Archive for luglio 2013

Nella metropolitana di NY

30 luglio 2013

A Pax piaceva la metropolitana di quella città. Gli piacevano i suoi echi, il suo calore, le zaffate di marcio, la sua congrega di musicisti, sbandati e turisti, il modo in cui il suo tanfo che sa di uovo ti entra in bocca, entra in bocca a tutti. La forza democratizzante della metropolitana, la sua ineluttabile evocazione della morte che verrà per tutti noi, in qualche modo era rassicurante. Piastrella che trasuda. Cemento vischioso. Ratti enormi e tremanti con le code che sembrano l’antenna di una macchina. Pax restava sottoterra per giorni e giorni. Viaggiava. Camminava. Osservava. Gli piaceva aspettare sui marciapiedi, bloccato nella ressa, gli piaceva quel respirare e sudare collettivo, le facce che le persone facevano quando la folla le schiacciava – o meglio, gli piacevano le facce che le persone cercavano di nascondere, gli occhi distolti, le labbra strette, gli piaceva quando una faccia tradiva il suo proprietario. C’era una faccia che vedeva dappertutto. Quella di una ragazzina.

Sarah Braunstein, Il dolce sollievo della scomparsa, 66thand2nd

 

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Integrarsi

29 luglio 2013

“Il personale d’ufficio, sia esso staff o line, deve rendersi conto di partecipare effettivamente, fattivamente alla produzione, d’esserne un elemento integrante. E integrato. Tutti, dalla signorina che effettua la scritturazione a macchina, su su fino al massimo livello. Spetta a noi formare e soprattutto sensibilizzare i quadri, specialmente quelli intermedi. Dove vogliamo arrivare? Non lo sappiamo.”

Luciano Bianciardi, L’integrazione

Carotaggio francese

26 luglio 2013

È per questo che sono così freddi e malinconici, questi francesi! Guardateli per strada! È uno spettacolo penoso! Vi rendete conto che si vestono di grigio o di nero trecentosessantacinque giorni all’anno, addirittura trecentosessantasei quando l’anno è bisestile? Il verde elettrico invece, amici miei, è il colore della vita, della speranza, dell’ottimismo. E siccome in questo paese la gente non vive, non ha speranza ed è pessimista, è normale che odia questo colore. Tu, col bel fisico che ti ritrovi, non dovresti avere un attimo di esitazione, ragazzo mio! Di che hai paura, di’? Di queste persone che di moda non ci capiscono niente? Io sono strasicuro che tornerai nel mio negozio e mi chiederai vestiti anche di altri colori. E tra parentesi ti informo che ancora non hai visto niente, perché nel magazzino qua sotto ne ho per tutti i gusti, rosa, gialli, rossi, viola! Se non lo prendi vuol dire che sei ancora sotto la dominazione colonialista!

Alain Mabanckou, Zitto e muori

Un gavettone di merda per DFW

21 luglio 2013

Wallace “si è lasciato prendere troppo da proprio talento e da alcune recenti teorie letterarie”.

Kirkus Review su La ragazza dai capelli strani di D.F. Wallace, 1989

Wallace scrive a Morrow: “Un gavettone di merda vero e proprio […]. Ho detto a Gerry che stavolta non leggerò nessuna dannata recensione, buona o pessima che sia”.

Il benessere mentale è misterioso

21 luglio 2013

La pratica della psichiatria ha in parte a che fare con l’idea di vedere il mondo come un insieme di tribù. Prendiamo una serie di individui con un cervello che mappa la realtà in modo simile: le differenze in questo gruppo apparentemente normale, questo gruppo di controllo che costituisce la maggioranza dell’umanità, sono minime. Il benessere mentale è misterioso, ma questo gruppo è abbastanza prevedibile, e vi si può applicare ampiamente il poco che la scienza ha scoperto sulle funzioni cerebrali e i segnali chimici.

Teju Cole, Città aperta, Einaudi, traduzione di Gioia Guerzoni

Femine belle e laide e vecchi e li criaturi tutti

21 luglio 2013

quanno sirena lincinante smosse
l’aria funosa strisciante
nun era bulanza nun era pizìa
nisciuno capìa onde venisse
nui c’accostammo tutti al raille
e niuno passava ma forte sonando
vieppiù sibilante nu cataclisma
nu coso d’aria veniente da celo
nu serpente de moto recamava
lu terreno sfaltato e insieme
cuciva serie de traffici e ‘ncroci
pè uni battaglie pè ll’altri narcosi
perai e piegati e femine belle e
laide e vecchi e li criaturi tutti
riversi come da nastro su per le strade
collo de mia dignitate! speculo opaco
allungato a reggere l’occhiale
periscopio de clare ‘ntenzioni
de logistiche decisioni
sopra mondo affacciato
ocio de laser puntato
su ogni foro luciato
ocio d’anticipo fissante
punto al torace giaccato
manco appellato ossato
manco temporale figurato
en bianco e nero spezzato
se movono clacsonando forte
se fermano s’arrossano
stoppati e clacsonando
repartono acclusendo
s’avviano strusciando

Biagio Cepollaro, Della mancata esplosione

Relazioni stinte

18 luglio 2013

“Vuoi ripetere quel rito?” […]
“No, si tratta di una cosa completamente diversa. Questo è un incantesimo vero e proprio”. “Un incantesimo a cui posso partecipare?”. “Non siamo una confraternita. Siamo più simili a persone cui capita di fare gli stessi sogni”.

Giordano Tedoldi, I segnalati, Fazi editore

Oh resta chiusa e libera nell’isole
del tuo pensiero e del mio,
nella fiamma leggera che t’avvolge
e che non seppi prima
d’incontrare Diotima,
colei che tanto ti rassomigliava!
In lei vibra più forte l’amorosa cicala
sul ciliegio del tuo giardino.
Intorno il mondo stinge; incandescente,
nella lava che porta in Galilea
il tuo amore profano, attendi l’ora
di scoprire quel velo che t’ha un giorno
fidanzata al tuo Dio.

Eugenio Montale, Incantesimo

Pendenti, senza salvezza

18 luglio 2013

Siamo appesi,
pendenti senza salvezza,
domandiamo pietà e la doniamo
a chi lascia l’ombra sulle strade inutili
di questo calvario,
abbiamo croci sul petto
e una storia che dura solo nella cenere,
abbiamo le mani perforate,
stiamo nei sudari come fosse normale,
abbiamo polvere nello sguardo
ma qualcuno vede lontano,
prima di noi le madri genuflesse
cresciute versando il latte
per i nostri occhi devastati.

Emanuele Tonon, La mela sulla schiena, Isbn

Risucchiare tutto

16 luglio 2013

Le parole devono circondare l’esperienza, come l’aspirapolvere nuovo di mamma, risucchiando tutto e rendendolo reale.

Binyavanga Wainaina, Un giorno scriverò di questo posto, prossimamente per 66thand2nd

Tre tipi di scrittori secondo David Foster Wallace

12 luglio 2013

Wallace era dell’opinione che gli scrittori contemporanei andassero divisi in “tre squallidi filoni”, corrispondenti a tre diverse reazioni all’insidiosità del potere televisivo. Nel primo trovavano posto i giovani avanguardisti del Brat Pack letterario come McInerney ed Ellis, che secondo Wallace praticavano un “nichilismo alla Neiman Marcus strombazzato attraverso yuppies dagli stipendi a sei cifre e la loro progenie dall’abbronzatura artificiale e moralità inesistente”. Il secondo filone era rappresentato dai minimalisti; Wallace definì il loro stile come “Realismo catatonico anche detto Ultraminimalismo anche detto Carver malriuscito”. Il terzo filone comprendeva chiunque altro Wallace avesse mai letto, in particolare gli scrittori prediletti dai suoi insegnanti in Arizona. Questi autori praticavano un “ermetismo da workshop, narrativa per la quale il complimento più alto presuppone le parole ‘competente’, ‘rifinito’, ‘senza problemi’, narrativa sulla quale le pre- e proscrizioni da Programma di scrittura incombono con la forza occlusiva degli orizzonti: niente personaggi senza traumi freudiani in un passato accessibile, senza descrizioni fisiche paradiagnostiche; niente immagini che non sfumino nella metafora updikeana d’ordinanza; niente attacchi senza una scena a forte tinti che ‘mostri’ quello che viene ‘detto’; niente epiloghi se prima non si verifica un’epifania preannunciata da un Freytag qualunque su un Macintosh qualunque”.

D.T. Max, Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi, Einaudi Stile libero