Le interviste ai giudici di 8×8 — Ilaria Beltramme

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Se dovessi consigliare la lettura di un racconto a un giovane scrittore quale sceglieresti? Un racconto che sia manifesto, ispirazione e stimolo per la scrittura. E perché?
Consiglierei uno qualsiasi dei racconti di Carver. Lo so che è la scoperta dell’acqua calda, ma inviterei ad abbeverarsi alla “matrice” di uno stile di scrittura che richiede precisione, attenzione al dettaglio, rifiniture degne di un miniaturista e capacità di semplificare. Quando si scrive un romanzo si possono prendere “pause” sia dallo stile che dalla trama, devono essere pause minime, non pericolose, non lunghe; sono momenti in cui tirare il fiato, senza spezzare la tensione. In un racconto invece no, tutto deve essere compatto, pulito, “rotondo” nella sua brevità. Carver in questo è la perfezione.

Autore di racconti e autori di romanzi. Esiste una differenza? Esiste un percorso che porta dall’uno all’altro o viceversa?
Non lo so, non so dirlo e non mi sono mai soffermata su questa analisi. Probabilmente sì, ma è una scelta legata alla personalità dell’autore. Scrivere, in generale, è come aprirsi la pancia, tirare fuori le budella, guardarle e poi mostrarle agli altri. Le mie, per esempio, potendo, non avrebbero mai fine. Quelle di un autore di racconti (di racconti che vorrei leggere) si condensano in un’immagine unica, chirurgica, pulita, completa.

Originalità, tecnica e cose da dire. Cosa conta di più nella riuscita di un buon racconto?
È la combinazione alchemica di tutte questi tre elementi che rende un racconto non soltanto “buono”, ma necessario. La scrittura, secondo me, deve rimanere. Un libro, sia esso un romanzo o una raccolta di racconti, non si può chiudere e dimenticare. Deve continuare a scorrere nella testa del lettore. Per questo motivo le cose da dire hanno bisogno di tecnica e originalità. Nessuno dei tre elementi citati poco fa può sopravvivere senza l’altro. Il risultato altrimenti sarebbe il vuoto totale, agghindato a festa. E non è più possibile.

Cosa deve avere un racconto per essere definito un buon racconto? Esempi?
A costo di ripetermi: deve essere una combinazione perfetta di forma e sostanza. La trama non può vincere sulla forma e viceversa. Si deve vedere l’attenzione, la cura, si deve riconoscere il lavoro su ogni parola.

Durante le serate di 8×8, la lettura del racconto fa trapelare aspetti emotivi e di personalità dell’autore.
Sì. Personalmente non sarei in grado di leggere le mie cose davanti a un pubblico, davanti a una giuria che valuta il tuo lavoro “a caldo”. Infatti mi sono resa conto, da giurata, che i miei giudizi cambiavano dopo le letture ad alta voce. Nel merito è entrata la partecipazione dell’autore, la sua capacità di restituire il senso della punteggiatura. Leggere i racconti da sola, a casa, e ascoltarli durante la serata sono state due esperienze completamente differenti che non si escludono fra loro, anzi quasi si completano.

Lo scrittore deve mostrarsi? Aggiunge alla scrittura, e alla ricezione dell’opera, conoscere chi scrive?
Dipende sempre da che cosa un autore vuole per sé. Come desidera sentirsi autore. Credo molto alle presentazioni, per esempio. Lo trovo un modo per condividere un esercizio come la scrittura che avviene in solitaria. La presentazione è il momento in cui lettori e scrittori si confrontano direttamente su un tema, non su tutto, e soprattutto non sull’individualità dell’autore. Essere un autore-personaggio, invece, mi pare un po’ fuorviante. La scrittura, la musica, l’arte figurativa non richiedono necessariamente un contatto diretto, umano con i fruitori dell’opera. E a volte quel contatto sminuisce il lavoro in sé. Insomma, è sempre un rischio. Tanto vale correrlo dopo aver ascoltato attentamente quello che desideriamo per noi.

Qual è il punto di forza di 8×8?
8×8 è uno spazio per chi scrive molto prezioso. È una possibilità, magari un po’ brutale, ma è una possibilità seria, in cui vince il merito. Ed è qualcosa di molto raro di questi tempi e non soltanto nell’editoria. Parlare di scrittura tout court, tra l’altro, è splendido sia per chi si affaccia a questo mestiere sia per chi lo fa. Inoltre, l’elemento live, con il giudizio immediato della giuria che non si esprime soltanto con il voto, mette i partecipanti al concorso, specie chi non ha mai pubblicato, davanti a una dialettica che è la normalità di chi fa questo lavoro e che riguarda, senza distinzioni, gli editor e gli autori. Mi pare un bagno di realtà utilissimo per chi comincia.

Suggerimenti per migliorare 8×8?
Creare, nel meccanismo della giuria popolare, un sistema di controllo dei voti un po’ più efficace che eviti il più possibile la disparità fra chi, romano, può chiamare amici e chi invece, venendo da fuori, spesso ha con sé soltanto un accompagnatore.

Quale famoso scrittore di racconti (vissuto o che scrive ancora) avrebbe secondo lei partecipato a 8×8? Scegliendo di metterci la faccia e la voce. Perché?
Secondo me avrebbero partecipato Bukowski o Hemingway. Ma sarebbero saliti sul palco ubriachi…

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