Modi di dire #14: venire a galla

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L’espressione fa riferimento a qualcosa che si manifesta improvvisamente, che “risulta evidente in modo imprevedibile e inatteso” (Devoto-Oli 2009). E infatti, già nella quarta edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (1729-1738), viene utilizzata per glossare la voce emergere, come suo sinonimo. Il suo significato è legato a quello del sostantivo femminile galla (dal latino galla) che ha origine nell’àmbito del linguaggio della botanica: la galla è quel “rigonfiamento che si riscontra sulle foglie, sui rami e sulle radici di alcune piante in seguito a stimoli naturali o a punture d’insetti” (Devoto-Oli 2009). In senso figurato, il vocabolo è poi passato a indicare una persona o una cosa leggerissima: Giovanni Pascoli, per esempio, lo usa in una delle prime terzine di Italy come termine di paragone per descrivere la protagonista del celebre poemetto (vv. 14-15: “Maria: d’ott’anni: aveva il peso d’una galla”). Ed è proprio da questo significato che è nata la locuzione avverbiale a galla, con cui la parola è entrata nell’uso corrente: associata a diversi verbi come stare, rimanere, tornare o venire, si riferisce a un corpo che, essendo molto leggero, se immerso in un liquido non va a fondo ma rimane “a fior d’acqua, alla superficie” (treccani.it). Il sostantivo galla, peraltro, è rimasto in italiano anche alla base del fortunato verbo galleggiare, attestato fin da Trecento.

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