Archive for ottobre 2014

Alcol nel giorno di Halloween, e non solo

31 ottobre 2014

Lei beveva demon rum, e mi aveva anche insegnato a prepararlo, quando eravamo piccoli; mi aveva insegnato a bere. Rubavamo bottiglie di liquori, oppure ce le facevamo procurare da appostiti intermediari provvisti di età valida per l’acquisto di alcoolici. Poi io passai al bourbon. Mio fratello beveva birra. Mio padre beveva whisky di malto. Mia nonna beveva a garganella e poi stava male. Mio nonno beveva costosissimi nettari da collezione. L’ex marito di mia sorella beveva surrogati decisamente più abbordabili. Mio fratello bevve fino a quando una donna riuscì a trascinarlo dalla casa di mia madre. Io bevvi fino a quando scoprii che avevo il terrore di metter piede fuori di casa. Mio zio bevve fino al suo ultimo anno di vita. E io una volta portai fuori da un bar mia sorella ubriaca fradicia, che canticchiava tra sé e sé e mi guardava con occhi vitrei, praticamente in coma. La portammo fuori dal bar tenendola io per le braccia e Peter Hunter per le gambe; dormì fino alla sera dell’indomani. Il giorno di Halloween mia sorella si era fatta un gin and tonic prima di uscire con i figli, prima di portarli in giro per le villette di Kensington Court, peregrinando di villetta in villetta fino a quando la coda da squalo di mio nipote divenne completamente verde per lo stracinamento nei vari praticelli appena falciati. A quel punto mia sorella caricò i figli in macchina e li portò dall’altra parte della città, a casa dell’ex marito, affidandoli alla supervisione dell’ex marito, che li portò a passeggio lungo un ruscello e sotto le stelle.

Rick Moody, Demonology, Bompiani, traduzione di Sergio Claudio Perroni

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La felicità sta nel duro lavoro

30 ottobre 2014

Dov’è la legge che dice che dovremmo essere felici? Un uomo può essere felice lavorando sodo oppure fallire. Ma il senso di appagamento e la felicità appartengono soltanto ai vegetali che se ne stanno fermi e immobili, mai all’uomo in quanto uomo perché egli è vittima del suo stesso pensiero e della sua stessa fatica. Ora, sull’educazione. Un uomo non può essere educato alla felicità. La migliore cosa che l’educazione può fare per lui è impedirgli di imparare qualcosa sulla storia dell’umanità — cioè la parola stampata — e la parola stampata che dura nei secoli è intrisa di tragedia e disperazione. Quando un uomo impara a leggere impara la tragedia e la disperazione del genere umano a cui appartiene e che egli stesso soffre. […] Lasciate che l’uomo riempia i suoi giorni col duro lavoro e riempirà le sue notti con il sonno. Se fa questo non avrà tempo di oltraggiare la legge morale. Condurrà una vita pura a dispetto di se stesso.

William Faulkner, intervista, tratto da Faulkner, il gioco dell’apprendista, Medusa edizioni, traduzione di Giulia Rossi

Il tempo musicale di Limonov

29 ottobre 2014

Lei saccheggia dal mondo gran parte della sua materia letteraria: persone, accadimenti, luoghi e dinamiche esistenziali estreme che rispetta senza narrativizzare troppo. La storia di Limonov è l’affresco esemplare di tutte le sue opere, qui si avvera la lotta per eccellenza tra i contrasti umani. Bene emale, pietas e crudeltà, coraggio e codardia, comprensione e spietatezza. Anche nella scrittura si nota questo oscillare tra una prosa pacata e una ferocia sotterranea che incolla il lettore. Quello che differenzia ogni libro è la musicalità.
In Limonov la rivoluzione narrativa è stata il ritmo. Ogni libro che mi metto a scrivere mi suggerisce un tempo, e stiamo parlando di tempo musicale. Limonov è un allegro con brio, e questa vivacità nasceva proprio dalla potenza del personaggio e influenzava il mio stile: una sorta di tamburo battente mi ha trascinato, aiutandomi nella stesura. È curioso come ogni soggetto su cui ci accingiamo a scrivere possieda già tutte le regole della narrazione: l’importante è ascoltarle, seguirle. In Vite che non sono la mia, ad esempio, il ritmo era più pacato perché la storia esistenziale me lo chiedeva, e forse anche per questo è stato un libro più ragionato e riflessivo. Il dolore degli altri richiedeva un andamento morbido, quasi sospeso.

Emmanuel Carrère intervistato da Marco Missiroli, la Lettura del Corriere della Sera, 18 novembre 2012

Le geometrie architettoniche minimal di Paolo Pettigiani

28 ottobre 2014

Fools Journal

Si chiama “Geometrie#1” la bellissima serie realizzata dal fotografo italiano Paolo Pettigiani: una collezione di immagini minimal dalle tinte accese che immortala strutture architettoniche.

https://www.behance.net/PaoloPettigiani

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L’avversario dello scrittore è lo scrittore

28 ottobre 2014

Qual è l’avversario di uno scrittore?
Non faccio distinzioni tra lo scrittore e gli altri esseri umani. Per me, non esiste una paura specifica di chi scrive. Ho paura della pagina bianca o di scrivere male, ma in fondo le mie paure di scrittore sono le stesse che ho come individuo. Paure che per molto tempo sono state legate a una sorta di nevrosi invalidante. Ho però l’impressione di aver superato questa fase. Oggi il mio avversario ha un altro volto: l’ipertrofia dell’io e la tentazione di mettersi troppo nella posizione dello scrittore.

Emmanuel Carrère intervistato da Fabio Gambaro, “Storie in prima persona”, la Repubblica, 4 settembre 2013

Nessuno dovrebbe lavare i panni di un altro

27 ottobre 2014

Le signorine potevano anche far finta di essere delle statue di alabastro sotto i vestiti, lisce e tutte d’un pezzo, poi però buttavano sul pavimento della camera da letto le sottovesti macchiate perché fossero prese e lavate, e così facendo si mostravano per ciò che erano realmente: fragili creature corporee dotate di una biforcazione soggetta a fuoriuscite. Forse era per questa ragione che le davano istruzioni da dietro il telaio da ricamo o la copertina di un libro: lei aveva sfregato via il loro sudore, le loro macchie, il loro sangue, lei sapeva che non erano eteree come angeli, e per questo non potevano guardarla negli occhi.

Jo Baker, Longbourn House, Einaudi, traduzione di Giulia Boringhieri

Edward Carey’s Heap House: Victorian London’s Most Unusual Mountain of Trash

25 ottobre 2014

BookPeople's Blog

Edward Carey is indeed a local-to-Austin author, but his new young adult series, The Iremonger Trilogy, couldn’t have fewer breakfast tacos or intense moments of Texas sun. Indeed, Carey’s Heap House, the first book in the trilogy, is blanketed in the delicious gray gloom of his native England, taking his readers to an unusual trash heap in London to his hero, the sickly Clod Iremonger, pictured above, and his most unusual, ever-shifting family house. Carey’s cadre of lovably horrendous Iremongers (Iremonger being the actual surname of a distant set of Carey’s family in England), their magic and their assorted cruelties, assist young Clod on his series of adventures, which involve hearing objects whisper, and falling in love.

Apt comparisons will be drawn to Charles Dickens, Lemony Snicket, and Edward Gorey. Fans of creepy and macabre literature will be drawn to Carey’s illustrations, and fans of brave and whimsical…

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Charles Burns Narrates a Section of His Comic Big Baby

25 ottobre 2014

Biblioklept

From the 1988 documentary Comic Book Confidential.

Had a surreal moment the other day while reading the Charles Burns’s collected Big Baby strips: I knew the dialogue, somehow, word for word—could actually hear it—but I couldn’t remember from where. I thought maybe Burns had, I don’t know, adapted it from an old movie or something. Anyway, a Google search later and I figured out that I knew it from Savvy Show Stoppers, an album by Shadowy Men on a Shadowy Planet. I owned the album, or, rather a taped version of the album, back in the early nineties—the song “Having an Average Weekend” was the theme for The Kids in the Hall—and the song—actually called “Big Baby”—was the last track—a CD bonus. It was actually written for the film, and that’s Charles Burns doing the vocals.

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Two ghosts (David Foster Wallace)

25 ottobre 2014

Biblioklept

The truth is that there are two actual, non-hallucinatory ghosts haunting Post 047’s wiggle room. No one knows whether there are any in the Immersive Pods; those Pods are worlds unto themselves.

The ghosts’ names are Garrity and Blumquist. Much of the following info comes after the fact from Claude Sylvanshine. Blumquist is a very bland, dull, efficient rote examiner who died at his desk unnoticed in 1980. Some of the older examiners actually worked with him in rotes in the 1970s. The other ghost is older. Meaning dating from an earlier historical period. Garrity had evidently been a line inspector for Mid West Mirror Works in the mid-twentieth century. His job was to examine each one of a certain model of decorative mirror that came off the final production line, for flaws. A flaw was usually a bubble or unevenness in the mirror’s aluminum backing that caused the reflected…

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La topografia di Kafka

25 ottobre 2014

Sopra la strada deserta, uniformemente illuminata, c’era una grande luna nel cielo leggermente nuvoloso e perciò più vasto. Sulla neve gelata bisognava camminare a piccoli passi. […] Ed egli deve invece rimanere sempre accanto a me, sempre: chi lo proteggerà, se non io? È tanto stupido! In febbraio gli si dice: vieni sul Monte San Lorenzo, e lui viene. E se adesso cade, se prende un raffreddore, se uno, geloso, esce dalla Via della Posta e lo aggredisce? Che sarà di me in questo caso? Mi butteranno fuori dal mondo?

Franz Kafka, Descrizione di una battaglia