Archive for ottobre 2013

Egoisti come le persone

31 ottobre 2013

“Sono come persone, gli animali, cioè, bisogna trattarli come persone. Possono restare delusi proprio nello stesso modo. E anche tra di loro sono così, egoisti e senza scrupoli. Ha letto quella cosa dei babbuini? Quello che succede? Le femmine hanno i parti prematuri, perché il capobranco ammazza comunque a morsi il loro piccolo, se non è suo. Vuole imporre i propri geni. Tutto qui. Puro egoismo”.

Ingo Schulze, “Uccelli migratori”, Semplici storie, Feltrinelli

Le premesse di un libro

29 ottobre 2013

Sembra realmente che la ragione per cui uno scrittore scrive un libro sia per dimenticarlo mentre quella per cui un lettore lo legge sia per ricordarlo, e il conflitto tra queste due premesse produce a volte una strana incredibile situazione.

Thomas Wolfe, Storia di un romanzo, Fazi

Quando si diventa genitori

28 ottobre 2013

Succede quando si diventa genitori, disse Holly. Se qualcosa minaccia i tuoi figli, il tempo si ferma. Tutto perde di significato.

Jhumpa Lahiri, La moglie, Guanda

Benvenuti nella città più piccola del Canada

27 ottobre 2013

Algren era la città più piccola del Canada. Era scritto a chiare lettere su un vecchio cartello appena fuori del confine urbano e quando Knute aveva controllato presso uno di quegli uffici che si trovano sulle pagine azzurre, le era stato detto che millecinquecento è il numero minimo di abitanti che deve avere una città. E tanti ne aveva Algren. Ne avesse avuto uno in meno sarebbe stata un paese e anche solo uno in più sarebbe stata una città più grande. Al pari di ogni altra piccola città, del resto. Essere la più piccola costituiva il suo diritto alla celebrità.

MiriamTowes, Un tipo a posto, marcos y marcos

Vincere con facilità

24 ottobre 2013

Il talento non conosce calcolo, nell’agone. Guardare solo avanti, in attesa di alzare gli occhi al cielo, in una verticalità che, vada come vada, non potrà mai conoscere sconfitta. Cosa dovrebbe fare lo scrittore se non questo? Kafka si trasformava in una blatta, si lasciava perforare dalle mele, per puntare solo al cielo. Bisogna commuovere le stelle, oppure tutto è vano, tutto è solo intrattenimento, come fare i balli fitness in riva al mare a ferragosto, tutti campioni di ballo sterminati dalla voglia, dal bisogno di nientificarsi sulla spiaggia, lontani da qualunque gloria perché sta dentro l’unica gloria possibile. E allora chi guarda al cielo e prova a commuovere le stelle diviene un mostro, uno che può far crollare il sistema infallibile del ballerino da spiaggia, del venditore di case ammuffite. Vincere con facilità è lo sport per eccellenza di questo tempo terminale, uno sport pieno di campionissimi.

Emanuele Tonon, I circuiti celesti, 66thand2nd

Per le valige c’è tempo

23 ottobre 2013

Dovrei scendere a fare la valigia ma c’è tempo, è l’ultima volta che posso starmene qui a pensare ai fatti miei. Stavolta poi la valigia è facile, non c’è da scegliere, i vestiti di laggiù ormai non mi stanno, li ho già buttati quasi tutti. A ogni modo non erano abbastanza pesanti e siccome la gente di qui non porta i colori, con quelli addosso sembriamo tanti pagliacci.

Dulce Maria Cardoso, Il ritorno, Indies, traduzione di Daniele Petruccioli

Baratti

22 ottobre 2013

La Silvana è seduta su un sasso in riva al Reno. Ha i capelli lunghi che luccicano al sole. Porta una molletta. Brilla, quando le regolo l’anello d’oro. L’ho preso dalla cassetta del tesoro della mamma. La mamma ha uno sfogo sulle dita. Ormai porta solo la collana con il dente di cervo che le ha regalato il papà al suo compleanno. La Silvana prova l’anello d’oro a ogni dito. L’anello è troppo grande. Me lo restituisce. Lo infilo in tasca. Lo terrò nascosto finché le dita della Silvana saranno grandi a sufficienza. Lo Svuoc non me lo dà, se io non do niente a lei. Le regalerò la collana con il dente di cervo della mamma, in cambio mi bacerà sulla bocca.

Arno Camenisch, Dietro la stazione, Keller

Il racconto della nostra vita

21 ottobre 2013

Il racconto della nostra vita della nostra vita non è la nostra vita; è il nostro racconto. Tra poco lei dovrà dargli la notizia.
Le nostre vite non sono racconti. Adesso lei deve dargli la notizia.
Questo racconto non finirà mai. Questo racconto finisce

John Barth, Ad infinitum: un racconto breve, minimum fax

Ritratto di Donna Acida

20 ottobre 2013

Era solo un bacio sulla guancia ma lui doveva immaginarlo che lei non si sarebbe addormentata se lui le avesse dato un bacio sulla guancia.
Nuda, è ovvio. Tutta abbandonata, senza impaccio di coperte. Un piede preso nel lenzuolo. Il corpo un’ondulazione sopra le sue alture cremose. Una forsennata. No, un’ombra maldestra vicino alla bocca. Povera donna, sola senza una bottiglia o una pagnotta. Nemmeno una pera per compagnia. E fredda, la pelle un esperimento di blu. L’amore di Gilbert per il tornasole. Ritratto di Donna Acida. Miscelando la sua palette, Gilbert che crea la luce facendo uhm considerando la valenza, uhm si potrà far danzare insieme questi blu democratici quanto esattamente importa la materia. Amsterdam era meglio. Dovrebbe limitarsi ai nudi di città. La donna affamata con la sua carne e il sedere e le mammelle e tutto il resto. Carne. E ti fissa, caustica la bocca. Adagiata sul fianco, la fronte fusa in un braccio carnoso. Gemiti. Ti prego non dipingermi più di blu.

Heather McGowan, Schooling, Nutrimenti, traduzione di Marco Bertoli

Chiudere la bocca

20 ottobre 2013

Tutto cominciò con un bacio. Quasi sempre comincia con un bacio. Ela e Ziki erano a letto, nudi, solo le loro lingue si toccavano, e a un tratto lei si sentì pungere da qualcosa. “Ti ho fatto male?” le domandò Ziki, e quando lei scosse la testa, aggiunse: “Stai sanguinando”. […]
Non si baciarono per alcuni giorni, per via della ferita […]. Lei aveva la sensazione che lui le nascondesse qualcosa. E infatti, una notte, approfittando del fatto che Ziki dormiva con la bocca aperta, tese delicatamente un dito sotto la sua lingua e la trovò: una piccola cerniera lampo.

Etgar Keret, “Puntura”, da All’improvviso bussano alla porta, Feltrinelli, traduzione di Alessandra Shomroni