A ogni scrittore un gatto

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Quel gattino che nella nota incisione siede sulla spalla di Edgar Poe, quell’altro gatto che consolava lo spleen di Baudelaire, quei gatti zuccherati di Colette (che aveva finito per assomigliare a una gatta col fiocco al collo), quei gatti polemici di Léautaud, anche lui vecchio gattone pieno di croste, sono arrivati a Roma. Non c’è scrittore o scrittrice che non abbia il suo gatto o che non stia pensando di allevarne uno. L’altra sera io e Maccari incontriamo un gatto tanto insolente che: “Diamogli una pedata;” dice Maccari “c’è il caso che sia il gatto di uno scrittore”. E rivolto al gatto che ci guardava spavaldo: “Vergogna! Va’ a prendere i topi”.

Ennio Flaiano, Diario degli errori, Adelphi

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