Archive for ottobre 2011

31 ottobre 2011

Diana Athill su Jean Rhys, sulla vecchiaia

Piantare pensando al futuro sarà anche saggio e virtuoso, di certo non dà soddisfazione. Mi ha fatto venire in mente un'espressione che Jean Rhys usava spesso parlando di sbornie: "Ero un po' sbronza, anzi molto". In realtà non ha mai detto "sono un po' triste, anzi molto" parlando della vecchiaia, ma l'avrebbe fatto senz'altro se non l'avesse odiata e temuta tanto da non riuscirne a parlarne.
Jean è stata per me un esempio, mi ha dimostrato come evitare il pensiero della vecchiaia. La sola idea la colmava di rancore e disperazione. A volte annunciava l'ardito proposito di tingersi i bei capelli grigi di rosso acceso, eppure non l'ha mai fatto: non tanto, credo, perché il buonsenso le diceva che il risultato sarebbe stato grottesco, quanto perché non aveva la forza di organizzare il tutto. In altre occasioni — piuttosto rare — bere la faceva sentire meglio, ma il più delle volte la rendeva querula e capricciosa. Si aspettava che la vecchiaia la deprimesse e così fu, ma poi, quando ormai c'era dentro, dava sfogo a quella depressione lamentandosi di altre cose, perlopiù inezie, perché la vecchiaia in sé era una questione troppo grande da affrontare — benché in effetti una volta disse che riusciva a tenere a bada il panico solo grazie al suo kit da suicidio. Si affidava da anni ai sonniferi e ne aveva messa da parte una notevole scorta nel cassetto del comodino, da usare il giorno in cui le cose si fossero messe male. In effetti le cose si misero male, ma dopo la sua morte controllai il cassetto e vidi che la scorta era ancora intatta.

Diana Athill, Da qualche parte verso la fine, Bur

30 ottobre 2011

 O tempi!

"Tempi duri", disse. "Tempi duri". […] "Non si sa più di chi fidarsi al giorno d'oggi. Non vi pare?"
"Certo, la gente non è più quella di una volta", approvò la nonna.
 
Flannery O'Connor, Un brav'uomo è difficile da trovare

28 ottobre 2011

Abbandono

Fino a una ventina d'anni fa – forse qualcosa di più – c'era un altro edificio nella nostra proprietà. Per me si trattava di un modesto granaio o di un grosso capanno di legno nel quale Pete teneva i suoi arnesi e dove finivano vari oggetti un tempo utilizzati e ora in attesa che si decidesse cosa farne. La costruzione venne abbattuta poco dopo che Pete era stato sostituito da una energica giovane coppia, Ginny e Franz, i quali si portavano il proprio equipaggiamento moderno a bordo di un furgone. In seguito smisero di venire, avendo deciso di mettere su un vivaio, ma a quel punto poterono mandarci i nipoti adolescenti a rasare l'erba del prato, tanto per qualunque altra cosa mia madre aveva perso interesse.
«Ho lasciato perdere, tutto qui, – diceva. – È incredibile come sia facile lasciar perdere».

Alice Munro, "Faccia", Troppa felicità, Einaudi

27 ottobre 2011

Quando si diventa scrittori 

All good books are alike in that they are truer than if they hadreally happened and after you are finished reading one youwill feel that all that happened to you and afterwards it allbelongs to you; the good and the bad, the ecstasy, the remorseand sorrow, the people and the places and how the weatherwas. If you can get so that you can give that to people, then you are a writer.
 
Ernest Hemingway

26 ottobre 2011

26 ottobre 2011

Seccatura o gioia per gli occhi

Né Helene né Vi sono particolarmente interessate alla natura al di là dei confini del loro giardino. Per Helen, quando viveva ancora a casa, la natura si manifestava come un problema pratico — gli alberi che tenevano in ombra la casa, il prato che non cresceva bene, le ghiande nel vialetto — oppure come una forma addomesticata di bellezza: il suo cespuglio di azalea preferito, per esempio, o il corniolo in fiore. Il suo lavoro in giardino era di manutenzione più che di progettazione, con l'eccezione dei geranei, che le piaceva disporre tutti in fila davanti alla veranda a primavera. Sempre a primavera, poi, aspettava i primi fiori dei bulbi. La natura le piaceva anche sotto forma di panorama visto dal finestrino della macchina in una gita domenicale.

Lydia Davis, "Helen e Vi, Uno studio su salute e vitalità", Creature nel giardino, Bur

24 ottobre 2011

Lei li ha saldamente varcati

Entra nel negozio e acquista una copia del libro. Come dobbiamo vivere. Niente punto interrogativo. La commessa che glielo vende dice:  E lo sa che se torna con il libro venerdì pomeriggio fra le due e le quattro, ci sarà qui l'autrice a firmare le copie? Si ricordi soltanto di non staccare l'adesivo dorato che dimostra che l'ha preso qui.
Joyce non ha mai capito perché la gente si metta in fila per il gusto di posare gli occhi sull'autore di un libro e andarsene con la firma di uno sconosciuto in prima pagina. Perciò bofonchia qualcosa che non è né un sì né un no.
Non sa neppure se leggerà il libro. Al momento ha cominciato un paio di belle biografie che certamente sono più il suo genere, rispetto a questo.
Come dobbiamo vivere è una raccolta di racconti; non un romanzo. Il che è già di per sé una delusione. Sembra sminuire l'autorevolezza del libro e far apparire l'autore come qualcuno che sta solo appeso ai cancelli della letteratura con la L maiuscola, anziché averli saldamente varcati.

Alice Munro, "Racconti", Troppa felicità, Einaudi

24 ottobre 2011

Amoroso auspicio

A come Auspicio

Né l’intima grazia della tua fronte luminosa come una festa
né il favore del tuo corpo, tuttora arcano e tacito e fanciullesco,
né l’alternarsi delle tue vicende in parole o in silenzi
saranno offerta così misteriosa
come rimirare il tuo sonno coinvolto
nella veglia delle mie braccia.
Di nuovo miracolosamente vergine per la virtù assolutoria del sonno,
serena e splendente come fausto ricordo trascelto,
mi offrirai quella sponda della tua vita che tu stessa non possiedi.
Proiettato nella quiete,
scorgerò quella riva estrema del tuo essere
e ti vedrò forse per la prima volta
quale Iddio deve ravvisarti,
annullata la finzione del Tempo,
senza l’amore, senza di me.

Jorge Luis Borges, Amoroso auspicio

24 ottobre 2011

Cerca bene
 
Non mi chiama nessuno. Non posso controllare la segreteria telefonica perché sono rimasta a casa per tutto questo tempo. Se esco, potrebbe telefonare qualcuno mentre sono fuori. Allora quando tornerò potrò controllare la segreteria telefonica.
 
Lydia Davis

23 ottobre 2011

  
Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Transeuropa, collana Co|da, 1994

Questa collana continua a ispirare molte grafiche editoriali.