Nessuno dovrebbe lavare i panni di un altro

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Le signorine potevano anche far finta di essere delle statue di alabastro sotto i vestiti, lisce e tutte d’un pezzo, poi però buttavano sul pavimento della camera da letto le sottovesti macchiate perché fossero prese e lavate, e così facendo si mostravano per ciò che erano realmente: fragili creature corporee dotate di una biforcazione soggetta a fuoriuscite. Forse era per questa ragione che le davano istruzioni da dietro il telaio da ricamo o la copertina di un libro: lei aveva sfregato via il loro sudore, le loro macchie, il loro sangue, lei sapeva che non erano eteree come angeli, e per questo non potevano guardarla negli occhi.

Jo Baker, Longbourn House, Einaudi, traduzione di Giulia Boringhieri

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