Le facce più brutte esprimono all’improvviso qualcosa di bello

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Julian era il brutto della compagnia. Ma a volte le facce più brutte esprimevano d’improvviso qualcosa di bello. Così quella di Julian. Non osavi distogliere lo sguardo dal volto di un estraneo per timore di perdere un cambiamento di espressione.
– Mia cara, che curioso modo di fissare ha la tua bambina! Mi fa sentire a disagio.
– Non ci badare, cara. Non ti vede nemmeno. È sempre nelle nuvole.
Quelle sceme continuavano a chiacchierare da sceme. Sapevano ben poco delle facce, loro. Sapevano poco dell’orrore che poteva capitare a una faccia ben nota – quella di Miss Pim, per esempio – colta a sua insaputa e completamente scomposta fino a diventar volgare, rinsecchita in un’espressione di odio o di astuzia; né quanto fosse misterioso vedere tutti i giorni un volto e trovarlo sempre strano e sorprendente. Il viso di Roddy era così, benché a un primo sguardo apparisse piatto e insignificante. Aveva un suo segreto.

Rosamond Lehmann, Risposte nella polvere, Einaudi, traduzione di Maria Luisa Agosti Castellani

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