Le interviste ai giudici di 8×8 — Francesco Longo

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Se dovessi consigliare la lettura di un racconto a un giovane scrittore quale sceglieresti? Un racconto che sia manifesto, ispirazione e stimolo per la scrittura. E perché?
Risponderò con la cosa più banale possibile. Cattedrale di Raymond Carver. Si dà per scontato che tutti lo abbiano letto, invece a volte scopro che non è così. Chi vuole scrivere racconti dovrebbe comunque averlo presente. C’è una tensione palpabile generata solo dai dettagli, ci sono psicologie complesse che vengono fuori solo dai dialoghi, c’è l’atmosfera che cambia più volte, c’è inquietudine e sorpresa. I personaggi (e i loro rapporti) cambiano durante la storia, quando il racconto finisce tutto è diverso da quand’è cominciato (ciò dovrebbe essere la regola per un racconto). Ha struttura, stile, potenza evocativa, emoziona, fa precipitare il lettore in un mondo già dall’incipit. Non è poco.

Autore di racconti e autori di romanzi. Esiste una differenza? Esiste un percorso che porta dall’uno all’altro o viceversa?
Finirò presto per credere che ci siano scrittori di racconti e scrittori di romanzi. Prendo due esempi eclatanti. Don DeLillo è uno dei più grandi romanzieri viventi, i suoi racconti non sono mai perfetti, sembrano sempre parti di un qualcosa di più ampio. John Cheever è un maestro assoluto della narrativa breve. Quando si leggono i suoi romanzi non sembra neanche lo stesso scrittore. Non credo dunque che esista un percorso che traghetti da una forma all’altra. Forse quando si inizia a scrivere è più semplice cominciare con dei racconti perché il respiro del romanzo è difficile da trovare, e i racconti sono un buon allenamento (non credo che valga il contrario). Ma ad un certo punto si capirà qual è il proprio passo.

Originalità, tecnica e cose da dire. Cosa conta di più nella riuscita di un buon racconto?
Le cose da dire sono sempre un impedimento alla letteratura. Quando si ha un messaggio è meglio dirlo chiaramente, mai mettersi a scrivere un racconto o un romanzo. Se uno ha un messaggio da lanciare al mondo può scrivere un tweet, per tutto il resto c’è la letteratura. Non c’è una tecnica da imparare, o comunque va dimenticata quando si vuole dar vita a un racconto. Anche l’originalità non è sempre una virtù. Direi che lo stile e la storia sono più che sufficienti.

Cosa deve avere un racconto per essere definito un buon racconto? Esempi?
Non c’è una ricetta, ma un buon racconto di solito narra una vicenda metaforica, simbolica, c’è sempre qualcosa che si solleva dalla storia e può essere interpretato su livelli diversi. Deve esserci un’ambiguità di fondo, un qualcosa che illumini la realtà mostrandola misteriosa, il tutto in una struttura equilibrata, che trattenga solo elementi essenziali.

Durante le serate di 8×8, la lettura del racconto fa trapelare aspetti emotivi e di personalità dell’autore.
Le due volte che sono stato in giuria ho sempre letto i racconti prima della serata, raramente ho cambiato giudizio durante la lettura ad alta voce. La lettura mi ha spesso aiutato a capire di più il tono di un racconto – la sua ironia o comicità – ma se non l’avevo capita leggendo vuol dire che probabilmente c’era un difetto nella scrittura.

Lo scrittore deve mostrarsi? Aggiunge alla scrittura, e alla ricezione dell’opera, conoscere chi scrive?
L’opera dice tutto da sola. Gli scrittori potrebbero lasciarci benissimo i loro testi anonimi in bottiglie sul mare. Oggi uno scrittore si mostra perché c’è una invasione dell’immagine che dilaga ovunque, il cosiddetto “personalismo” della politica a ben vedere tocca molti campi, anche quello editoriale. Conosco persone modeste, mai brillanti, prive di fascino che quando scrivono incantano, e persone eccentriche, carismatiche, intriganti che quando scrivono sono una noia mortale. Conoscere chi scrive è indifferente.

Qual è il punto di forza di 8×8?
Il motore è la passione. Chi ha un racconto da leggere è pronto all’imbarazzo, alla vergogna, a mettersi in gioco davanti a persone che non conosce per essere giudicato, che non è mai piacevole. Così vale anche per la giuria. Ha un compito ingrato. Risulta inevitabilmente antipatica, e lo fa per pura passione.

Suggerimenti per migliorare 8×8?
Credo che l’unico consiglio sia regolamentare meglio il rapporto tra giuria di qualità e giuria in sala (che a volte ribalta le decisioni). Sarebbe forse meglio far vincere due racconti, uno votato dalla giuria di “qualità” e uno da chi vota in sala. Sono due giudizi che hanno dignità – come il successo di critica di un libro e quello della classifica delle vendite – ma mescolarli a volte non aiuta.

Quale famoso scrittore di racconti (vissuto o che scrive ancora) avrebbe secondo lei partecipato a 8×8? Scegliendo di metterci la faccia e la voce. Perché?
Non me ne viene in mente nessuno. Ma penso che 8×8 fa tornare in vita l’importanza dell’oralità che c’era nei poemi omerici. Bisogna cercare lì.

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