Il tratto vagabondo dell’America che affascinò la Nafisi

by

Quando ero piccola, a Teheran, il mio professore di inglese mi raccontò la storia del Mago di Oz. Era la prima volta che sentivo parlare dell’America, del Kansas e dei cicloni. Più tardi mi dissero di un fiume che si chiamava Mississippi: Le avventure di Huckleberry Finn era il libro al quale tornavo più spesso negli anni in cui insegnavo inglese nella Repubblica islamica dell’Iran. Per tutto il romanzo Huck e Jim ribaltano completamente il mondo civile e perbenista. Sono sovversivi, ma di buon cuore; si fidano dei propri istinti e delle proprie esperienze. Più leggevo libri americani, più incontravo altri personaggi che sembravano fare qualcosa di simile — l’uomo invisibile di Ralph Ellison, il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald, la Janie di Zora Neale Hurston. Era quello l’aspetto dell’America — il suo tratto vagabondo — che mi attraeva di più. In qualche modo l’America incoraggia una natura girovaga, ed è sicuramente per questo che tanti immigrati qui si sentono a casa: possono essere degli outsider, eppure far parte della comunità. Anni prima di diventare americana facevo già parte di quell’America immaginaria.

Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, da Adephiana 1963-2013

Annunci

Tag: , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: