Archive for marzo 2014

Le facce di Elliott Erwitt

25 marzo 2014

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UK Illustrator Owen Davey

24 marzo 2014

a hairy octopus.

24 marzo 2014

Humorous and Bold Illustrations by Zhang Liang

24 marzo 2014

101 Books Mailbag #2

23 marzo 2014

101 Books

Thanks to everyone who asked questions on Tuesday for this second version of the 101 Books Mailbag. I also pulled a few questions I didn’t get to last time to round it.

So let’s get our mailbag on!

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Foto del giorno – Hermann Landshoff

23 marzo 2014

Fools Journal

Hermann Landshoff, Bicyclers, August 1946

Hermann Landshoff, Bicyclers, August 1946

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54. Portare a compimento

23 marzo 2014

La poesia e lo spirito

da qui

Stavamo facendo passi avanti e forse per questo percepivo, assorta in preghiera, qualcosa di cui avevo avuto sentore già da tempo.

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Il mondo fantasioso di Will Sanders

23 marzo 2014

Fools Journal

Avete mai dato un’occhiata alle fotografie dell’artista inglese Will Sanders? Mischiano fantasia e familiarità, colori e ironia, inquietudine e ordinario. Insomma, sono irresistibili.

http://www.willsanders.co.uk/

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Bad Sentences in Classic Literature: The Great Gatsby

23 marzo 2014

Dysfunctional Literacy

This is a library copy with a giant blood(?) stain on page 102. This is a library copy with a giant blood(?) stain on page 102.

When I first read The Great Gatsby decades ago, I didn’t question anything about it.  Everybody I knew who read books said it was a great book, so I assumed I was reading a great book.  As far as I was concerned, if F. Scott Fitzgerald wrote it, if Hemingway or Steinbeck or Twain or Dickens wrote it, then whatever it was must have been great.  I didn’t question these things.  Who was I to question the writing of a great novelist?

I started reading The Great Gatsby a couple weeks ago, but I had to stop because of some of the sentences.  I don’t know how critical to be of sentences in a great, influential book.  I hesitate commenting on The Great Gatsby because I criticized Holden Caulfield last week, and I don’t want to come across as constantly…

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Le interviste della terza serata di 8×8 — Carmen Verde

22 marzo 2014

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Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Spero che la mia scrittura e la mia storia incuriosiscano un po’ gli addetti ai lavori, e magari facciano venire voglia di leggere qualcos’altro di mio. Ma non m’illudo: m’aspetto una giuria di qualità cinica e spietata. Anche perché mica ci possono togliere tutte le nostre certezze.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Partecipo perché è una vetrina importante. Sto scrivendo un romanzo e, per me che nella vita faccio tutt’altro lavoro, è l’occasione di far leggere qualcosa di mio a un editor. 8×8 è un po’ il Fight Club degli esordienti scrittori. Ti fa venire allo scoperto, subito, senza filtri: sali sul palco, leggi e in 8 minuti capisci subito se la tua storia piace oppure no.

Dopo

Come è andata?
Il mio racconto è piaciuto. La giuria mi ha incoraggiato a continuare, a osare di più, a inventare sulla carta una nuova lingua. Una vera emozione sentire che nella mia storia e nella mia scrittura si mescolano le voci di Piero Chiara e di Gadda, ma come evocate da Calasso e riecheggianti un copione alla Hitchcock… Per un giudizio così, vale la pena aspettare anche tutta la vita!

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Faccio sempre in modo che la lettura ad alta voce aggiunga, e non tolga al mio racconto. Per questo preparo la lettura con la stessa cura che dedico alla scrittura, con l’obiettivo di costruire con la voce l’effetto che, scrivendo, ho ricercato sulla pagina. Non sono un’attrice, perciò cerco dei modelli nella realtà, per rendere credibili le voci dei miei personaggi. Per esempio, non essendo romana, per la cadenza della signora Ferri del mio racconto ho visto e rivisto un vecchio documentario Rai in cui la sora Lella va a fare la spesa a Campo de’ Fiori a comprare “i peperoni”… Quando sono salita sul palco, sapevo che la lettura non sarebbe stata una passeggiata. Nel mio racconto, c’è un narratore che presenta bonariamente, affettuosamente, cinque petulanti condomine che sfilano sulla pagina una dietro l’altra, come figurine. Per creare l’atmosfera della pagina scritta, oltre alle voci, dovevo rendere con la voce gli scricchiolii pettegoli delle poltrone, lo spiffero della maldicenza, i toni asmatici… Tutto in pochi minuti. Interpretare mi è parso l’unico modo per far sì che il pubblico seguisse la storia senza fatica. E credo di esserci riuscita. La giuria si è divertita, il pubblico ha riso. Personalmente, non chiedo di meglio. In un mondo in cui il must è la pubblicazione, io mi accontenterei di scrivere storie che possano anche solo essere lette con le orecchie. Magari con un sorriso.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
La giuria di qualità a 8×8 conferma ogni volta le aspettative. Per il voto del pubblico suggerisco una formula diversa nel conteggio dei voti: difficile conteggiare con precisione assoluta decine di braccia in penombra, con la visuale coperta da parte del pubblico, e il tutto in pochi secondi. Detto questo, avendo partecipato anche l’anno scorso, ho percepito un cambiamento nello “spirito” della giuria popolare. Tutti abbiamo, per fortuna, i nostri amici che vengono a fare il tifo per noi, ma servono regole più precise. Il giudizio del pubblico ha un valore immenso per uno scrittore, tanto più se esordiente. Non toglietecene il gusto, per favore. Martedì scorso, due racconti – tra cui il mio – hanno guadagnato sul campo il voto più alto della giuria di qualità, ma nessuno dei due andrà al Salone del libro di Torino. È un risultato che si accetta se corrisponde a un feedback “autentico” del pubblico. Se così non fosse, resterebbe un po’ di amarezza.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Sì.