Le interviste della quarta serata di 8×8 — Giuseppina Colonna

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Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto, o meglio, mi auguro, di riuscire in otto minuti a leggere Revenge: le pause, l’intonazione, il variare del ritmo e tutto il resto vogliono il loro tempo, dunque, mi dispiacerebbe se non dovessi farcela, poiché il racconto si risolve esattamente all’ultimo istante, non un attimo prima.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Ho deciso di partecipare a 8×8 perché si scrive anche per gli altri.

Dopo

Come è andata?
Ricordo un’emozione in particolare: quando c’è stata la presentazione, e senza nulla togliere agli altri della giuria di qualità, mi sono detta che, se fossi riuscita a ottenere una buona valutazione da quel critico che aveva appena parlato, allora avrei dovuto veramente dedicarmi alla scrittura come professione: quel voto è stato 8, il massimo! Le sue parole erano il mio stesso pensiero. Allo stesso modo mi sono ritrovata nelle motivazioni del 5 assegnatomi dal suo collega alla sua sinistra. Lì mi sono sentita “stanata”: era vero, quella scrittura bellissima, senza una sbavatura era un esercizio di stile, uno studio che ho voluto offrire al pubblico di Oblique e nel quale ho desiderato concentrare la capacità descrittiva di Katherine Mansfield, l’abisso di Virginia Woolf e la prosa cristallina e geometrica di Ian McEwan, ma anche qualcos’altro che assolutamente non è… Stendhal!

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Senz’altro aggiunge: è piacevole leggere per il pubblico, è il… Ascolta, ti racconto una favola…

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
La giuria popolare, in realtà, solo in minima parte può ritenersi tale, in quanto ciascun partecipante, in teoria e anche in pratica, può essere accompagnato da un numero a piacere di propri sostenitori che fanno innalzare anche in modo considerevole il totale del numero dei voti assegnati.
La giuria di qualità mi ha offerto in generale degli ottimi spunti di lavoro e delle considerazioni in parte delle quali mi sono ritrovata in pieno e in altra parte molto meno; in particolar modo credo che la scrittura non possa essere ideologizzata, non è pensabile dire ad esempio, ma non parlo del mio caso, si tratta di impressioni generali, che bisogna scrivere solo di ciò che si vede fuori e basta e che non si debba essere intimisti o che lo scrittore debba necessariamente sostenere un impegno civile o che avvertire suggestioni straniere sia quasi una detrazione a una buona scrittura: lo scrittore scrive ciò che sente di dover scrivere.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Come ho detto nella biografia, ho pubblicato un libro per ragazzi dal titolo A cup of tea with Jane Austen; inoltre ho scritto tre romanzi che piacerebbero a chi, tra i membri della giuria di qualità, ha detto che nel mio racconto c’era tutta la gamma dei colori e solo luce (inevitabile, visto che siamo in un pomeriggio assolato di mezza estate!) e mai qualcosa che assomigli a un grigio…
Continuare a investire nella scrittura? Anche volendo, non potrei farne a meno: “Sono prima di tutto una scrittrice e poi una donna” (K. Mansfield).

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