Punti di vista

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Il modo in cui si costruisce un personaggio dipende da come — con quale tipo di parole — si sceglie di farlo immaginare al lettore. C’è un insieme di semplici istruzioni su quello che le scuole di scrittura chiamano “punto di vista”. Si può avere un narratore in prima persona, che scrive la propria autobiografia o è un osservatore; oppure si può circoscrivere ciò che il lettore vede a ciò che vede uno dei personaggi. O si può assumere “il punto di vista di Dio”, che tale non è, naturalmente, anche se i critici usano questa espressione per parlar male del narratore onnisciente. Un narratore onnisciente è semplicemente un romanziere che fa il suo lavoro, che consiste nel conoscere e immaginare un mondo, e tradurlo in linguaggio. E c’è una miriade di scelte gustose e difficili da fare. A volte, immaginando una scena nel mio stesso corpo, prima di qualunque parola, saltello da una testa all’altra e guardo con svariate paia di occhi nella stessa stanza, o giardino o letto. So che cosa provano nello stomaco, nelle unghie dei piedi e in gola parecchie persone contemporaneamente o in successione.
Ma ci sono regole che scopro, più che farle. Alcuni personaggi devono restare opachi. Non ci si può appollaiare dentro qualunque cranio e guardare fuori. A un estremo troviamo il Mr. Bloom di Joyce, meraviglioso simulacro di una mente che osserva e un corpo che cammina per Dublino con ogni pensiero, ogni sentimento, ogni oggetto, ogni funzione corporea e ogni riferimento culturale — da cattolicesimo, classicismo e giudaismo alle insegne pubblicitarie — tradotti in linguaggio e messi in scena.
L’altro estremo è il talento di Gogol’ nel rendere indimenticabile una persona con due frasi, e non menzionarla mai più: “Era difficile dire se fosse una signora o una fanciulla, una parente, una sorta di governante, o semplicemente una che abitava in quella casa; un qualcosa senza cuffia, sui trent’anni, con uno scialle screziato. Ci sono individui che esistono al mondo non come oggetti veri e propri, ma come macchioline estranee, o come chiazzettine su un oggetto. Siedono sempre allo stesso posto, tengono sempre la testa allo stesso modo, si è pronti quasi a scambiarli per mobili” [da Le anime morte].

A.S. Byatt, Gradazioni di vitalità, nottetempo

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