Che tipo di moglie sei?

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Una volta finito di mangiare, le guance dell’uomo avevano assunto un altro colore. Prese fiato e disse: «Sto andando in città. Voglio trovarmi una moglie. Faccio male ad ammetterlo? Sarebbe meglio non dirlo forse. Sembra una cosa infantile. O antiquata. Andare in città in cerca di una moglie».
Il bourbon aveva reso Judith meno spigolosa.
«Che tipo di moglie vuoi?».
Lui alzò un sopracciglio. «Che tipo? Perché, quanti tipi ci sono? Non lo so. Un tipo gentile. Un tipo fedele. Magari con gli occhi scuri».
Si girò per guardarla bene in faccia. Da vicino lui aveva una palpebra leggermente afflosciata. Un viso lungo, serio, due mezzelune scure sotto gli occhi.
Le chiese: «Tu che tipo di moglie sei?».
Era una domanda stupida, lei lo capì quando se la vide ritorcere contro.
Lui aspettò.
Come rispondere? Come descrivere il senso di infinita costrizione, la tenerezza, il desiderio di essere sola e la gratitudine di non esserlo, e la fantasticheria di qualche altro uomo che la gettava sul sedile posteriore della sua macchina come un sacco d’immondizia?
Avrebbe potuto dire qualsiasi cosa. Voleva toccargli il viso. Voleva togliergli le scarpe e i pantaloni. Rispose: «Un tipo schifoso».

Sarah Braunstein, Il dolce sollievo della scomparsa, 66thand2nd

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