Il cortile dello scrittore

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Un tempo l’essere riconosciuti aveva una territorialità culturale. Ovvero, io pubblico un piccolo libro per il mio mondo: la città dove abito, il mio ambiente di lavoro, i miei parenti. Sogno il successo universale, ma è il mio territorio che mi deve riconoscere e parlo a coloro che condividono le mie radici. La scrittura era identitaria, era presentarsi al proprio mondo con la propria storia. Gli editori a pagamento hanno fatto danni incalcolabili: pubblicando libri destinati al macero e dando l’illusione della fama letteraria. Ma gli autori in fondo lo sapevano e fingevano di crederci. Importava poter regalare personalmente le copie. Il corpo dello scrittore con l’oggetto libro.

Roberto Cotroneo, Sette, 27 settembre 2013

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