialettica delle scimmie
gorgheggi delle statistiche
oppone
             (alta fiamma rosa
fatta di pietra aria e uccelli
tempo in riposo sull'acqua)

l'architettura del silenzio
 
Octavio Paz, Il mausoleo di Humayún

28 marzo 2011

Bisogno supremo

A come Aspirazione

Analizziamo i desideri dell’uomo, qualunque esso sia, qualunque vita faccia per bisogno o per elezione; noi scopriremo in tutti un’unica volontà direttiva, la stessa volontà principe, o nuda e prepotente, o mascherata di dissimulazione, o vestita di provvisoria rassegnazione; quella di essere felice.
Nessuno sfugge a questo bisogno supremo, e tutti i desideri, siano essi spontanei o riflessivi, nascono al solo scopo di farci avvicinare all’unico bene che può allietare la nostra esistenza; qualunque sia la vita che si sceglie e che si segue, è sempre la vita felice, quella cui si anela. […] hanno tutti più o meno in fondo all’anima il desiderio ardente, incessante, esclusivo della felicità.
[…] Ma per uno di quei contrasti comuni nella psiche umana, molti sono egualmente oppressi, e scoraggiati dall’amaro dubbio che la felicità abbia l’attrattiva disperata delle cose impossibili, di ciò che è fuori dal nostro potere, che sia lontana, irraggiungibile come le stelle, divina e inafferrabile come un dea. È la falsa concezione della felicità che genera il dubbio della sua possibilità; perché quale vita umana potrà mai giungere alla perfezione di un godimento continuo e costante senza intervalli di noie e senza percosse di dolore? La felicità così concepita può esistere solo in un paradiso, cioè in un ambiente perfetto […].
Ma la nostra terra è un’armonia di movimenti, la nostra vita fisica è un rinnovamento continuo, la nostra vita morale è un’aspirazione insaziata, quindi anche la nostra felicità deve essere fatta di movimento, di rinnovamento, di aspirazione fiduciosa verso un ideale; può essere soltanto un seguito di gioie diverse, un mosaico di piaceri multiformi, una collana di dolcezze sempre sperate e sempre rinascenti.

Oscar Fingal Wilde, Divagazioni sulla felicità, Robin edizioni

Adagiarsi 

27 marzo 2011

Il peggior nemico dello scrittore è il suo stile.

Claro 

26 marzo 2011


Leon Saratons

26 marzo 2011

Palco
 
And why can he no longer perform?
Because audiences care little for authenticity or artistry.
 
Sarah Shun-lien Bynum, Madeleine is sleeping

24 marzo 2011

Incubo

Patty si fermò davanti allo scarno assortimento di birre nazionali della cooperativa di Fen City, le Miller, le Coors, le Budweiser, e cercò di prendere una decisione. Soppesò una confezione da sei come se potesse giudicare in anticipo, attraverso l'alluminio delle lattine, cosa avrebbe provato nel berle. Richard le aveva detto di andarci piano con l'alcol; la trovava brutta, da ubriaca. Rimise a posto la confezione e si costrinse a dirigersi verso corsie meno irresistibili, però era difficile pianificare la cena quando le veniva da vomitare. Tornò allo scaffale delle birre, come un uccello che ripete il proprio canto. Le lattine avevano decorazioni diverse, ma contenevano tutte la stessa bevanda leggera di scarsa qualità. Le venne in mente di andare fino a Grand Rapids a comprare del vino. Le venne in mente di tornare a casa senza comprare niente. Ma poi cosa avrebbe fatto? Mentre era lì in piedi, vacillante, avvertì un senso di stanchezza: la premonizione che nessuno dei possibili esiti imminenti le avrebbe dato sufficiente sollievo o piacere per giustificare quel triste batticuore. Patty capì, in altri termini, cosa significava sentirsi profondamente infelice. E tuttavia oggi l'autobiografa invidia e compatisce quella Patty più giovane e innocente, convinta di aver toccato il proprio fondo lì, nella cooperativa di Fen City: convinta che, in un modo o nell'altro, la crisi si sarebbe risolta nei cinque giorni successivi.
L'adolescente paffuta alla cassa guardava con interesse la sua paralisi. Patty le rivolse un sorriso da squilibrata, poi prese un pollo avvolto nella plastica, cinque brutte patate e qualche umile porro floscio. Decise che solo una cosa poteva essere peggiore del provare quell'ansia da sobria: continuare a provarla da ubriaca.

Jonathan Franzen, Libertà, Einaudi

Verso le otto si ritrovò davanti al nuovo Incubo del Consumo ("Tutto… a prezzi incredibili!") in Grand Street. Sul cielo era apparsa una cappa di umidità, un vento solforoso e inquietante che soffiava da Rahway e Bayonne. La gente superbene di Soho e Tribeca si riversava nei portali d'acciaio satinato dell'Incubo. Gli uomini erano di svariate forme e dimensioni, ma le donne erano tutte snelle e trentaseienni; molte erano sia snelle che incinte. Chip aveva un'eruzione cutanea sul collo a causa del taglio di capelli, e non si sentiva pronto per essere visto da tante donne perfette. Ma appena superata la porta dell'Incubo viede una confezione di verdura con la scritta ACETOSELLA DEL BELIZE $0.99.
Entrò nell'Incubo, agguantò un cestino e vi infilò un mazzetto di acetosella. Novantanove cent. […] Chip s'insinuò fra carrelli e antenne di cellulari fino al banco del pesce, dove, come in un sogno, trovò SALMONE NORVEGESE PESCATO ALL'AMO in vendita a un prezzo ragionevole. Indicò un filetto di taglia media, e alla domanda del pescivendolo, – Altro? – rispose in tono deciso, quasi compiaciuto, – Basta così.
Il prezzo del bel pacchetto che gli fu consegnato era di $78.40. Per fortuna quella scoperta lo lasciò senza fiato, altrimenti avrebbe potuto protestare prima di accorgersi, coem fece in un istante, che i prezzi dell'Incubo erano all'etto. Due anni prima, due mesi prima, non avrebbe commesso un errore del genere.
– Ha, ha! – disse, tenendo in mano il filetto da settantotto dollari come un guantone da baseball. Piegò un ginocchio a terra, si toccò i lacci delle scarpe, fece scivolare il salmone dentro il giubbotto di pelle e sotto il maglione, si infilò il maglione nei calzoni e si rialzò in piedi.

Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi

23 marzo 2011

Che cosa è l'uomo

post119_David Degner

David Degner, Paesaggio libico, febbraio 2011

 

[…]
Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi;
tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna;
gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare.
[…]

dal Salmo 8.