Vita da giocatori d’azzardo

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Il padre di Roger era stato uno dei più famosi scommettitori del Diciannovesimo secolo. Dal momento che non scommetteva mai su un cavallo quotato meno di otto a uno e dal momento che spesso puntava su cavalli tutt’altro che favoriti quotati venti a uno, Venti era diventato il suo soprannome e Roger l’aveva ereditato insieme alla sua singolare mania. […] Aveva un piccolo reddito e viveva proprio come suo padre si aspettava che avrebbe vissuto: su e giù per il paese a seguire i cavalli, frequentando, di tanto in tanto, gente benestante, e convincendosi, tra un autoinganno e l’altro, di essere fortunato, ricco e appagato. A volte andava al meeting di Saratoga in aereo. Altre volte ci andava in treno, in pullman o col traghetto. Altre volte con l’autostop, e una volta si fece addirittura tutta la strada da Ballston a Saratoga a piedi. Tutto quello che faceva lo faceva nei moltissimi modi di chi è molto ricco o di chi è molto povero. Capitava che dormisse in grandi hotel ma capitava pure che dormisse sulla striscia di prato che separa le due corsie della Union Avenue, avvolto nelle copie del Morning Telegraph.

John Cheever, “Saratoga”, in Tredici racconti, Fandango

 
“Affari” le diceva sempre suo padre. “Un gioco da ragazzi”. Fino alla morte del padre non seppe mai fino a che punto il termine “gioco” si applicasse alla lettera ai traffici di lui. Simeon Peake, che viaggiava per il paese con la figlia piccola, era un giocatore d’azzardo per professione, carattere e talento innato. Quando la fortuna gli girava bene vivevano alla grande, dormivano negli alberghi migliori, mangiavano piatti di pesce insoliti e succulenti, andavano a teatro, si spostavano su calessini a noleggio (sempre a due cavalli: se Simeon Peake non aveva abbastanza soldi per un tiro a due, preferiva camminare). Quando però la fortuna gli volgeva le spalle vivevano nelle pensioni, mangiavano cibo da pensione e indossavano gli abiti che avevano comprato quando il soffio della Fortuna era stato favorevole. E nel frattempo Selina frequentava scuole buone, cattive, private, pubbliche, con regolarità sorprendente, considerata la sua vita da nomade.

Edna Ferber, So Big. Una storia americana, Bur

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