Le interviste della quinta serata di 8×8 — Annalisa Ambrosio

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Prima

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto batticuore, imbarazzo e panico. Sono quel genere di persona che non riesce a osservare l’arte del funambolo nemmeno in tv perché ha continuamente paura che cada, anche quando non è una diretta e molti mi assicurano che ha attraversato tutta la sua fune ed è approdato sul divano di casa sua da parecchie ore. Penso che leggere in pubblico sia molto emozionante, ma vorrei riuscire a leggere per un pubblico. In più, mi aspetto di incontrare degli altri.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Ho deciso di partecipare a 8×8 perché mi faceva paura l’idea di un concorso che facesse sentire la voce. Mi capita di adottare questa tecnica masochista per provare a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ho una voce piuttosto bruttina e tendo a strascicare le parole, ma ogni tanto accade che quando un libro mi piace molto sento il bisogno di leggerlo a voce alta. E allora quello che brillava si accende. Con le proprie parole è più difficile e meno poetico, ma penso che se non altro possa aiutarmi a capire cosa manca.

Dopo

Come è andata?
Nel complesso è stata un’esperienza interessante: mi ha fatto riflettere sulla difficoltà di tradurre un’azione individuale e intima come la scrittura in un evento di ascolto. E sulla qualità dell’ascolto.

L’esperienza di lettura aggiunge o toglie al tuo racconto?
L’esperienza di lettura aggiunge. Dopo un po’ che si prova a leggere un racconto a voce alta lo si impara a memoria e allora le parole si oggettivano: si comprende meglio cosa c’è di troppo, cosa riluce, cosa manca. Credo di aver capito che per paradosso riesci a raccontare meglio una storia ad altri se ci sei completamente immerso dentro, se siete tu e lei, e mentre leggi la assapori. Se invece ti concentri su come risuona la voce è facile perdere la bussola e risultare noiosi.

Giuria di qualità e giuria popolare. Impressioni
Se fossi chiamata a decidere penso che cambierei la modalità di valutazione dei racconti. Per quanto riguarda la giuria popolare pondererei diversamente il suo voto oppure convocherei un pubblico di ascoltatori neutri, magari in un ambiente più idoneo all’ascolto. Per quanto riguarda la giuria di qualità, richiederei ai giudici che le valutazioni siano più attinenti al racconto in modo che il giudizio positivo o negativo sia comunque un’occasione di maturazione personale e uno stimolo a migliorare il proprio pezzo.

Vuoi continuare a investire sulla scrittura?
Sì, lo voglio.

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