Calvino lettore di Pavese

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Sanremo, 27 luglio 1949

Caro Pavese,
Tra donne sole è un romanzo che ho subito deciso che non mi sarebbe piaciuto. Sono ancora di tale opinione, sebbene l’abbia letto con grande interesse e divertimento.
Ho deciso che è un viaggio di Gulliver, un viaggio tra le donne, o meglio tra strani esseri tra la donna e il cavallo; è una specie di viaggio nel paese degli Hauihnhnn, i cavalli di Swift, cavalli con impreviste somiglianze umane, orribilmente schifosi come tutti i popoli incontrati da Gulliver. È certo un modo nuovo di vedere le donne, e di trarne vendetta allegra o triste. E la cosa che scombussola di più è quella donna-cavallo pelosa, con la voce cavernosa e l’alito che sa di pipa, che parla in prima persona e fin da principio si capisce che sei tu con la parrucca e i seni finti che dici: “Ecco, una donna sul serio dovrebb’esser così”. […]
Al lesbismo invece nessuno ci crede. Non è che una parola magica per indicare qualcosa d’oscuro e proibito praticato dalle donne-cavallo. Più che a Saffo si pensa a Pasife: o a strani riti con peni equini in legno di faggio. A ogni modo il racconto sta in questo girare intorno a un segreto morboso che cova lì in mezzo, e avvicinarglisi a poco a poco. Ed è condotto da papa; alla Cuor di tenebra insomma.
Poi ho scoperto che Tra donne sole e Paesi tuoi sono stessa cosa: due viaggi di persone “civili” tra i “selvaggi”. Talino e Momina sono lo stesso simbolo. Il mondo contadino e il mondo decadente borghese sono egualmente selvaggi e vengono giudicati (o meglio, visti; chi si può erigere a giudice dei cannibali?) da chi ne è fuori, per via d’un lavoro che ne trascende l’ambiente o le istituzioni (famiglia patriarcale, comunità salottiera): cioè chi lavora alle macchine agricole (e non chi lavora semplicemente la terra), chi fa i vestiti alle donne-cavallo (e non chi fa i quadri o anche le case, ma dal di dentro). E il vero messaggio del libro è un approfondimento del tuo insegnamento di solitudine, con in più qualcosa di nuovo sul senso del lavoro, sul sistema lavoro-solitudine, sul fatto che i rapporti tra esseri umani non fondati sul lavoro diventano mostruosi, sulla scoperta dei nuovi rapporti che nascono dal lavoro […] Tutto ciò t’avrà dimostrato come abbia, di questo libro “non piaciuto”, gustato tutti i possibili riferimenti morali: e altrettanto potrei dirti della struttura narrativa. Quel che non mi convince è, e già altre volte ho avuto occasione di dirtelo, la tua rappresentazione dei borghesi. […] Per scriver bene del mondo elegante bisogna conoscerlo e soffrirlo fino alle midolla come Proust, Radiguet e Fitzgerald, amarlo e odiarlo non importa, ma aver chiara la propria posizione rispetto ad esso. Tu non l’hai chiara: si scopre dall’insistenza con cui ritorni sul tema, che non è vero che te ne infischi, ma non hai, mi sembra, fatto ancora la scoperta del piglio che devi prendere rappresentando la gente chic.

Calvino

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