Le interviste della seconda serata di 8×8 — Barbara Martelli

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Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
I miei racconti non li faccio leggere neanche ai miei amici più cari, di solito, o alla mia famiglia. Il loro giudizio mi terrorizza. Quindi mi aspetto, prima di tutto, terrore. C’è anche la felicità inattesa di partecipare e la curiosità di conoscere gli altri partecipanti, incontrarli magari davanti a un calice di vino apotropaico (prima) o di rilassamento (dopo), così come gli editori di 8×8 e quelli madrini della Newton & Compton. Spero di non perdermi per Roma, ché l’ultima volta che ci sono stata ero una ragazzina e mi incantavo in giro nella luce del pomeriggio.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Otto è il numero atomico dell’ossigeno, il numero dei venti mediterranei e il simbolo dell’infinito (tra le varie cose). Io poi sono nata il primo giorno di otto(bre). Insomma, il nome del concorso mi ha sempre fatto pensare a un respiro profondo, come quello che si prende prima di tuffarsi in apnea per una vasca intera. Quando mi sono imbattuta nell’edizione di quest’anno, stavo riscrivendo da capo un racconto. Ho provato a leggerlo ad alta voce, e durava poco meno di otto minuti. L’ho mandato.

Dopo

Come è andata?
Tanto per cominciare, non mi sono persa. La serata oscillava tra una massiccia dose di ansia, che a tratti si faceva più feroce, e la leggerezza euforica di essere lì, con gli altri ragazzi, tutti quanti per niente pronti a leggere. Quando alle otto hanno aperto il bar, è andata molto meglio! L’attesa è stata stremante… sono stata l’ultima a salire sul palco; erano ormai le undici passate, il buio del locale sempre più pieno di gente. Ascoltare gli altri racconti è stato bello, ogni frazione di otto minuti apriva un mondo tutto suo. Quando finalmente è stato il mio turno, l’angoscia se ne era ormai andata via da un pezzo e c’è stata solo la gioia di leggere davanti a tutti qualcosa che fino al giorno prima apparteneva al territorio più intimo.

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Aggiunge, assolutamente. Nonostante le prove, leggere un racconto ambientato in Sicilia con la mia cadenza milanese è stato agghiacciante. Eppure, bellissimo. Per quegli otto minuti, c’erano solo le parole da pronunciare, a qualcuno che stava lì apposta per ascoltarle. Ho sentito la responsabilità di ciò che ho scritto, il doverne rendere conto, senza il vantaggio della distanza. Ora che ci penso, è stato come quando a scuola prendevo un bel voto nel tema, e mi toccava leggerlo davanti a tutta la classe.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
La giuria di qualità di 8×8, come (per fortuna) ho scoperto troppo tardi, è famosa per essere feroce! In effetti, ci sono stati durante la serata commenti tosti. Anche se ammetto di essermi trovata d’accordo con quasi tutti i pareri che ho ascoltato e sempre mi sono sembrati ponderati e contestualizzati. I giudici avevano ben presenti i nostri racconti, e anche un po’ della storia di ognuno di noi, che stavamo lì in piedi, con la luce sparata negli occhi senza la possibilità di ricambiare il loro sguardo. I giudizi non si staccavano mai dal testo (scritto e letto). Al mio racconto sono stati dati ottimi suggerimenti, critiche sensate, complimenti che mi hanno reso felice, punti di partenza per riscriverlo una volta ancora. La giuria popolare era compressa nello spazio piccolo del locale, immersa in un buio da cui ogni tanto spuntavano le facce che urtavo, attraversandola. Erano soprattutto ragazze e ragazzi e hanno partecipato molto, nonostante la serata fosse lunga e sicuramente faticosa da ascoltare tutta intera. C’era, naturalmente, la differenza tra chi di noi aveva intorno i propri amici, a gridare e votare per lui, e chi invece arrivava da un’altra città, e restava un po’ spaesato. Ma la solidarietà generale del pubblico non è mancata mai!

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Certo. Scrivere è una delle cose che mi rende più felice al mondo, che mi cura e mi tiene compagnia. Non c’è stato un momento della vita in cui non ho scritto. Arrivare in finale a un concorso come 8×8 è stato importante perché a volte capita (a me capita di sicuro) di smettere un po’ di crederci, che i propri racconti possano essere buoni. Il racconto che ho letto ieri sera fa parte di un progetto di scrittura più ampio e ho molta voglia, ora ancora di più, di portarlo avanti. E poi per leggere una propria creatura davanti a pubblico e giuria (quella famosa per la sua ferocia, come si diceva prima) ci vuole coraggio. Ed è un atto che fa proprio bene! Tenere i propri doni per sé, quali che essi siano e per quanto ancora sia necessario lavorarci sopra, e non condividerli con gli altri, è uno spreco.

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