Coincidenze

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Papà non crede alle coincidenze, o almeno non ci crede quando riguardano gli avvenimenti più importanti dell’esistenza: la nascita e la morte, per esempio. La vita non si accende e non si spegne così per caso, dice lui. Che il concepimento possa essere la conseguenza di un solo incontro fortuito, e che a un uomo possa capitare di trovarsi a letto con una donna senza averlo preventivato, be’, lui proprio non riesce a capirlo. Non più di quanto capisca che a volte la morte è il risultato di circostanze imprevedibili, come una pozzanghera e un po’ di ghiaia dietro una curva. Soprattutto se è possibile tirare in ballo altri fattori: calcoli e statistiche.
Papà la pensa a modo suo: è convinto che il mondo stia insieme grazie ai numeri, che le cifre siano il cuore stesso della creazione e che le date contengano verità profonde e una loro bellezza. Quelle che io chiamo, a seconda dei casi, coincidenze o fatalità, rappresentano per lui gli elementi di un sistema complesso. È inconcepibile, secondo lui, che si verifichino troppe coincidenze di fila. Una o due sì, ma tre mai.

Audur Ava Ólafsdóttir, Rosa candida, Einaudi

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