Il tempo musicale di Limonov

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Lei saccheggia dal mondo gran parte della sua materia letteraria: persone, accadimenti, luoghi e dinamiche esistenziali estreme che rispetta senza narrativizzare troppo. La storia di Limonov è l’affresco esemplare di tutte le sue opere, qui si avvera la lotta per eccellenza tra i contrasti umani. Bene emale, pietas e crudeltà, coraggio e codardia, comprensione e spietatezza. Anche nella scrittura si nota questo oscillare tra una prosa pacata e una ferocia sotterranea che incolla il lettore. Quello che differenzia ogni libro è la musicalità.
In Limonov la rivoluzione narrativa è stata il ritmo. Ogni libro che mi metto a scrivere mi suggerisce un tempo, e stiamo parlando di tempo musicale. Limonov è un allegro con brio, e questa vivacità nasceva proprio dalla potenza del personaggio e influenzava il mio stile: una sorta di tamburo battente mi ha trascinato, aiutandomi nella stesura. È curioso come ogni soggetto su cui ci accingiamo a scrivere possieda già tutte le regole della narrazione: l’importante è ascoltarle, seguirle. In Vite che non sono la mia, ad esempio, il ritmo era più pacato perché la storia esistenziale me lo chiedeva, e forse anche per questo è stato un libro più ragionato e riflessivo. Il dolore degli altri richiedeva un andamento morbido, quasi sospeso.

Emmanuel Carrère intervistato da Marco Missiroli, la Lettura del Corriere della Sera, 18 novembre 2012

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