Modi di dire #7: La spada di Damocle

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L’aneddoto della spada di Damocle viene raccontato per la prima volta da Cicerone nelle Tusculanae Disputationes (libro V, versi 61-62), in cui si racconta che “il tiranno di Siracusa Dionisio il Vecchio (secondo altri il figlio Dionisio II), per far capire al suo cortigiano Damocle che la potenza e la felicità di un regnante sono assai precarie, lo invitò alla sua mensa, imbandita in modo splendido, e lo fece sedere al suo posto. Sul più bello Damocle si accorse che dal soffitto pendeva una spada retta solo da un crine di cavallo, simbolo delle preoccupazioni e dei pericoli che incombono sui sovrani. Il cortigiano impallidì e pregò il suo ospite di lasciarlo andar via” [Red., Perché si parla della “spada di Damocle”?, Focus, 28 giugno 2002].
L’espressione, riferendosi a questo racconto, non è altro che una metafora per rappresentare la responsabilità derivante dal potere oppure per descrivere una minaccia che incombe continuamente.
Secondo l’American Heritage Dictionary of Idioms l’espressione è stata usata per la prima volta nel 1747.

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