Archive for gennaio 2012

30 gennaio 2012

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Martin Kippenberger, Selfportrait

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I libri politici

30 gennaio 2012

Esistono libri politici, o meglio libri di politica. Molti sono libri “giustificativi”, cioè libri che testimoniano un mancato atto politico. Altri, non molti, sono libri pienamente politici, scritture che accompagnano un’azione politica concreta e che il pubblico vuole e deve conoscere.

Carlo Feltrinelli, Senior Service

L’esordio dei gialli Mondadori

30 gennaio 2012

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Sarebbe un mondo meraviglioso

27 gennaio 2012

È terrificante pensare al numero di romanzi che vengono scritti, annunciati, pubblicati, acquistati dalle biblioteche e poi recensiti, comprati, presi in prestito, letti e abbandonati nelle sale degli alberghi, sugli autobus, sui treni, sulle sedie a sdraio. È possibile credere che ciascuno di questi sia stato un tempo l’amata progenie di qualche autore orgoglioso, la speranza accarezzata nella quale egli vive ora una seconda e più ricca esistenza?
L’opinione pubblica, vecchia nutrice bugiarda, grida: “Sì! Libri eccelsi, libri immortali nascono ogni minuto, ognuno più vitale del precedente. Chi di voi è senza peccato scagli la prima critica.” Sarebbe un mondo meraviglioso ed eccitante se fosse vero! O se anche solo un numero limitato di questi libri non fossero marionette, fantocci, burattini con la stessa espressione fissa e riempiti della stessa segatura, diversi solo quel tanto da attirare l’attenzione, e sufficientemente simili da non provocare alcun effetto più profondo. Dopo tutto, in questi magri anni di abbondanza, come potrebbe essere altrimenti? Se lo fosse, neppure il lettore più incallito, alla velocità con cui oggi i libri vengono scritti e letti, potrebbe sopravvivere a tante sollecitazioni rivolte alla mente e al cuore. Leggere, per la grande maggioranza della gente, non è una passione ma un passatempo, e scrivere, per molti autori moderni, è un passatempo e non una passione.

Katherine Mansfield, La passione della scrittura, La Tartaruga edizioni

ANALOGICO #1: Natura

27 gennaio 2012

Cosmo, creato, spazio, terra, mondo, il tutto, Dio.

Moravia valutatore

26 gennaio 2012

[Roma], 29 ottobre 1954

Caro Bompiani,

ho finito la lettura delle bozze di Brancati. Ecco alcune osservazioni:

1. Prima di tutte le bozze non sono soltanto scorrettissime dal punto di vista della tipografia (refusi, parole malscritte etc. etc.) ma anche da quello del testo. Voglio dire che ci sono personaggi che cambiano nomi, incongruenzi palesi, ripetizioni, scambi di episodi, capitoli che si trovano non dovrebbero essere, parole che non possono essere quello che sembrano. Qui non basta né la nostra correzione, puramente formale, né quella del proto, ci vuole una correzione intelligente, fatta un uomo di lettere.

2. Valore del libro. È un libro che farà torto alla memoria di Brancati il quale è morto lasciando un’opera conclusa e definitiva. Con questo si riapre la questione Brancati. È un libro informe, in cui è del tutto assente lo spirito comico degli altri libri, sperimentale, provvisorio. Brancati probabilmente era in crisi, non voleva più essere lo scrittore comico che tutti conoscono. […] Il libro susciterà interesse e discussione ma, almeno così io penso, non gioverà alla fama di Brancati come artista e verrà giudicato piuttosto severamente dal punto di vista estetico.

3. Tagli eventuali. […] Penso che non possiamo prenderci la responsabilità di tagliar nulla.

4. In conclusione, bisognerà pubblicarlo con una prefazione che metta le mani avanti sia dal punto di vista delle allusioni sia da quello estetico. Ecco tutto. […]

Cordialmente tuo,

Alberto Moravia 

Calvino editor e ufficio stampa

25 gennaio 2012

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Il nostro approfondimento su Calvino alle prese con il lavoro editoriale. Scritto da Michele Martino, impaginato da Alessia Caputo e Eleonora Rossi.

De Santis su Madeleine dorme

25 gennaio 2012

“Madeleine dorme” di Sarah Shun-lien Bynum (Transeuropa) è un libro davvero singolare, coraggioso per certi aspetti – e felice: ha la felicità di chi entra con la gioia della letteratura nel territorio stesso del Letterario che tutti potremmo dare per acquisito (il Sogno, l’Allegoria, il Surreale) e forse non è un caso che la novità – scoperta da Michael Cunningham e apprezzata da J. Frenzen – venga da una scrittrice esordiente americana di origini cinesi. Forse non c’entra nulla, ma mi piace pensare che ci sia un’appropriazione generazionale da parte dei nuovi scrittori di seconda generazione, se la letteratura è anche una tradizione che si trasmette per una complessa rete di simboli e narrazioni.

Madeleine, la protagonista del racconto – ma anche l’agente della fantasia narrata – è una ragazza che dorme in una francia della seconda metà dell’800 e che genera personaggi con i suoi sogni, mescolando così la realtà della sua famiglia – la madre che l’accudisce, la richiama, confeziona marmellate – e il sogn della sua comunità allargata, fatta di una donna obesa a cui spuntano ali con cui prende il volo, una giovane moglie trascurata che si trasforma fino ad assomigliare alla viola da gamba adorata dal marito musicista e una vedova con il pallino dell’arte fotografica e una predilezione per la pornografia, ma anche un petomane buffo e poetico.

Un mondo da scoprire che Madeleine penetra e vive, facendosi corpo di quel reale. Naturalmente i riferimenti sono quelli che possiamo immaginare: il nome-bisocotto proustiano, Alice, Kafka, le Metamorfosi di Ovidio, Freud il Surrealismo. Tutto già visto? Si e no. Sarah Bynum è per sua ammissione – per amore, direi – debitrice di tutto questo, ma è sorprendente il fato che abbia trovato il modo per recuperare tutta un’eredità e rinnovarla. Innanzitutto nelle modulazioni formali: il romanzo che procede per brevi capitoli a volte quasi in “blank verse” – con modalità poetiche a cui la traduzione (molto buona pare, di Elvira Grassi e Leonardo G. Luccone) sa dare respiro – è un romanzo di innovazione (o rinnovamento salutare) che esce dalla scuola di scrittura di Cunningham ma che non ha nulla dei compiti ben fatti e schematici a cui ci hanno abituato le stesse scuole (la narrazione di due storie parallele, che poi si fondono, il cacciatore di aquiloni o la solitudine dei numeri priomi ne sono esempi sommi) ma si prende la libertà di essere libera.

L’intreccio, pensiero unico e ossessione di editor e lettori, qui si de-forma, ma pure si ricompone in una girandola di frammenti luminosi di immaginazione che sembrano vorticare in un ambiente liquido e onirico,come il sogno, per poi incastrarsi uno con l’altro a dare un senso. Sarah Bynum ci da si uno sfondo di ombre – la realtà, la mamma, i fratelli, una stanza nella silenziosa campagna francese, il sonno custodito, tra malattia e destino – ma in primo piano mette il mondo di luce carnosa dei suoi protagonisti, alcuni dei quali non a caso impigliati in attività più che sensuali o corporee. IL grasso prominente della donna, la gamba-viola, Monsieur Joy che Madeleine esplora sessualmente, il fotografo Adrien, che fotografa i malati, l’atrice ossessionata dai castrati…

Spira infatti dentro le atmosfere del classicismo 900 del’Onirico una spirale di sessualità vorticosa, perversa, molto più pronunciata, seppur disseminata in una scia di velluti e bon ton.Circo di freaks non c’è dubbio, ma questo è un romanzo a cui l’autre chiede al lettore di condividere il sogno di una letteratura libera d a convenzioni, dunque di una letteratura tout court. E’ una giovane autrice che lo chiede, ma proprio per questo èè significativo. Proprio nel cerchio di ciò che non ha propriamente forma ogni volta avviene una celebrazione, quella dell’energia creativa. Salutare questo romanzo come un caso letterario pur nella sua eccezionalità e come debutto di una giovane autrice cino-americana fa ben sperare sulle possibilità di ritrovare forza e forma alal letteratura nell’immediato futuro ( e anche sulla tenuta pur nella difficoltà generale della nostra piccola editoria, visto che un prodotto così arriva in traduzione da Transeuropa: si dovrebbe dir meglio e di più della piccola e media editoria, come si fa con la piccola e media impresa nel campo dell’economia dei bene materiali).

pubblicato su da Mario De Santis qui.

8×8, il comunicato

25 gennaio 2012

8×8, il concorso letterario dove si sente la voce

Quarta edizione

Bruciano le polveri di 8×8, il concorso letterario organizzato da Oblique Studio giunto ormai alla quarta edizione e a un sorprendente numero di scrittori che hanno pubblicato.

In 8×8 ci si concentra sulle narrazioni brevi, brevissime: raccontare una storia (il tema è libero) in 8000 battute.

In ogni incontro otto scrittori preselezionati da un gruppo di dieci editor si sfideranno a colpi di ottomila battute di fronte a una giuria di qualità, composta da professionisti dell’editoria, e a una giuria popolare, il pubblico in sala.

Elliot, Rizzoli, Hacca, Transeuropa, Gaffi e Fandango sono le case editrici madrine di questa edizione e premieranno tutti i partecipanti a suon di libri.

Al vincitore di ogni serata verrà poi affiancato un editor professionista che lo aiuterà a migliorare il racconto in vista della finale, che si terrà durante il Salone del libro di Torino.

La competizione si aprirà di volta in volta con il reading di uno scrittore affermato suggerito dalla casa editrice madrina.

La deadline per l’invio dei racconti è il 27 marzo.

Il regolamento e ulteriori informazioni si trovano sul sito di Oblique.

Le serate, le case editrici madrine

Martedì 6 marzo, Elliot, Le Mura, Roma;

Martedì 20 marzo, Transeuropa, Le Mura;

Martedì 3 aprile, Gaffi, Le Mura, Roma;

Martedì 17 aprile, Hacca, Le Mura, Roma;

Domenica 29 aprile, Rizzoli, La Scighera, Milano.

a partire dalle 20,30.

Dove

Le Mura, via di Porta Labicana, 24, Roma

La Scighera, via Candiani, 131, Milano

Per informazioni

Ufficio stampa: Caterina Di Paolo 328 6247828, Elvira Grassi 06 64465249, 8x8_ufficiostampa@oblique.it

Regolamento completo, faq e altro su Oblique.

A WORD A DAY #87: Stigma

25 gennaio 2012

Hoepli: 

Marchio che anticamente veniva impresso sul corpo degli schiavi e dei malfattori
‖ Piaga

Treccani:

a. Nell’uso letter., con sign. vicino a quello etimologico, marchio, impronta, carattere distintivo: quella misteriosa inclinazione … ch’è il vero stigma della nobiltà femminile (Fogazzaro); l’antica cultura popolare, tuttora radicata … specie fra i contadini, segnava di uno stigma religioso certi mali indecifrabili (Morante). In questo sign. è usato anche il plur. stigmate o stimmate (v. stimmate). 

b. In psicologia sociale, attribuzione di qualità negative a una persona o a un gruppo di persone, soprattutto rivolta alla loro condizione sociale e reputazione: un individuoun gruppo colpito da s. psico-fisicirazzialietnicireligiosi.