Le interviste della quarta serata di 8×8 — il vincitore Giulio Di Martino

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Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Una serata emozionante, i giudici spietati, l’affetto degli amici, gli scrittori che vengono da tutta Italia, l’ansia della performance, il giudizio degli sconosciuti. E poi, visto il tema del mio racconto, anche i “tre punti”!

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
È colpa di due persone: un “professore” di minimum fax (Christian Raimo) che tesse lodi commoventi di tutto ciò che ruota intorno al mondo Oblique; e del mio psichiatra, che mi incoraggia sempre a fare cose estremamente pericolose, come appunto esporsi a leggere in pubblico un proprio racconto. Li ringrazio e con affetto li maledico.

Dopo

Come è andata?
Un mare d’affetto, amici commossi e gli abbracci di tantissimi sconosciuti. E poi, dopo, persino i “tre punti”! Meglio di così?

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
Aggiunge una dimensione in più, che in sé non è né meglio né peggio; è semplicemente “altro”.
Mi sembra molto interessante scoprire la voce dell’autore, quella che ha pensato per il proprio testo. Temo però che imporre-proporre una lettura tra le mille possibili dissolva la molteplicità della narrazione. Le parole, per me, rimangono proprietà del lettore.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
Mi piace molto la cattiveria dei giudici che rende tutta l’esperienza di 8×8 molto più vivida e reale. Il 95 percento delle osservazioni sono poi – senza piaggeria – davvero precise, spesso illuminanti. Poi, come in ogni gioco di ruolo, può capitare a volte di scivolare verso l’eccesso caricaturale, ma è un rischio che ha senso correre. La giuria popolare invece sbilancia troppo la competizione a favore degli autori locali; non a caso sul podio stasera sono arrivati i tre romani. Forse si può pensare a un sistema più equo. Esagero: diretta web e voto online da sommare a quello in sala?

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Diciamo che vorrei scrivere di più: anche quando non ho voglia, anche quando “guarda che sole, prendi la bici” o “hai preso un altro lavoro?” o “oggi non voglio proprio far nulla”. Insomma sì, vorrei godermela di più questa cosa qui.

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