Il talento è fatto per essere sprecato

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Parte del fascino della letteratura deriva – e non mi riferisco solo ai materiali preparatori, ma soprattutto al talento e alle forze di chi scrive – dal fatto che qualcosa di molto prezioso venga distrutto per fabbricarla, e cioè che per raggiungere gli effetti estetici di un’opera si siano consumate ingenti risorse di ingegno umano che sicuramente avrebbe potuto essere impiegato per altri scopi, più utili e concreti.
Ecco, proprio in questi giorni è stato formato in Italia un nuovo governo… in una situazione di emergenza economica nazionale e planetaria… sono stati scelti i ministri… e allora di colpo mi viene da chiedermi: forse, invece che essere qui a chiacchierare di letteratura o a scribacchiare, non sarebbe stato più utile al mondo (e a me stesso…) essere il ministro della cultura, ma molto di più, oggi come oggi, il ministro dell’economia? O magari uno scienziato che scopre una nuova terapia, un ingegnere che costruisce uno svettante grattacielo? O il membro di un equipaggio che mette in salvo i naufraghi…? Mi chiedo insomma se tutte queste energie e questo talento, lasciamo perdere il mio personale o il vostro, insomma tutto quello che gli scrittori e gli storici e i critici e gli studenti e i semplici lettori investono nei libri, e tutte queste risorse umane nel senso più nobile e ampio, nel momento in cui vengono impiegate esclusivamente nella letteratura, la domanda morale che non è sbagliato porsi è se questa immensa energia dovesse andare a finire, e a perdersi, in un libro, convogliata in un libro, e non piuttosto nella realizzazione di progetti che avrebbero avuto forse un effetto più benefico o comunque più forte sulla vita degli altri. Anzi, diciamolo, prima sulla mia personale vita, e poi su quella degli altri… Bene. Da questa ipotesi adolescenziale e vertiginosa non posso che distogliermi e volgermi di nuovo all’immagine del gioiello, proposta da Bataille, della collana che è tanto più affascinante proprio perché è costata il sacrificio di una fortuna, perché è il risultato di uno spreco, di uno sperpero.
Per ottenere quell’oggetto di pura bellezza si è rinunciato a molte altre cose senz’altro più utili e opportune: una fortuna economica, ma anche un complesso insostituibile di risorse spirituali e umane, sono stati bruciati per fabbricare quella cosa lì.

Edoardo Albinati, Oro colato, Fandango

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