Doversi proteggere dal disprezzo

by

alice-munro

How to make clear, for instance, the difference between the Montjoy’s kitchen and our kitchen at home. You could not do that simply by mentioning the perfectly fresh and shining floor surfaces of one and the worn-out linoleum of the other, or the fact of soft water being pumped from a cistern into the sink contrasted with hot and cold water coming out of taps. You would have to say that you had in one case a kitchen that followed with absolute correctness a current notion of what a kitchen ought to be, and in the other a kitchen that changed occasionally with use and improvisation, but in many ways never changed at all, and belonged entirely to one family and to the years and decadesof that family’s life. And when I thought of that kitchen, with the combination wood and electric stove that I polished with waxed-paper bread wrappers, the dark old spice tins with their rusty rims kept from year to year in the cupboards, the barn clothes hanging by the door, it seemed as if I had to protect it from contempt—as if I had to protect a whole precious and intimate though hardly pleasant way of life from contempt. Contempt was what I imagined to be always waiting, swinging along on live wires, just under the skin and just behind the perceptions of people like the Montjoys.

Alice Munro, “Hired Girl”, The View from Castle Rock, Alfred A. Knopf, 2006

Come spiegare, ad esempio, la differenza tra la cucina dei Montjoy e quella di casa? Non bastava descrivere i pavimenti lustri e perfettamente puliti di una e confrontarli con il linoleum consumato dell’altra, o paragonare il fatto che per avere acqua dolce in casa noi la dovessimo pompare da una cisterna, mentre lì usciva dai rubinetti sia calda sia fredda. Si sarebbe dovuto dire che in un caso si stava parlando di un ambiente che si atteneva alla perfezione all’ideale di cucina in quel dato momento, e nell’altro invece di un locale che si trasformava a volte in virtù dell’uso e dell’improvvisazione e che tuttavia non cambiava affatto e apparteneva in modo assoluto a un nucleo familiare e agli anni e decenni di vita di quella famiglia. E quando pensavo a quella cucina, a quel misto di legno e di fornelli elettrici che lucidavo con i sacchetti di carta cerata del pane, ai vecchi barattoli scuri delle spezie dai bordi arrugginiti, riordinati anno dopo anno negli armadietti, ai vestiti da stalla appesi dietro alla porta, mi sembrava di doverli proteggere dal disprezzo — quasi dovessi proteggere dal disprezzo un intero modo di vivere prezioso e intimo anche se non gradevole. Era disprezzo la minaccia che immaginavo sempre in agguato, guizzante dentro cavi dell’alta tensione, a fior di pelle e dietro ogni percezione di gente come i Montjoy.

Alice Munro,”Stipendiata”, La vista da Castle Rock, Einaudi, 2007, traduzione di Susanana Basso

Annunci

Tag: , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: