Il rumore della scrittura di Nesi

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Chi non è mai entrato in una tessitura che lavora non può capire quanto rumore possa fare. Il rumore di una tessitura è una cosa densa, quasi solida. È un’onda che ti investe, un vento che ti ingobbisce. Il rumore di una tessitura ti fa socchiudere gli occhi e sorridere, come quando si corre mentre nevica. Il rumore di una tessitura ti fa trattenere il respiro, come ai neonati quando gli soffi in faccia. Il rumore di una tessitura è continuo e inumano, fatto di mille suoni metallici sovrapposti, eppure a volte sembra una risata. Il rumore di una tessitura non ha origine e pare venire dalla terra o dall’aria, perché da lontano i telai sembrano immobili. Il rumore di una tessitura tocca e spesso supera i novanta decibel, e confonde e assorda chi non si mette i tappi nelle orecchie, come il canto delle sirene che perse i compagni di Ulisse. Il rumore di una tessitura somiglia al clangore di un esercito immane che avanza verso di te, al ronzio di un gigantesco alveare. A volte, quando è molto lontano, lo si può scambiare col rombare dei temporali. Il rumore della tessitura non si ferma mai, ed è il canto più antico della nostra città, e ai bambini pratesi fa da ninnananna.

Edoardo Nesi, Storia della mia gente, Bompiani

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