Archive for aprile 2014

Le interviste ai giudici di 8×8 — Riccardo Trani

30 aprile 2014

Se dovessi consigliare la lettura di un racconto a un giovane scrittore quale sceglieresti? Un racconto che sia manifesto, ispirazione e stimolo per la scrittura. E perché?
I racconti hanno una singolare affinità con i sogni. Come i sogni, si collocano in un tempo sospeso, indipendente da un prima e da un dopo. Nei racconti accadono spesso cose che appartengono all’irrealtà, o a realtà inesplorate e inesplorabili; molti scavano nei sentimenti ancestrali, nelle paure e negli incubi. E più che in qualsiasi altro genere letterario, nei racconti ha un ruolo determinante la geografia: come nei sogni, i luoghi sono spesso più importanti delle azioni. Per questo, tra i tanti decisivi che ho avuto la fatalità di incontrare, mi piace consigliarne uno che ha avuto origine proprio da un sogno del suo autore, e a cui sono molto legato. È Casa occupata, scritto da un Cortázar poco più che trentenne, e che apre la sua prima raccolta, Bestiario.

Autore di racconti e autori di romanzi. Esiste una differenza? Esiste un percorso che porta dall’uno all’altro o viceversa?
Il percorso esiste, dal momento che è stato compiuto. È difficile (e perfino gratuito) decidere se scrittori come Kafka, Hemingway, Pavese, Cortázar, siano stati migliori come autori di romanzi o racconti. A dispetto dei pochi che hanno scelto la forma del racconto come espressione privilegiata, raggiungendo anche esiti sublimi – penso a Poe, Carver, Munro –, la storia letteraria insegna che i due generi sono sempre stati appaiati, e l’uno nutre l’altro nel percorso di uno scrittore. Credo che il racconto possa essere uno spazio ideale di sperimentazione, che abitui a curare nei dettagli ogni singolo segmento narrativo. Quando si impara questa attenzione, questa “metrica”, il passaggio ai tempi più distesi del romanzo può non essere semplice, ma alla lunga i risultati saranno migliori.

Originalità, tecnica e cose da dire. Cosa conta di più nella riuscita di un buon racconto?
Tutto conta, ovviamente. Non c’è storia senza scrittura, e viceversa. Un racconto soffre sia che manchi originalità nei temi sia che pecchi nella tecnica. Oggi si tende a dare meno importanza a questo secondo aspetto, convinti che un buon editing possa appianare le carenze tecniche. Ma è un grave fraintendimento che ci sta condannando a una narrativa scialba e uniforme. Se un aspirante autore non possiede consapevolezza letteraria e una solida competenza tecnica, non sarà mai uno scrittore, anche affiancandogli il miglior editor sul mercato.

Cosa deve avere un racconto per essere definito un buon racconto? Esempi?
Quello che deve avere ogni forma di scrittura letteraria. Deve essere capace di scollare il lettore dal proprio orizzonte, trascinarlo in un’ambientazione estranea, trasmettergli gli odori, i suoni, farlo sentire un esploratore. Leggere è come un viaggio, la letteratura è un mondo nuovo impresso sulla carta invece che piantato sulla crosta terrestre. La difficoltà (o il privilegio) del racconto sta nel compiere tutto questo in uno spazio e in un tempo più limitati rispetto al romanzo. Perciò, meglio incidere senza tentennamenti, tenere la via maestra evitando le deviazioni, poi chiudere bene il cerchio lasciando che l’immaginazione del lettore faccia il resto.

Durante le serate di 8×8, la lettura del racconto fa trapelare aspetti emotivi e di personalità dell’autore.
Sì, e spesso sono totalmente estranei al valore del racconto. Anche se a volte istruttivi. Può essere utile capire in che modo un autore interpreta il proprio racconto. Quando sono stato in giuria, è capitato che rivedessi parzialmente (in positivo) il giudizio su un racconto dopo averlo ascoltato letto dall’autore. La sua interpretazione mi ha fatto capire che la mia lettura aveva “sbagliato” il tono, facendomi trascurare un aspetto di stile. Ma può succedere anche l’opposto, che una cattiva lettura danneggi un buon racconto. In generale resto dell’idea che il valore di un testo si giudichi principalmente dalla lettura personale.

Lo scrittore deve mostrarsi? Aggiunge alla scrittura, e alla ricezione dell’opera, conoscere chi scrive?
Ribadisco quanto ho detto nella risposta precedente: il giudizio sul valore di un’opera deve prescindere, in linea di massima, dal suo autore. Di “apparenza”, però, è fatto anche il mondo della cultura: di presentazioni, interviste radiofoniche, televisive. In questo senso, leggere in pubblico è un buon esercizio per chi aspira a pubblicare. E a chi ascolta, se è del mestiere, dice qualcosa in più sulla “maturità” di un aspirante autore, sulla capacità che avrebbe di affrontare la promozione di un eventuale libro.

Qual è il punto di forza di 8×8?
La gara. 8×8 riprende la struttura dei talent show, e questo rende la serata vivace, divertente. Io non sono un amante delle occasioni pubbliche di lettura, dei reading e via dicendo, lo trovo ciarpame noioso che soddisfa soltanto il narcisismo di certi autori effimeri e della loro cerchia. 8×8 schiva l’effetto polveroso e autoriferito perché la formula è indovinata, ispirata con intelligenza a un modello televisivo che va di moda e funziona.

Suggerimenti per migliorare 8×8?
Dovrebbe essere itinerante, proprio come le selezioni dei talent show televisivi. Così si risponderebbe anche alla critica, che ho sentito formulare, sul vantaggio degli autori romani al momento del voto del pubblico.

Quale famoso scrittore di racconti (vissuto o che scrive ancora) avrebbe secondo lei partecipato a 8×8? Scegliendo di metterci la faccia e la voce. Perché?
Il primo nome che mi viene in mente è Italo Calvino. Anche per il fatto di aver lavorato nell’editoria – a lungo come ufficio stampa – Calvino è stato un autore profondamente moderno, se per modernità si intende la consapevolezza che la letteratura non fosse più affare privato di cerchie, conventicole e riviste, ma prodotto soggetto alle regole del mercato e della comunicazione. In questo senso, forse un giovane Calvino avrebbe potuto partecipare a un’iniziativa come 8×8. E di certo, se avesse partecipato, avrebbe vinto.

 

Le interviste della quinta serata di 8×8 — Alessandra Piccolo

28 aprile 2014

immagine_intervista_alessandra-piccolo_8x8_2014

Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto una buona dose di ansia, ma anche tanta emozione, giudizi taglienti e spietati che spero mi aiutino a crescere comunque vada. Spero di trasmettere le stesse sensazioni che provo io quando scrivo i miei racconti, anche se non sono abituata a leggere a voce alta in pubblico e questo mi preoccupa un po’ da un lato, dall’altro invece, amando le sfide, mi intriga.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Frequento da un po’ di tempo dei gruppi di scrittura e alcuni amici mi hanno parlato di questo concorso. L’ho trovato singolare, diverso dagli altri proprio per questa caratteristica della lettura davanti a pubblico e giuria e la cosa mi ha incuriosito. È un mettersi in gioco in un modo diverso e nuovo. Fisico. È anche un superare la paura del pubblico per me che sono timida e amo stare nascosta. Far conoscere la scrittura attraverso la voce dell’autore è sicuramente originale per un concorso. E io amo tutto ciò che è insolito.

Dopo

Come è andata?
È andata bene, benissimo. Fortissima l’emozione, la condivisione con gli altri sette ragazzi, il pubblico attento, “giudice”. L’ansia quella positiva.

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Sicuramente da un lato aggiunge, anche se l’interpretazione non è stata perfetta e ci lavorerò, toglie forse qualcosa perché otto minuti sono pochi e leggendo di corsa si perdono molti particolari. Ma la sfida è quella… il rischio è che non arrivi, con il calo poi dell’attenzione.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
Giuria di qualità sicuramente utilissima con giudizi molto particolareggiati, tecnici da una parte, umani dall’altra. Diciamo che sia nel mio caso che negli altri mi hanno trovata d’accordo su tutto. Questo servirà a migliorarmi e a riprovarci. Per quanto riguarda la giuria popolare diciamo nulla da dire per i commenti, che ho trovato intelligenti e argomentati, e comunque è sempre utile confrontarsi con il lettore, perché è a lui che ci rivolgiamo, è a lui che il racconto deve arrivare. Avrei qualcosa da dire sull’orario di lettura, perché la sala dopo un tot di ore si svuota e chi viene da fuori può contare di meno su amici locali diciamo, ma questo non tanto per i giudizi ma per il voto per alzata di mano, anche se nel mio caso non mi lamento, su questo apporterei delle modifiche.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Certamente sì. Per me scrivere è un’esigenza quotidiana che sento di dover e poter condividere a prescindere poi dalla riuscita.

Limite

25 aprile 2014

C’è un limite alla quantità di sofferenze e di scombussolamento che si è disposti a sopportare in nome dell’amore, come c’è un limite al disordine che siamo disposti a ignorare in una casa. Non si può conoscere in anticipo, ma quando lo raggiungi, te ne accorgi. Ne sono convinta.

Alice Munro, “Bardon, autobus n. 144”, Le lune di Giove, Einaudi, traduzione di Susanna Basso

Le interviste della quinta serata di 8×8 — Elena Giorgiana Mirabelli

23 aprile 2014

immagine_intervista_elena-giorgiana-mirabelli_8x8_2014

Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto tanti consigli e critiche – le voglio, le cerco – le coccole degli amici in sala, la possibilità di conoscere e sentire storie e umanità lontane da me, per geografia e percorsi esistenziali.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Per superare due miei limiti fondamentali: non inviare mai il poco che scrivo, incapacità di leggere in pubblico. 8×8 mi permetteva di superare due ostacoli. E per quanto la parte più timorosa di me abbia fatto di tutto per crearmi problemi, alla fine ho scritto e inviato e leggerò in pubblico.

Dopo

Come è andata?
Bene forse non è la parola giusta. Nel senso che è poco rispetto a ciò che è stata per me la serata. A partire dall’immediatezza del rapporto con le altre sette persone con cui ho condiviso il palco, l’atmosfera del locale, la sua informalità. È stata un’esperienza forte, bella e soprattutto utile per comprendere al meglio la propria direzione.

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Probabilmente toglie qualcosa. Rileggendolo più e più volte prima della serata ho avuto la sensazione che non sarebbe “arrivato”. Ma era un rischio che volevo correre proprio per comprendere e per capire dove sto andando. A volte ci si muove seguendo il proprio naso, rischiando e cercando di capire le cose mentre le si fa.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
Appena ho visto i voti ho avuto un piccolo colpo al cuore. Poi ho trovato i consigli della giuria utilissimi. Era ciò di cui avevo bisogno. Sto cercando un certo tipo di equilibrio fra la complessità e l’emozione più spinta. È un equilibrio difficilissimo, ma è ciò di cui vorrei si nutrisse la mia scrittura.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Sì. A prescindere dalla buona riuscita di un racconto, la scrittura mi riguarda.

Le interviste della quinta serata di 8×8 — Chiara Marletta

23 aprile 2014

immagine_intervista_chiara-marletta_8x8_2014

Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto tanta ansia, di leggere male almeno una frase e di imparare qualcosa di nuovo.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Avevo già partecipato alla quarta edizione ed era stata un’esperienza molto costruttiva. Trovare il coraggio di affrontare un pubblico e ascoltare i suggerimenti dei giudici ha sicuramente modificato il mio modo di percepire la scrittura. 8×8 non dà solo la possibilità di essere ascoltati, ma trasporta il racconto da una dimensione intima a una pubblica. Con questa consapevolezza lo scrittore esordiente rischia di essere meno autoreferenziale. O almeno così spero. Ho deciso di partecipare di nuovo al concorso per capire se sono riuscita ad accogliere i suggerimenti passati. È una sfida che mi fa più paura della lettura pubblica.

Dopo

Come è andata?
Bene, perché mi sono stati dati consigli molto diversi rispetto alla volta precedente e il giudizio sulla narrazione è stato positivo, quindi probabilmente la mia scrittura è in evoluzione. Mi aspettavo che il mio racconto colpisse la giuria per il contenuto e non per la struttura narrativa. Invece è successo esattamente il contrario e i giudizi si sono divisi tra chi ha amato la storia e chi l’ha trovata “furba”. Mi dispiace per coloro che non si sono sentiti coinvolti dal racconto, i temi che lo costituiscono mi sono molto cari e fanno parte della mia esperienza personale. Forse una rielaborazione eccessiva ha reso il testo più freddo di quanto credessi.

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Credo che sia un racconto più adatto alla lettura solitaria, ma con questo non voglio dire che la lettura ad alta voce mi abbia penalizzato. Ho sentito molto la partecipazione del pubblico mentre leggevo.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
Qualcuno del pubblico ha detto che il racconto è legato a tematiche espressamente femminili e per questo motivo si è rivelato poco adatto a una giuria di qualità costituita da soli uomini. Di certo le critiche mi hanno fatto riflettere sulla necessità – o la non necessità – di autrici che parlino della loro esperienza come donne.
Per quel che riguarda la giuria popolare, sono stati espressi di rado giudizi che si discostavano da quelli della giuria di qualità e ciò potrebbe significare armonia nelle scelte tra addetti ai lavori e potenziali lettori. È un buon auspicio per le case editrici in un momento di difficoltà come questo.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Certamente. E non per forza sulla mia scrittura: mi piacerebbe entrare a far parte del mondo dell’editoria.

Le interviste della quinta serata di 8×8 — Virginia Giustetto

23 aprile 2014

immagine_intervista_virginia-giustetto_8x8_2014

Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto la paura e l’emozione. Mi aspetto l’incontro fra tre aspetti inscindibili che legano tutte le storie: il racconto vero e proprio, l’ascolto di un pubblico, il giudizio di chi si prende la briga di dire la sua.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Per ricordarmi quanto conti la voce in un racconto. Per ascoltare altre storie, per ascoltarmi.

Dopo

Come è andata?
Paura, gioia, delusione, soddisfazione, ansia. Bene, no?

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Credo che l’esperienza di lettura aggiunga sempre a un racconto. Non dico che tutti i racconti necessitino di lettura, ma certamente la lettura ad alta voce è un beneficio per un testo scritto.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
Due realtà molto diverse e spesso in contrasto tra loro: bene così, percepiscono e “ascoltano” in modo differente. Aggiungo, senza polemica, che a volte i concorrenti in casa sono più favoriti; forse il sistema della rotazione in locali di città diverse potrebbe limare maggiormente questa sfasatura.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Sì.

Le interviste della quinta serata di 8×8 — Filippo Guidarelli

23 aprile 2014

immagine_intervista_filippo-guidarelli_8x8_2014

Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Di divertirmi con la scrittura, cosa rara, e di capire meglio cosa ho scritto e cosa posso scrivere in futuro.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Per mettere per una buona volta alla prova almeno un mio piccolo lavoro: volevo infatti capire se alcune delle cose che avevo scritto potevano risultare interessanti. Infine, ero curioso di conoscere e vedere cosa fanno i dilettanti come me e come li valutano gli addetti ai lavori.

Dopo

Come è andata?
Certamente meglio delle aspettative (che non includevano nemmeno l’essere selezionato). Addirittura poi sono arrivato secondo, con un punteggio da parte della giuria di qualità più alto rispetto al primo, con nessun voto sotto il sei, e avendo comunque preso diversi voti popolari (me ne ero portati solo due da casa, su diciassette ricevuti); direi perciò che l’esito è stato più che lusinghiero. Il locale mi è piaciuto molto, il vino anche di più, e a parte la comprensibile tensione per noi partecipanti, anche l’atmosfera è stata gradevole e le chiacchiere con la gente stimolanti. Benone, quindi.

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Era la prima volta che leggevo qualcosa in pubblico ed è stato divertente. Nel mio caso particolare, un testo in prima persona con soggetto autobiografico, credo che la lettura non abbia tolto nulla al testo, anzi, però dipende dallo scritto e dallo scrittore. Dei lettori professionisti farebbero meglio, di certo, ma così è più vero. Certo, il rischio è che un buon testo letto male abbia un impatto peggiore rispetto a un testo di livello inferiore letto bene. Ma 8×8 funziona così, si sapeva, no?

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
Per quanto riguarda la giuria di qualità, mi è sembrato che alcuni voti non corrispondessero ai giudizi. Cioè, a voto basso a volte è corrisposto un giudizio che puntava a mettere in luce dei pregi (il che è comprensibile), mentre a voto pienamente sufficiente a volte è seguita una disamina anche decisamente critica. Diciamo che nel complesso mi è sembrato che fossero messi in luce più i difetti rispetto ai pregi, un po’ di tutti i racconti. In generale però credo sia da rimarcare la serietà (e severità) dei giudici come un fatto positivo. Quanto alla giuria popolare, direi che c’è stato un discreto livello di interesse e una partecipazione niente male. Sono perplesso solo sul meccanismo del doppio voto (cioè la possibilità di votare due racconti): se da un lato attenua l’inevitabile effetto claque, dall’altro forse impedisce una presa di posizione netta.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Sì, e direi che la selezione del mio racconto e l’impatto che ha suscitato, più che soddisfacente, hanno come valore principale quello di stimolo a continuare. Da secondo classificato, l’unico rimpianto che ho è quello di non poter passare alla fase dell’editing, che credo sarebbe stata quella più interessante e stimolante da un punto di vista tecnico.

Le interviste della quinta serata di 8×8 — Gabriella Dal Lago

22 aprile 2014

immagine_intervista_gabriella-dal-lago_8x8_2014

Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Critiche e consigli dalla giuria di qualità, un confronto costruttivo. Ho voglia di prendermi otto minuti per leggere: poi alzare gli occhi e vedere l’effetto che fanno le mie parole su un pubblico di esperti e non.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Ho scritto molti racconti che ho letto ad alta voce solo a me stessa. Ho deciso che era arrivato il momento di fare uscire queste cose: un amico mi ha parlato di 8×8 e ho pensato “ecco, questa è l’occasione giusta!”. Sarò in piedi di fronte a sconosciuti, in una città lontana da casa mia: mi sembra un’opportunità spaventosa e contemporaneamente elettrizzante.

Dopo

Come è andata?
Bene, tutto sommato. Sono contenta della mia lettura; mi porto a casa un’esperienza emozionante e formativa.

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Il mio racconto aveva parecchi passaggi descrittivi, e temevo che l’esperienza di lettura potesse renderlo meno immediato. Il parere della giuria ha in parte ribaltato questa convinzione, ma continuo a temere che parte di quello che volevo dire non sia passato – soprattutto al pubblico – proprio per “colpa” della lettura ad alta voce.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla valutazione positiva che mi è stata data dalla giuria di qualità, che mi era sembrata a volte anche eccessivamente dura con altri concorrenti. Un po’ di rammarico per quanto riguarda il pubblico: venendo da Torino non avevo nessuno che mi supportasse direttamente, e speravo di trovare maggiore calore in sala.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Sì. Senza alcun dubbio.

Le interviste della quinta serata di 8×8 — il vincitore Gian Marco Cei

22 aprile 2014

immagine_intervista_gian-marco-cei_8x8_2014

Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
La possibilità di confrontarmi con il pubblico e con chi, della narrativa, ne ha fatto un mestiere.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Voglio essere ascoltato.

Dopo

Come è andata?
Benissimo! Devo dire che è stata una bella soddisfazione…

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Sicuramente aggiunge, è un modo per dare al testo scritto quella carnalità che altrimenti non emergerebbe. Scrivere, secondo me, è un gesto fisico piuttosto che mentale.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
La mia impressione è stata che la giuria di qualità alle volte si perdesse, spesso le valutazioni non corrispondevano ai loro commenti, non mi è piaciuto, quindi ti metto sette. Oppure, sforzandosi di trovare il più piccolo errore di struttura, non tenevano conto della componente letteraria dell’opera. La giuria popolare mi ha stupito, non mi aspettavo questo tipo di fermento a un concorso letterario, la partecipazione del pubblico è l’elemento che permette alla letteratura, come a tutte le forme d’arte, di esistere.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Assolutamente sì. Come ho già detto per me è un gesto fisico e il piacere che mi dà è carnale, continuerò a investire nella scrittura fintanto che avrò desiderio di provare piacere.

Le interviste della quinta serata di 8×8 — Annalisa Ambrosio

22 aprile 2014

immagine_intervista_annalisa-ambrosio_8x8_2014

Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto batticuore, imbarazzo e panico. Sono quel genere di persona che non riesce a osservare l’arte del funambolo nemmeno in tv perché ha continuamente paura che cada, anche quando non è una diretta e molti mi assicurano che ha attraversato tutta la sua fune ed è approdato sul divano di casa sua da parecchie ore. Penso che leggere in pubblico sia molto emozionante, ma vorrei riuscire a leggere per un pubblico. In più, mi aspetto di incontrare degli altri.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Ho deciso di partecipare a 8×8 perché mi faceva paura l’idea di un concorso che facesse sentire la voce. Mi capita di adottare questa tecnica masochista per provare a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ho una voce piuttosto bruttina e tendo a strascicare le parole, ma ogni tanto accade che quando un libro mi piace molto sento il bisogno di leggerlo a voce alta. E allora quello che brillava si accende. Con le proprie parole è più difficile e meno poetico, ma penso che se non altro possa aiutarmi a capire cosa manca.

Dopo

Come è andata?
Nel complesso è stata un’esperienza interessante: mi ha fatto riflettere sulla difficoltà di tradurre un’azione individuale e intima come la scrittura in un evento di ascolto. E sulla qualità dell’ascolto.

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
L’esperienza di lettura aggiunge. Dopo un po’ che si prova a leggere un racconto a voce alta lo si impara a memoria e allora le parole si oggettivano: si comprende meglio cosa c’è di troppo, cosa riluce, cosa manca. Credo di aver capito che per paradosso riesci a raccontare meglio una storia ad altri se ci sei completamente immerso dentro, se siete tu e lei, e mentre leggi la assapori. Se invece ti concentri su come risuona la voce è facile perdere la bussola e risultare noiosi.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
Se fossi chiamata a decidere penso che cambierei la modalità di valutazione dei racconti. Per quanto riguarda la giuria popolare pondererei diversamente il suo voto oppure convocherei un pubblico di ascoltatori neutri, magari in un ambiente più idoneo all’ascolto. Per quanto riguarda la giuria di qualità, richiederei ai giudici che le valutazioni siano più attinenti al racconto in modo che il giudizio positivo o negativo sia comunque un’occasione di maturazione personale e uno stimolo a migliorare il proprio pezzo.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Sì, lo voglio.