Damiano Fina, concorrente 2, 8×8, prima serata, 24 febbraio 2015

by

Damiano Fina, 8x8, Oblique
Nome: Damiano Fina

Racconto: Maika

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Dalla serata del 24 febbraio mi aspetto l’emozione di leggere il racconto nel cassetto. Quel piccolo sogno, nato da una coccola della penna sulla carta, che non avrebbe molte occasioni di essere letto ad alta voce, tantomeno di essere ascoltato da un pubblico. Per l’occasione preparo la voce e una giacchetta da viaggio, tutto il resto verrà da sé.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Ho deciso di partecipare a 8×8 perché è un concorso performativo; quello che hai scritto non è scindibile dal suono della tua voce, dal tuo respiro, dal modo in cui doni senso alle tue parole. In ambiente letterario, che tu sia scrittore o lettore, è raro trovare un approccio così carnale alla letteratura, che troppo spesso sembra un mero esercizio intellettuale. Anche per questo ho voluto cogliere al volo l’opportunità.

Tre libri che hanno aggiunto qualcosa di importante alla tua vita.
Il primo libro che ho letto (con l’intenzione propria di un lettore e non di un alunno tediato dai compiti per le vacanze) ha influito intimamente sulla mia vita, s’intitola Demian ed è stato pubblicato da Hermann Hesse attorno al 1923. Queste “cose intime” non hanno nome, si sentono e basta, quindi passo subito al secondo libro che mi ha segnato, scritto da Serge Latouche e intitolato La decrescita felice, che ha contribuito qualche anno fa alla costruzione del mio attuale stile di vita. Un terzo libro, letto di recente, è una raccolta poetica di Giuseppe Ungaretti, che ha smosso dei tasti dal sapore crepuscolare che non suonavano da un po’. Bastano poche parole, ben aggiustate e caricate di vita vissuta, per dire a sufficienza e saziare il cuore.

La frase emblematica del tuo racconto:
“Correre sui fili del tappeto erboso potrebbe apparire un movimento puerile, a tratti scontato. La terra filtra tra le dita in corsa e si riversa nell’aria. Lascia una scia di scintille. La chiamerebbe a gran voce, questa emozione. Poi si sveglia.”

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