Archive for settembre 2012

Calmierare la gioventù

29 settembre 2012

…non è il momento di esaltare la gioventù: sarebbe del tutto inutile. I nostri vent’anni, i nostri trent’anni non sono carne da macello. La vostra sopravvivenza e la perpetuazione del sistema noi non le decidiamo imbracciando il fucile. La voracità della Storia mi ha risparmiata. È vero, sono tra quelli che il proprio secolo lo contemplano da seduti. Dal bordo di una piscina.

Caroline Lunoir, La mancanza di gusto, di prossima pubblicazione 66thand2nd

Vietato discutere

28 settembre 2012

Immaginate una società dove sia vietata ogni discussione che verte sulle arti, sulla musica e sulla letteratura. In questa socità ogni discorso orale o scritto sui libri, sui quadri o sui componimenti seri è bollato come chiacchiericcio illecito. Le sole recensioni dei libri in questa comunità immaginaria sarebbero quelle che possiamo trovare sulle riviste letterarie del Settecento e sui periodici trimestrali dell’Ottocento: riassunti spassionati delle nuove pubblicazioni, corredati da estratti e citazioni significative. Nin ci sarebbero né riviste di critica letteraria, né seminari accademici, conferenze o dibattiti su questo o quel poeta, drammaturgo o romanziere; niente James Joyce Quarterlies o Faulkner Newsletters; nessun saggio in cui si esprima un giudizio sulla sensibilità di Keats o sul vigore di Fielding.

George Steiner

I libri doppi di Tonon

28 settembre 2012

I libri doppi, uno tuo e uno mio,
i libri nostri, metà tuo e metà mio,
sono qui e mi dicono: lascia.
Lascia ad altri la scena, abita quei luoghi
dove si può solo scendere, scivolare.
Mi dicono: dopo verrà nessuno a prenderti,
a regalarti la carne, il senso.
Dopo che è adesso e così sarà,
questo piccolo nulla dove puoi sparire,
girare l’ultima pagina,
fingere di aver capito,
piangere le date incise a matita
che ti dicono, ora: dormi.

Emanuele Tonon, da La mela nella schiena, di prossima pubblicazione

Calasso su Bazlen

26 settembre 2012

…un uomo che comprava i libri di Kafka e di Joyce nel momento in cui uscivano, per il semplice fatto che erano gli scrittori del momento. Fui lui a scoprire Svevo e a ordinare al suo amico Montale di lettere quello scrittore totalmente ignoto.

Roberto Calasso, la Repubblica, 26 settembre 2012

Romanzo come forma d’arte

26 settembre 2012

Il romanzo è una forma d’arte e non può essere soltanto un’esperienza catartica. Deve essere sostenuto dalla bellezza e dalla verità.

Miriam Towes

24 settembre 2012

Scrittori americani, scrittori italiani

24 settembre 2012

Lo scrittore americano rivive nei suoi romanzi la vita che ha vissuto, lo scrittore italiano rivive la vita che non ha vissuto. Lo scrittore americano oltrepassa il limite di velocità consentito alla scrittura, lo scrittore italiano si tiene rispettosamente al di sotto. Lo scrittore americano è un tamarro che si rivela un intellettuale, lo scrittore italiano è un intellettuale che si rivela un tamarro. Lo scrittore americano ammira i colleghi più dotati, lo scrittore italiano li odi. Lo scrittore americano pensa che la scrittura è esercizio, lo scrittore italiano che è un dono. Lo scrittore americano influenza il cinema, lo scrittore italiano ne è influenzato. Lo scrittore americano configura, lo scrittore italiano trasfigura. Lo scrittore americano si sente in compagnia, lo scrittore italiano si sente solo. Lo scrittore americano, infine, gioisce per i falliti che hanno successo, lo scrittore italiano gioisce quando uno che ha successo fallisce

Massimo Lolli, “Tu vuò fa’ l’americano!”, Il Sole 24 Ore, 23 settembre 2012

Non sta al porco dire che l’ovile è sporco

22 settembre 2012

Non sta al porco dire che l'ovile è sporco di Florent Couao-Zotti
2012
La notte dura un secolo a Cotonou. A caccia dell’assassino di una squillo d’alto bordo e di una valigetta piena di polvere d’angelo ci sono, per scopi diversi, il commissario Santos e l’ispettore Kakanakou; Smaïn detto l’Arabo, un faccendiere arricchitosi chissà come; l’agente di sicurezza Sdk e due femme fatale puttane di professione. La forza di questo romanzo esilarante e pulp sta nello slittamento continuo della storia, che si dipana nel recinto di una Cotonou irrazionale, cortile di un’Africa contemporanea stanca di inghiottire gli scarti dell’Occidente.

Glauco Felici traduttore

22 settembre 2012

 

Non meno che ai molti che lo hanno conosciuto e amato, Glauco Felici (1946-2012), uno dei più insigni traduttori e ispanisti italiani del secondo Novecento, mancherà all’editoria e alla letteratura di questo paese. Da oltre quarant’anni leggevamo le sue parole inconsapevolmente, credendo di leggere soltanto le parole di alcuni dei più grandi scrittori spagnoli e sudamericani del secolo: Javier Marías (di cui Felici ha tradotto quasi tutti i romanzi, da Domani nella battaglia pensa a me L’uomo sentimentale, da Tutte le anime alla trilogia di Il tuo volto domani), due fondamentali premi Nobel come Mario Vargas Llosa (Il Paradiso è altrove e La festa del Caprone tra gli altri) e Octavio Paz, di cui stava traducendo alcune delle maggiori opere per un Meridiano che deve ancora uscire, e che assume ora il senso di una duratura eredità, l’infinito Jorge Luis Borges (Elogio dell’ombraManuale di zoologia fantastica) e il suo amico e doppio Adolfo Bioy Casares (i racconti di Un leone nel parco di Palermo), un poeta della levatura di Federico García Lorca, di cui è stato uno dei più intimi conoscitori italiani, José Lezama Lima, questo tormentoso Gongora cubano con il suo lussureggiante Paradiso, qualcosa di Cabrera Infante e molto di Osvaldo Soriano (e in special modo un romanzo struggente e amato come Triste, solitario y final), l’incandescente Paco Ignacio Taibo e l’elegante Juan Goytisolo, e ancora altri classici, come Diego de Torres Villaroel e Miguel de Unamano, e altri contemporanei, come Miquel de Palol, Quim Monzó, Antonio Skarmeta e Álvaro Pombo. Di alcuni di questi autori, poi, Felici fu non soltanto traduttore e curatore ma anche amico e importante interlocutore intellettuale, come testimoniano i ricchi carteggi intrattenuti con Mario Vargas Llosa, Osvaldo Soriano e Javier Marías, che gli conferì anche il fastoso titolo nobiliare di Visconte Foscolo – con eloquente riferimento a un poeta che fu traduttore – nell’ambìto e fantastico Regno di Redondo, dove Marías ha posto, con scherzosa serietà, alcuni dei più illustri uomini di lettere d’Europa.
Diceva un autore tradotto da lui, Octavio Paz, che un uomo di lettere “non ha biografia: la sua opera è la sua biografia”, e anche la vita pubblica di Glauco Felici, come quella degli autentici uomini di lettere, sembra lasciarsi ripetere solo attraverso il vertiginoso sfilare dei titoli a cui lavorò e le sue prestigiose collaborazioni con i giornali, primi fra tutti il manifesto e La Stampa. Nel suo caso, tuttavia, anche altro andrà ricordato che non dicono i libri e gli articoli e nemmeno i tanti premi vinti, dal Grinzane Cavour al Monselice, ed è la sua ininterrotta attività di consulenza per grandi realtà come Einaudi e il Saggiatore, che fa di lui uno degli alacri e oscuri artefici della storia editoriale della letteratura ispanica in Italia. Lo caratterizzò sempre, in questo ruolo, una tenacia senza compromessi nel promuovere autori e letterature distanti dagli umori dei mercati, nel cercare e talvolta faticosamente trovare spazio per prose nuove e difficili, per nomi ignoti e importanti.
Serve per essere traduttore, per essere il segreto scrittore di uno scrittore, una misura di umiltà e un’ugual misura di amor proprio, una mobile mescolanza di modestia e di orgoglio: non si può dare a un altro uomo nulla di più personale che le proprie parole, ed è questa una delle più alte abnegazioni di sé, ma pensare di poter restituire le parole di un altro uomo in qualsiasi altro modo che non siano le sue stesse parole, questo è un atto di suprema fierezza. L’una e l’altra sono state le prerogative essenziali ed esistenziali di Glauco Felici, e le contiene entrambe questa sua considerazione che descrive con disinvolta spietatezza l’arte di tradurre: “So di aver fatto una grande traduzione quando, rileggendola dopo molti anni, non riconosco che è mia”. È eccessivo, probabilmente, dire che muore, insieme a un traduttore, anche qualcosa di ogni scrittore che traduce, eppure, al tempo stesso, non si può forse immaginare nessun altro silenzio che sia vasto e profondo quanto quello che si ha quando, alla morte di un traduttore, sembrano tacere per un lungo momento, tutte insieme, alcune delle più grandi voci dell’umanità.

Simone Barillari, Glauco Felici, scrittore segreto, il manifesto

Romanzieri animali raccontastorie

22 settembre 2012

I miei eroi personali sono due scrittori, Don DeLillo e Alice Murno. Entrambi hanno dedicato tutta la vita a creare storie, tentando di trovare un senso nel mondo e nelle loro esistenze. Per me sono loro gli individui reali, e dunque i più reali tra gli esseri umani, perché è pur vero che l’homo sapiens non ha pari nel costruire utensili, ma ciò che più profondamente ci distingue dagli altri animali è la capacità di assemblare, integrare e comunicare i nostri ricordi. Siamo, in ogni senso, animali raccontastorie.

Jonathan Franzen