Gianni Rodari, il potere dell’immaginazione (e l’editing dei bambini)

by

gianni rodari, la fantasia

Cosí ho preso l’abitudine di procedere, nel fare nuovi libri, per tre tappe: prima, raccontare a voce ai bambini nelle scuole o dove potevo incontrarli le storie che mi venivano in mente; sceglievo bambini diversi, classi e scuole dislocate nelle varie città italiane. Seconda tappa: constatato che l’oggetto poteva funzionare, che non era lessico familiare limitato al mio rapporto con un bambino o con un gruppo, allora passavo alla stesura scritta e qui prendeva sempre piú piede lo studio dei meccanismi della fiaba e del racconto, la riflessione sull’immaginazione e sugli scrittori che sentivo piú vicini da Palazzeschi a Zavattini. Terza tappa: dare lima, con la lettura ai bambini, prima che la pagina diventasse testo stampato. Portavo nelle scuole queste cose stando attento alle reazioni dei bambini. Anche i bambini sono critici letterari. Piú che ai loro giudizi bisognava stare attenti alle loro reazioni. Se mentre io gli leggo la storia si voltano a parlare dall’altra parte significa che la storia non gli interessa; se si distraggono nel momento in cui secondo me dovrebbero ridere, vuol dire che la battuta non funziona quindi il meccanismo va studiato meglio. Cosí sono venuto elaborando tecniche inventive, materiale di funzionamento della fantasia che una volta fui invitato ad esporre ad alcuni insegnanti di scuola materna. Cosí, non a tavolino, ma nel contesto di questa esperienza a contatto con gli insegnanti, è nato il mio libro Grammatica della fantasia. Credo che l’aspetto piú importante del tipo di lavoro che sono venuto rapidamente esponendo sia stata la conquista di un modo di scrivere, per i bambini, in presa diretta con il loro mondo mutevole. Ciò mi permetteva di cambiare e aggiornare le mie opinioni sui bambini, sulla scuola, sul mondo, insomma di rifare continuamente i miei studi, di farmi rieducare continuamente dai bambini. Mi sono trovato senza averlo programmato né desiderato sullo scaffale della letteratura dell’infanzia. C. Dickens teneva scritta sulla sua scrivania una massima che dice: «Fa bene quel che ti capita di fare». Ho cercato anch’io di obbedire a questa massima senza sentirmi offeso, non considerando che scrivere per bambini significava essere di serie B o in un ghetto. I bambini non sono esseri umani di serie B, ma per secoli e millenni sono cresciuti separati, senza diritti, sconosciuti, insomma in un ghetto. Ma ne stanno uscendo. Da qualche tempo li ha scoperti la pedagogia poi li ha scoperti la psicologia, la pediatria, la pubblicità, l’industria (giocattoli, prodotti alimentari ecc.). I bambini sono diventati in realtà piú importanti. Per la psicanalisi sono diventati addirittura la chiave per capire gli adulti, per interpretare i comportamenti sociali. Per ultima è arrivata anche l’Onu, prima emanando una carta dei diritti infantili, poi programmando l’anno del fanciullo. Personalmente credo che i bambini abbiano diritto non a un anno di attenzioni, di problemi, di esposizioni, di mostre, ma alla attenzione permanente e crescente di ogni giorno, di ogni anno, in ogni paese. Allora io credo che ogni anno è anno del bambino. Allora mi sta bene l’anno dei bambini.

Gianni Rodari, estratto da Esercizi di fantasia, Editori Riuniti, 2006

Annunci

Tag: , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: