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Incubo

Patty si fermò davanti allo scarno assortimento di birre nazionali della cooperativa di Fen City, le Miller, le Coors, le Budweiser, e cercò di prendere una decisione. Soppesò una confezione da sei come se potesse giudicare in anticipo, attraverso l'alluminio delle lattine, cosa avrebbe provato nel berle. Richard le aveva detto di andarci piano con l'alcol; la trovava brutta, da ubriaca. Rimise a posto la confezione e si costrinse a dirigersi verso corsie meno irresistibili, però era difficile pianificare la cena quando le veniva da vomitare. Tornò allo scaffale delle birre, come un uccello che ripete il proprio canto. Le lattine avevano decorazioni diverse, ma contenevano tutte la stessa bevanda leggera di scarsa qualità. Le venne in mente di andare fino a Grand Rapids a comprare del vino. Le venne in mente di tornare a casa senza comprare niente. Ma poi cosa avrebbe fatto? Mentre era lì in piedi, vacillante, avvertì un senso di stanchezza: la premonizione che nessuno dei possibili esiti imminenti le avrebbe dato sufficiente sollievo o piacere per giustificare quel triste batticuore. Patty capì, in altri termini, cosa significava sentirsi profondamente infelice. E tuttavia oggi l'autobiografa invidia e compatisce quella Patty più giovane e innocente, convinta di aver toccato il proprio fondo lì, nella cooperativa di Fen City: convinta che, in un modo o nell'altro, la crisi si sarebbe risolta nei cinque giorni successivi.
L'adolescente paffuta alla cassa guardava con interesse la sua paralisi. Patty le rivolse un sorriso da squilibrata, poi prese un pollo avvolto nella plastica, cinque brutte patate e qualche umile porro floscio. Decise che solo una cosa poteva essere peggiore del provare quell'ansia da sobria: continuare a provarla da ubriaca.

Jonathan Franzen, Libertà, Einaudi

Verso le otto si ritrovò davanti al nuovo Incubo del Consumo ("Tutto… a prezzi incredibili!") in Grand Street. Sul cielo era apparsa una cappa di umidità, un vento solforoso e inquietante che soffiava da Rahway e Bayonne. La gente superbene di Soho e Tribeca si riversava nei portali d'acciaio satinato dell'Incubo. Gli uomini erano di svariate forme e dimensioni, ma le donne erano tutte snelle e trentaseienni; molte erano sia snelle che incinte. Chip aveva un'eruzione cutanea sul collo a causa del taglio di capelli, e non si sentiva pronto per essere visto da tante donne perfette. Ma appena superata la porta dell'Incubo viede una confezione di verdura con la scritta ACETOSELLA DEL BELIZE $0.99.
Entrò nell'Incubo, agguantò un cestino e vi infilò un mazzetto di acetosella. Novantanove cent. […] Chip s'insinuò fra carrelli e antenne di cellulari fino al banco del pesce, dove, come in un sogno, trovò SALMONE NORVEGESE PESCATO ALL'AMO in vendita a un prezzo ragionevole. Indicò un filetto di taglia media, e alla domanda del pescivendolo, – Altro? – rispose in tono deciso, quasi compiaciuto, – Basta così.
Il prezzo del bel pacchetto che gli fu consegnato era di $78.40. Per fortuna quella scoperta lo lasciò senza fiato, altrimenti avrebbe potuto protestare prima di accorgersi, coem fece in un istante, che i prezzi dell'Incubo erano all'etto. Due anni prima, due mesi prima, non avrebbe commesso un errore del genere.
– Ha, ha! – disse, tenendo in mano il filetto da settantotto dollari come un guantone da baseball. Piegò un ginocchio a terra, si toccò i lacci delle scarpe, fece scivolare il salmone dentro il giubbotto di pelle e sotto il maglione, si infilò il maglione nei calzoni e si rialzò in piedi.

Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi

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