Archive for febbraio 2015

Elisa Sabatinelli, concorrente 7, 8×8, prima serata, 24 febbraio 2015

17 febbraio 2015

elisa sabatinelli, 8x8, oblique studio

Nome: Elisa Sabatinelli
Racconti: Sparami ancora

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Un confronto aperto. Dialogo, dibattito, nuove connessioni.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Ho sempre seguito 8×8, credo che sia un concorso autorevole e influente. Oltretutto è uno dei pochi concorsi in cui si partecipa attivamente durante le serate e questo favorisce le connessioni tra le persone, aspetto fondamentale che apprezzo tanto.

Tre libri che hanno aggiunto qualcosa di importante alla tua vita.
Microservi, Douglas Coupland;
La vita davanti a sé, Romain Gary;
Pedro Parámo, Juan Rulfo.

La frase emblematica del tuo racconto:
Come se un colore potesse spiegare tutto quanto. Come se domani, mentre mi lavo i denti, mi girassi verso di te e ti dicessi non ti amo più, perché sei bianco.

Annunci

Manuela Piemonte, concorrente 6, 8×8, prima serata, 24 febbraio 2015

17 febbraio 2015

Manuela Piemonte, 8x8, Oblique Studio

Nome: Manuela Piemonte
Racconto: Un caffè senza fine

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto di imparare qualcosa che ancora non so sulla scrittura, magari proprio da una critica al racconto. Come quando si va ad ascoltare uno scrittore che presenta un libro, credo anche leggendo possa succedere qualcosa di imprevedibile, ed è questa parte di vita imprevedibile che aspetto. Se poi tutto questo accadesse in una serata divertente, ancora meglio.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Mi piace l’idea di ritrovarsi a leggere un proprio racconto in pubblico, e leggendo il bando di 8×8 è stata questa la caratteristica a spingermi a partecipare: è un’occasione unica di confronto, con gli altri e con sé stessi. Spesso si dice che per capire ciò che funziona o non funziona in un racconto sia meglio leggerlo a voce alta, ma leggere in questo contesto è molto diverso e mi auguro che sia stimolante. Per scrivere servono stimoli: a migliorare, a cambiare se necessario, o magari a volte serve solo capire che va bene proseguire sulla propria strada, serve la spinta a continuare.

Tre libri che hanno aggiunto qualcosa di importante alla tua vita.
Cose di Cosa Nostra, G. Falcone e M. Padovani;
Rayuela, J. Cortázar;
La fornace, T. Bernhard.

La frase emblematica del tuo racconto:
“Se potessi, lo fermerei a quando mi hai chiesto di sposarti, sai. E non ti darei mai una risposta. Resteremmo sempre lì, al ristorante. Felici, giovani, al momento del caffè. Un caffè senza fine.”

Marco Orlandi, concorrente 5, 8×8, prima serata, 24 febbraio 2015

17 febbraio 2015

Marco Orlandi, 8x8, Oblique Studio

Nome: Marco Orlandi
Racconto: Le cose immobili

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Dalla serata mi aspetto di tutto, ormai sono vaccinato essendo alla mia terza partecipazione, aspetto in particolare il momento in cui ho appena finito di leggere e i giudici stanno per votare.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Ho deciso di partecipare perché 8×8, come dice un mio amico, è figo e divertente.

Tre libri che hanno aggiunto qualcosa di importante alla tua vita.
Un libro qualsiasi di Cormac McCarthy, Moby Dick e Canti del caos.

La frase emblematica del tuo racconto:
“…ma Giuda non lo sa che io la sera vado dove ci sono le persone, che fanno come lui, che fanno come le bestie, e mi porto dietro quello che resta e lo nascondo nella stalla, adesso c’è anche uno spazio vuoto, dove c’era il porco.”

Valentina Maresca, concorrente 4, 8×8, prima serata, 24 febbraio 2015

17 febbraio 2015

Valentina Maresca, 8x8, Oblique Studio, 2015
Nome: Valentina Maresca
Racconto: L’italianite del professor Grinch

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto una buona dose di adrenalina e divertimento nel mettermi in gioco con le mie stesse parole. Partecipo per entrare in contatto diretto con alcuni tra gli addetti ai lavori, ma anche per verificare la reazione immediata del pubblico alla lettura di un mio scritto.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Perché è difficile trovare editor con cui potersi confrontare sul proprio modo di scrivere e questo è un passaggio fondamentale, per chi ambisce alla pubblicazione.

Tre libri che hanno aggiunto qualcosa di importante alla tua vita.
Delitto e castigo mi ha insegnato che la pena di vivere, se ben descritta, può essere meravigliosa senza perdere nulla della propria insopportabilità.
Cent’anni di solitudine mi ha dimostrato ampiamente che la fantasia, quando si scatena al meglio, crea mondi più reali di quelli esperiti quotidianamente.
Il barone rampante mi ha regalato la consapevolezza che le verità più profonde si possono toccare con commovente leggerezza e che, pur vivendo tra gli alberi, si può dare un aiuto importante a chi continua a muoversi sulla terra.

La frase emblematica del tuo racconto:
“Il professor Grinch era troppo avvezzo agli studi danteschi e poco alla tragedia greca, cardine formativo della sua fidanzata. Novella Medea ma senza figli, decise quindi di consumare la sua vendetta direttamente sul fedifrago.”

Enrico Losso, concorrente 3, 8×8, prima serata, 24 febbraio 2015

17 febbraio 2015

Enrico Losso, 8x8, Oblique Studio

Nome: Enrico Losso
Racconto: La rovesciata

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto di trovare un clima stimolante, di scambiare quattro chiacchiere con amici che hanno la mia stessa passione, di ascoltare dei bei racconti.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Ho già partecipato l’anno scorso e l’esperienza mi è piaciuta moltissimo. È stata una serata entusiasmante, una sorpresa di cui ero venuto a conoscenza, per caso, tramite internet. È sempre un grande stimolo poter confrontarsi con addetti ai lavori e far tesoro dei giudizi espressi. E allora quest’anno mi sono detto: “Perché non riprovarci?”. Avevo in mente l’idea per un racconto e l’ho scritto. È stata una grande soddisfazione essere stato di nuovo selezionato.

Tre libri che hanno aggiunto qualcosa di importante alla tua vita.
Eh, è sempre difficile rispondere a domande di questo genere. Dico i primi che mi vengono in mente, anche se sono certo che domani potrei rispondere in maniera completamente diversa.

Quindi: Vergogna di Coetzee, Furore di Steinbeck e Sofia si veste sempre di nero di Cognetti. Vergogna per la perfezione della scrittura, Furore per il respiro della narrazione, Sofia si veste sempre di nero per l’idea dei racconti che si tengono per mano e trascinano il lettore nella storia.

La frase emblematica del tuo racconto:
“E allora io, uno coi piedi per terra, centromediano metodista, trentotto anni, senza tatuaggi, penso che vedere il mondo a rovescio è pure divertente…”

Damiano Fina, concorrente 2, 8×8, prima serata, 24 febbraio 2015

17 febbraio 2015

Damiano Fina, 8x8, Oblique
Nome: Damiano Fina

Racconto: Maika

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Dalla serata del 24 febbraio mi aspetto l’emozione di leggere il racconto nel cassetto. Quel piccolo sogno, nato da una coccola della penna sulla carta, che non avrebbe molte occasioni di essere letto ad alta voce, tantomeno di essere ascoltato da un pubblico. Per l’occasione preparo la voce e una giacchetta da viaggio, tutto il resto verrà da sé.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Ho deciso di partecipare a 8×8 perché è un concorso performativo; quello che hai scritto non è scindibile dal suono della tua voce, dal tuo respiro, dal modo in cui doni senso alle tue parole. In ambiente letterario, che tu sia scrittore o lettore, è raro trovare un approccio così carnale alla letteratura, che troppo spesso sembra un mero esercizio intellettuale. Anche per questo ho voluto cogliere al volo l’opportunità.

Tre libri che hanno aggiunto qualcosa di importante alla tua vita.
Il primo libro che ho letto (con l’intenzione propria di un lettore e non di un alunno tediato dai compiti per le vacanze) ha influito intimamente sulla mia vita, s’intitola Demian ed è stato pubblicato da Hermann Hesse attorno al 1923. Queste “cose intime” non hanno nome, si sentono e basta, quindi passo subito al secondo libro che mi ha segnato, scritto da Serge Latouche e intitolato La decrescita felice, che ha contribuito qualche anno fa alla costruzione del mio attuale stile di vita. Un terzo libro, letto di recente, è una raccolta poetica di Giuseppe Ungaretti, che ha smosso dei tasti dal sapore crepuscolare che non suonavano da un po’. Bastano poche parole, ben aggiustate e caricate di vita vissuta, per dire a sufficienza e saziare il cuore.

La frase emblematica del tuo racconto:
“Correre sui fili del tappeto erboso potrebbe apparire un movimento puerile, a tratti scontato. La terra filtra tra le dita in corsa e si riversa nell’aria. Lascia una scia di scintille. La chiamerebbe a gran voce, questa emozione. Poi si sveglia.”

Federico Fascetti, concorrente 1, 8×8, prima serata, 24 febbraio 2015

17 febbraio 2015

Federico Fascetti, 8x8, Oblique

Nome: Federico Fascetti
Racconto: Scuola serale

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto di far conoscere il mio racconto, che, anche se breve e piuttosto semplice, racchiude uno spaccato piuttosto sostanzioso degli argomenti su cui mi piace incentrare la mia riflessione di “autore”. Mi aspetto un confronto costruttivo con altre persone che, come me, provano il desiderio di esprimersi, di raccontare un pezzettino del loro mondo interiore tramite la scrittura. Mi aspetto di cogliere l’occasione rappresentata da una giuria di professionisti che, per una sera, è lì apposta per te (meglio: anche per te) ed è disposta a dire quel che pensa, in maniera schietta, diretta, di quello che hai proposto. Mi aspetto di sostenere la responsabilità di un pubblico che, oltre a voler trascorrere una bella serata, spera di tornarsene a casa con impressa nella memoria qualche sensazione positiva. Indipendentemente da come andrà la gara in sé per sé, non potrà che essere un’occasione di crescita.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Per me non si tratta della prima partecipazione, bensì della terza. Se poi parliamo di tentativi, allora sono al quarto (ecco… il primo racconto che inviai, in sintesi, non fu selezionato). I motivi alla base della mia decisione di partecipare, comunque, con gli anni sono rimasti sempre gli stessi: voglia di misurarsi, di essere letti, di essere criticati. Nella scrittura, il confronto è fondamentale; l’autoreferenzialità, al contrario, il peggiore dei mali. Conoscevo Oblique Studio già da un po’, ne seguivo e apprezzavo l’attività. Quando ho letto dell’iniziativa di 8×8, l’idea di inviare un mio lavoro è nata spontanea.

Tre libri che hanno aggiunto qualcosa di importante alla tua vita.
Lascio volutamente fuori da questo “elenco” i classici e cito tre titoli che mi hanno inciso, per vari motivi, una tacca nello spirito:

Jay McInerney, Le mille luci di New York;
Olivier Adam, Passare l’inverno;
Raymond Carver, Da dove sto chiamando.

L’elenco è frutto di un’espulsione estemporanea, più che di una ragionata sintesi: di libri che hanno aggiunto qualcosa alla mia vita ce ne sono molti, ma poi avrei contravvenuto alla regola dei 3…

La frase emblematica del tuo racconto:
“Né, d’altro canto, lui si è comportato meglio con te, quando ti ha visto rientrare col tuo carico di borse, valigie e aspirazioni decomposte. Questa situazione è una perfetta sintesi del vostro rapporto: un decoroso affresco del Seicento che nessuno ha mai staccato per trovare il capolavoro rinascimentale nascosto sotto.”

Rinunciare

16 febbraio 2015

Se sapessi che non sarò davvero bravo, alla pittura preferirei rinunciare. A che serve essere un pittore di second’ordine?

W. Somerset Maugham, Schiavo d’amore

Modi di dire #13: fare l’indiano

15 febbraio 2015

Il modo di dire, attestato fin dal Settecento, è usato in riferimento a chi, in diverse circostanze, fa finta di non sapere o di non capire qualcosa. Niccolò Tommaseo nel suo Dizionario della lingua italiana alla voce indiano scrive:Far l’indiano, fingere di non ne sapere, o affettare fuor di proposito maraviglia; com’uomo estraneo che vien di lontano”. E, infatti, l’espressione trova origine nella percezione che gli uomini del medioevo avevano delle genti provenienti dal Medio Oriente e dalle Indie, luoghi da sempre considerati affascinanti e suggestivi: “Quando, dopo le crociate, cominciarono ad affluire a Venezia i primi mori (così venivano chiamati indifferentemente neri, arabi e indiani), venivano guardati come oggi guarderemmo noi un marziano. Il loro atteggiamento, il modo di vestire, li rendevano oggetto di curiosità che essi accrescevano facendo finta di non capire nulla di quello che li circondava.” [Dizionario dei modi di dire Zanichelli].
Anche Alessandro Manzoni, nel dodicesimo capitolo dei suoi Promessi sposi, mette in bocca questa locuzione a uno dei partecipanti all’assalto ai forni: “Ho già visto certi visi, certi galantuomini che giran, facendo l’indiano, e notano chi c’è e chi non c’è: quando poi tutto è finito, si raccolgono i conti, e a chi tocca, tocca”.

Madeleine sogna

12 febbraio 2015

Bynum

Il cazzo, quando Monsieur Jouy glielo piazzò nel palmo della mano, pareva prostrato e accusatorio, e Madeleine ne ebbe vergogna dal momento che le altre ragazze non avevano fatto altro che dirle quanto fosse vitale. Ma quando lo strinse con le sue dita grassocce quello fremette nella presa come un uccellino appena nato. Madeleine aveva imparato a scuotere gli alberi del frutteto in modo tale che gli uccellini più indifesi capitombolassero nella culla delle sue mani, e lei gongolava per gli spasmi e i tremori dei loro respiri convulsi. Il membro di Monsieur Jouy le sembrava incredibilmente simile a quegli uccellini. Si opponeva alla pressione delle sue dita con lievi impettimenti uccelleschi, e lei trovava conforto nella consapevolezza che se le sue attenzioni fossero diventate troppo avide il suo violento pulsare non sarebbe scomparso. Quante volte era successo che un uccello in condizioni pietose aveva suscitato in lei una tenerezza così struggente (oh, ti amo! Ti amo!, la ragazza piange per l’uccello tremante) da spingerla ad accarezzarlo fino a ucciderlo. Sotterrato in un letamaio, così che i gatti non potessero fiutare la decomposizione della sua carne, l’uccello è bagnato dalle lacrime, il suo corpo violato.
Monsieur Jouy, disse Madeleine. Non è la prima volta che mi capita.
Il triste e imponente scemo del paese era rimasto senza parole, commosso com’era da tanta abilità. Lei era ammirata dal fatto che se ne stesse impalato come una mummia mentre il suo cazzo fremeva nella sua mano, come se la vita avesse abbandonato il suo corpo nell’impazienza di essere toccata da lei.

Sarah Shun-Lien Bynum, Madeleine dorme, Transeuropa